È Mario Marsili, 81 anni, ancora in vita, uno dei pochissimi superstiti della strage, che racconta la sua storia:
«Il 12 agosto 1944 mamma mi nascose dietro la porta, poi tirò uno zoccolo addosso al nazista che stava per scoprire il mio nascondiglio».
«Prima di morire, fece da scudo e mi salvò dalle mitragliate».
«Fu trucidata dai nazifascisti».


Un crimine di guerra compiuto dai soldati tedeschi di tre compagnie della 16. SS-Panzergrenadier-Division “Reichsführer-SS”, comandata dal Gruppenführer Max Simon, con la collaborazione attiva dei fascisti italiani della Repubblica Sociale Italiana.
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Era l’alba del 12 agosto 1944.
I reparti circondarono l’abitato di Sant’Anna, una frazione di Stazzema in provincia di Lucca.
Altri soldati stanziavano più a valle, presso Valdicastello, con lo scopo di bloccare ogni via di fuga. Sant’Anna era già stata dichiarata zona bianca dagli stessi tedeschi.
Era, cioè, in grado di accogliere tutta la popolazione civile ormai sfollata.
560 persone, tra cui molti bambini e tante donne, furono massacrate.
La magistratura militare italiana accertò che non si trattò di rappresaglia in risposta ad una specifica azione nemica.
Dalle indagini emerse che fu un “atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione e soggiogarla al terrore”.
Il paese fu distrutto e nel contempo sterminata la popolazione.
Con un solo obiettivo: recidere tutti i collegamenti esistenti fra i civili e le formazioni dei partigiani presenti nella zona.
Antonio Losito
Direttore Monopoli Tre Rose















