ROSARIO LIVATINO, magistrato.
Nasce il 3 ottobre 1952 a Canicattì in Sicilia, viene ucciso il 21 settembre 1990 ad Agrigento a soli 37 anni.
Il 9 maggio 2021 viene beatificato dalla Chiesa, con la ricorrenza il 29 ottobre.
Impegnato da giovane nell’Azione Cattolica diventa magistrato a Caltanisetta ed Agrigento.
Negli anni ’80 indagò sulla mafia siciliana e sui fenomeni di corruzione alla Regione Sicilia. Si occupò di una grossa indagine conclusa con quaranta condanne di mafiosi, compreso uomini collegati a politici regionali e nazionali.
Tra i primi magistrati in Italia utilizzò lo strumento delle confisca dei beni ai mafiosi.
Venne ucciso sulla Statale mentre si recava, senza scorta, in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa.
Era a bordo della sua vettura, quando fu speronato dall’auto dei killer. Tentò disperatamente una fuga a piedi attraverso i campi limitrofi ma, già ferito da un colpo ad una spalla, fu raggiunto dopo poche decine di metri e freddato a colpi di pistola.
Tra i primi a giungere sul luogo del delitto i procuratori aggiunti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Pochi giorni dopo l’omicidio, i colleghi più fidati di Livatino denunciarono lo stato di abbandono in cui versavano i magistrati impegnati in prima linea nelle indagini antimafia, denunciando l’inerzia dello Stato di fronte all’assassinio dei magistrati.
Otto mesi dopo la morte del giudice, l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga definì «giudici ragazzini» una serie di magistrati neofiti impegnati nella lotta alla mafia.








