Pesano anche un chilo e mezzo.
Le immagini che ci provengono dalla clinica di Medici senza frontiere di Herat sono terrificanti. Mostrano bambini in bilico tra la vita e la morte. Una devastazione.
Malattia da denutrizione e da polmoniti.
«Le mamme non hanno latte, muore un bambino al giorno».
Sembrano volti dei vecchi, invece sono appena nati e muoiono di fame. Pelle rugosa, occhi semichiusi e pochissimi capelli, che mostrano il cranio. Ricordano foto da carestie africane. Adesso sono bimbi afghani, vittime innocenti di un Paese collassato dopo il ritiro degli americani avvenuto a fine agosto. Una realtà firmata dal ritorno del regime talebano.
Per fortuna nella clinica di Herat opera l’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere. La comunità di Sant’Egidio è presente con i suoi aiuti.
Il piccolo Jawad, nato un mese e mezzo fa, ricoverato da pochi giorni, pesa poco più di un chilo. La debolezza del suo corpo acuisce setticemia e polmonite e lo devasta in continuazione. Accanto c’è Farzana di 8 mesi, circa tre chili, la sua mamma malnutrita non può allattarla. Mancano i soldi per comprare il latte in polvere. Anche Imran, tre anni, è affetto da disfunzioni neurologiche di non poco conto: gli manca la forza per camminare.
Sono i medici a parlare:







