
Il 24 novembre scorso, edito dalla Libreria Editrice Vaticana, firmato da Papa Francesco, è stato pubblicato il libro «Il cielo sulla terra – Amare e servire per trasformare il mondo».
La Prefazione è di Martin Junge, segretario generale della Federazione Luterana Mondiale.
Alcune delle 288 pagine del testo pongono diversi quesiti. Papa Bergoglio con un tono di marcato approfondimento risponde mettendo da parte una facile superficialità.
È possibile un mondo nuovo? Più fraterno? Più giusto? Possiamo davvero sperare che la trasformazione della società in cui viviamo si incammini in una logica di chiara gratuità? E, soprattutto, quel cambiamento intrapreso va verso il rispetto assoluto della persona umana? Fino a quando saremo circondati dall’arroganza del denaro, ormai diventato un idolo? E la legge nefasta del più forte dominerà il mondo per sempre?
Siamo soliti prendere atto e partire dalla considerazione che il mondo non è modificabile. A tal punto che non ci resta che la rassegnazione frustrante e passiva.
Di fronte a queste domande e a queste parole apparentemente ingenue è naturale suscitare nei lettori un sorriso carico di scetticismo. Anche l’espressione del volto può apparire allibito di fronte a tanta ingenuità e forse una lieve smorfia della labbra è altrettanto appropriata.
Viviamo saldamento in una società del disincanto, che, in molti casi, ci porta a vivere commiserando noi stessi. Perché siamo incapaci di lottare contro tutte quelle palesi ingiustizie, che si manifestano quotidianamente, “gridando vendetta al cospetto di Dio”.
Prendersi cura di una persona significa abbracciare tutta la sua condizione e aiutarla a liberarsi da ciò che più l’opprime, negando anche i propri diritti.
Allo stesso modo, però, non si può negare che il cristianesimo nell’arco del secoli, a cominciare dal suo inizio, non abbia avuto una forza di trasformazione nel divenire della storia. La diffusione della vita cristiana nel mondo intero, libero da laccioli, ha lasciato le orme e le tracce di una umanità nuova e diversa.

Infatti, proprio con l’avvento del cristianesimo il valore della persona umana ha iniziato a prendere quota. Educare, liberare dalla schiavitù, opposizione all’intolleranza, repulsione verso la crudeltà sono stati un viatico di rinnovamento nel suo lungo e travagliato cammino.
E ancora. La resilienza verso le orde di barbari. La grande valutazione della cultura greca e latina. E, più avanti nel tempo, l’obbligo del rispetto della “giusta mercede” e il deciso rifiuto del sistema messo in atto dagli usurai senza scrupoli.
Un mondo nuovo, nato e avviato con fatica, che molto lentamente ha tracciato la sua strada all’interno di una vecchia esistenza ormai in disfacimento. Lentamente ha preso forma così come è adesso, dopo due millenni, testimoniati dalla fede, dal martirio e dalla santità di uno stuolo infinito di donne e di uomini.
Quanto più il cristianesimo, nel corso dei secoli, si è radicato nel Vangelo, aiutando la crescita dell’intensità spirituale, tanto più ha donato il meglio di sé al processo di civilizzazione.
La esperienza, infine, ci porta a rivalutare alcune parole forti ed estreme tratte dal Breviario di Martin Lutero:
«Non devi credere che rubare significhi soltanto derubare il tuo prossimo dei suoi averi; se tu vedi il tuo vicino che soffre la fame, la sete, il bisogno, che non ha casa, vestiti e scarpe, e non lo aiuti, lo derubi esattamente come chi ruba i soldi da una borsa o dalla cassetta. Tu hai il dovere di aiutarlo nel bisogno. I tuoi beni infatti non sono tuoi; tu ne sei soltanto l’amministratore, col compito di distribuirli a coloro che ne hanno bisogno».
«La vera giustizia prova pietà; la falsa giustizia sdegno».
Antonio Losito
Direttore Monopoli Tre Rose






