Tra le grandi emergenze per la salvezza della Terra quella del “Consumo del Suolo” è la più grave.
Meno suolo significa meno superfici agricole, meno prodotti alimentari, meno piante, meno foreste, più aumento delle temperature, più anidride carbonica, più effetto serra, più inquinamento ambientale, alterazione degli equilibri tra uomini, animali e piante, nuove malattie pandemiche come il Covid 19.
I dati ISPRA, Istituto Italiano per la Protezione dell’Ambiente, relativi al 2020 confermano dati preoccupanti per l’Italia, con la Puglia tra le regioni con le maggiori percentuali di consumo annuo.
Il consumo di suolo in Italia continua a trasformare il territorio nazionale con velocità elevate.
Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 km quadrati, ovvero, in media, più di 15 ettari al giorno.
Un incremento che rimane in linea con quelli rilevati nel recente passato, e fa perdere al nostro Paese quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo, causando la perdita di aree naturali e agricole.
Tali superfici sono sostituite da nuovi edifici, infrastrutture, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e di servizio e da altre aree a copertura artificiale all’interno e all’esterno delle aree urbane esistenti.
Nel 2020, in Puglia, il tasso di aumento del consumo si è portato all’8,15 %.
Le province di Bari, Brindisi e Lecce sono tra le prime in questa graduatoria.
MONOPOLI, CONSUMO DI SUOLO E CASE.

Il Comune di Monopoli eccelle ai primi posti in questa classifica negativa.
Le cause sono legate essenzialmente alla aumentata cementificazione con la costruzione di nuove case, nuove strutture industriali e simili, e infrastrutture come strade con superfici asfaltate non permeabili.
Sono il risultato di pianificazioni urbanistiche, Piani Regolatori, PUG con stime abnormi dell’aumento della popolazione e di Piani Casa e Varianti agli strumenti urbanistici, fuori da ogni previsione di aumento demografico.
Per Monopoli il PRG – Piano Regolatore Generale, del 1975 era stato programmato per poter ospitare 60.000 abitanti.
La popolazione, invece, è aumentata dai 40.500 abitanti del 1971 fino al massimo di 48.800 del 2019, oggi in decrescita a 47.800.
Nonostante le previsioni di aumento della popolazione siano state contenute, si è proceduto nell’approvazione di un nuovo PUG – Piano Urbanistico Generale con l’aggiunta di nuove aree di espansione edilizia, corrispondenti ad una popolazione di circa 80.000 abitanti, pari quasi al doppio degli effettivi abitanti.
La maggiore offerta sul mercato di case avrebbe dovuto calmierare il prezzo delle stesse, cosa non avvenuta.
Si sono costruite migliaia di nuovi appartamenti, venduti a prezzi molto più elevati rispetto ai comuni viciniori, senza venire incontro alle esigenze delle classi meno abbienti e più sfortunate come le giovani coppie, per le quali non sono state realizzate residenze per edilizia economica e agevolata.
Sarebbe auspicabile che la città fosse più sostenibile, con più verde, più piante, meno cemento e meno palazzi, più aria respirabile, meno odori nauseanti.
IL PNNR E IL CONSUMO DI SUOLO
È compreso tra gli 81 e i 99 miliardi di euro, la metà circa del PNRR- Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il costo complessivo che l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere a causa della perdita dei “servizi eco sistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2012 e il 2030”.
“La legge contro il consumo di suolo è una riforma non rinviabile, prevista anche dal PNRR – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – Occorre impedire che la ripresa post-pandemica inneschi dinamiche speculative ai danni dei suoli liberi. Il suolo è centrale per la transizione ecologica, attraverso una speciale tutela per i suoli, siano essi di foresta, di pascolo o zone umide, perché questi sono i più preziosi giacimento di biodiversità del nostro Paese”.
“La trasformazione che il PNRR ci impone – ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini – è che le infrastrutture non possono non essere sostenibili.
Potrebbe sembrare un ossimoro, ma perché una infrastruttura sia sostenibile occorre che soddisfi i bisogni dei territori e che venga valutata durante tutto l’arco della sua vita e non solo al momento della sua realizzazione.
Deve inoltre tener conto del suo impatto ambientale e sociale, attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. La trasformazione delle nostre infrastrutture in sostenibili non vuol dire rinunciare a fare le cose, ma vuol dire difendere la qualità del suolo per uno sviluppo realmente sostenibile”.







