Arrivo degli Spagnoli
Nel 1509, in cambio di favorevoli concessioni, Monopoli apre le porte agli Spagnoli.
A questi anni risale un periodo di gravissima siccità, seguito da peste e morte di un gran numero di abitanti.
In questi stessi anni la città respinge più volte gli attacchi delle flotte turche, comandate dall’ammiraglio Piri Re’is, che domina il mare Mediterraneo.
Ritorno dei Veneziani
Nel 1528 tornano i Veneziani, che dichiarano Libera Università la città.
Nel 1529, protetta dal suo efficacissimo sistema difensivo, con l’aiuto dei soldati veneziani e grazie all’eroismo dei suoi cittadini, la città resiste vittoriosamente a tre mesi d’assedio da parte degli Spagnoli al comando di Francesco d’Avalos, marchese di Vasto.
Ritorno degli Spagnoli
Nel novembre del 1529 Venezia consegna agli Spagnoli la città di Monopoli.
Carlo V, re di Spagna, la promette per 40.000 ducati ad un certo Pietro Faraone, mercante di Messina.
L’Università di Monopoli invia una delegazione presso il re e presso il cardinale Pompeo Colonna, vicerè di Napoli, per implorare l’indipendenza.
Il re aumenta il prezzo del riscatto a 51.000 ducati.
Il 18 aprile 1530 i monopolitani, con in testa le donne, con ammirevole determinazione e sacrificio, raccolgono 10.000 ducati in ori e argenti, che vengono consegnati al re.
Non avviene la vendita al mercante siciliano.

L’evento, molto significativo nella storia locale, viene ricordato come il Riscatto della Città.
I residui 41.000 ducati, raccolti tra i cittadini, vengono pagati nei quattro anni successivi al governatore spagnolo.
Parte del denaro serve per costruire il Castello di Carlo V e le nuove Mura di Cinta.
Vengono edificate cinque torri costiere: Torre Incine, Torre D’Orte, Torre Cintola, Torre S. Giorgio, Torre Egnazia.

Nel 1536, mentre il meridione è sotto il dominio di Carlo V, re di Spagna e imperatore asburgico, si stabilisce che ciascuna Università non debba designare un sindaco se non per urgente e imminente bisogno e men che mai eleggerne più di uno.
Per questa carica viene anche definita una provvigione giornaliera che non superi 5 carlini.
Nel 1544 il viceré di Napoli, don Pietro di Toledo, su richiesta della città che lamenta povertà, fallimento di manifatture, alloggiamenti di soldati, concede che la rata del donativo dovuta sia condonata, obbligando però l’Università a spendere quella somma in fortificazioni.
Viene ordinato ai capitani e soldati presenti a Monopoli di alloggiare esclusivamente nel quartiere a loro destinato nella zona dell’attuale piazza Garibaldi.
Nel 1553 è introdotto un sistema misto di elezione e di sorteggio che assegna al Parlamento comunale la nomina di 54 decurioni triennali, dai quali vengono estratti sei per quadrimestre, che affiancano il sindaco nel governo cittadino.
Contratti con le sei Università e quotizzazione del Santa Cruz
Nel 1566 don Bernardino de Santa Cruz, presidente della Regia Camera Sommaria, corte di giustizia con competenza in materia tributaria, interviene in rappresentanza del viceré di Napoli, durante il regno di Filippo II di Spagna, nella firma del contratto con le sei Università di Monopoli, Martina, Cisternino, Locorotondo, Castellana e Fasano, per la vendita alle stesse, al prezzo di 16.000 ducati, del diritto di fida e disfida sull’erbaggio.
In tal modo sono le suddette città a poter imporre tributi ( fida) per l’utilizzo del pascolo o comminare multe (disfida) per gli abusi in merito.
Nell’occasione avviene la cosiddetta quotizzazione della grande Selva della città di Monopoli, con la ripartizione dei terreni tra le Università confinanti.
Monopoli è rappresentata da Giovanni Tommaso Indello, primo sindaco della città.
Per definire l’incerta regolamentazione dell’istituto parlamentare, nel 1581 il regio consigliere Gaspare Pinario riforma nuovamente gli statuti della città, stabilendo che i ceti dei nobili e dei popolari nominino un proprio rappresentante alla presenza del governatore.
In seguito a tali ordinamenti, nel 1583 vengono compilate 2 liste alle quali sono iscritte 161 famiglie: nella prima rientrano le famiglie nobili con almeno 1.000 ducati di rendita, nella seconda le famiglie popolari con un reddito non inferiore ai 600 ducati.
Viene fissato a 24 il numero dei decurioni ( poi chiamati consiglieri comunali).
STEFANO CARBONARA
dai suoi libri
“Monopoli, Viaggio tra Cronaca e Storia” 2012
“Monopoli 2020, Passato e Presente” 2020







