Nella guerra ideologica che da tempo alimenta il dibattito intorno al Piano Casa, forse servirebbe un approccio più laico, per non lasciarsi trascinare dagli opposti eccessi: quelli di chi lo considera il grimaldello della speculazione edilizia più spregiudicata e quelli di chi ne magnifica l’efficacia, a dispetto di qualsiasi barlume di razionalità urbanistica. Ed allora proviamo a calibrare alcuni punti fermi.
Con il Piano Casa si conseguono due obiettivi che certamente possono inquadrarsi a pieno titolo in una logica e cultura ambientalista: si risparmia il consumo di suolo, obiettivo primario per evitare il fenomeno dell’impermeabilizzazione e i disastri ecologici che ne conseguono, e si valorizza la qualità dell’enorme patrimonio abitativo, realizzato soprattutto nel dopoguerra, ormai obsoleto e vetusto, dal punto di vista energetico, architettonico e socioeconomico.
Tali aspetti rendono particolarmente apprezzabile lo strumento legislativo soprattutto per le comunità locali che non sono dotate di strumenti urbanistici ovvero non si sono adeguate alle vigenti disposizioni di natura vincolistica (prima PUTT, poi PPTR, per intenderci). Ed invero, in tutti quei comuni, purtroppo tantissimi, carenti di strumentazione urbanistica adeguata, qualsiasi attività urbanistica ed edilizia sarebbe praticamente inibita, in assenza di uno strumento snello ed efficace come il Piano Casa.
Questo spiega il fortissimo interesse che manifestano Sindaci ed amministratori locali, oltre che ovviamente costruttori e proprietari, affinché il Piano Casa venga di anno in anno prorogato, costituendo l’attività edilizia un comparto indispensabile per la crescita economica della nostra Regione.
Tuttavia questo che è il più rilevante pregio dello strumento normativo, si rivela anche il peggior difetto, in assenza di un indirizzo puntuale da parte del legislatore regionale e di una applicazione intelligente da parte delle amministrazioni locali.
E si perché il Piano Casa è nemico della programmazione urbanistica, o meglio, del primo si sente la necessità ove non ci sia l’altra, perché la presenza di uno strumento urbanistico confligge con un rimedio che consente il riuso del patrimonio edilizio esistente e concede la facoltà di mutarne la destinazione, prescindendo dalle dimensioni dell’intervento, eludendo la vocazione urbanistica del contesto, l’utilizzo degli strumenti intermedi (piani esecutivi) e persino l’obbligo di garantire la dotazione dei servizi, come noto indispensabili per uno sviluppo armonioso del territorio.
Quindi la prima conclusione è che il Piano Casa ha un’importanza fondamentale in quei territori che non si siano dotati di strumenti urbanistici e invece ne ha molto meno in quei comuni che, diligentemente, si siano dotati di un Piano Urbanistico, il che non esclude ovviamente una funzionalità residua.
D’altro canto è impensabile che una legge così impattante sul territorio venga rinnovata con il classico cadeau di fine anno (come ormai avviene da oltre un decennio) e non sia frutto di una visione organica e strutturale che tenga conto delle criticità sollevate.
Né pare ragionevole che la Regione Puglia, in maniera pilatesca, rimetta alle buone intenzioni delle amministrazioni locali un uso e una applicazione virtuosa del Piano Casa, perché dai tempi di Ponzio Pilato si sa come va a finire purtroppo.
E le vicende amministrative dell’ultima proroga, con un consiglio regionale unanimemente in dissenso rispetto alla Giunta, per un verso silente per altro persino assente, in un ipocrita giochino delle parti, mostrano quanto sia urgente un dibattito serio e scevro da pregiudizi sul Piano Casa.
In fondo basterebbe poco per portarlo nell’alveo di una misura giusta ed indispensabile.
Intanto sottrarlo alla cabala della zona Cesarini di fine anno, sottoponendolo a modifiche, aggiustamenti ed allineamenti, spesso deformanti. E poi recuperare alcuni principi pur presenti nelle prime versioni della legge.
Ma soprattutto bisognerebbe sciogliere il problema di fondo: il rapporto tra PUG vigenti ed adeguati e Piano Casa. Altrimenti il caos sarà inevitabile e, con esso, le guerre di religione degli opposti estremismi.

- articolo pubblicato il 31 dicembre 2021 sul quotidiano L’Edicola del Sud








Messaggio forte e condivisibile. Visto che il vaso di Pandora è stato ormai aperto, credo sia l’occasione per riesaminare a 360 gradi i problemi urbanistici, compresa la VIVIBILITA’ e gli aspetti medico-salutistici delle nostre città.