Non sappiamo se Putin vincerà la guerra in Ucraina, se riuscirà a prendere Kiev e a cacciare Zelensky.
Non sappiamo se ci riuscirà, ma di sicuro non ci riuscirà come avrebbe voluto.
È la guerra in mondovisione come non mai, con telecamere e smartphone ovunque che testimoniano atrocità e devastazione nei confronti della popolazione civile e la brutale repressione della pulizia russa nei confronti di chi protesta.
È la simpatia del mondo verso il leader che non abbandona il suo popolo e si guadagna l’ammirazione e il sostegno della comunità internazionale via social.
È la resistenza della gente comune, che combatte i carri armati a colpi di molotov, usando i propri corpi come scudi umani.
È la risposta della finanza, delle aziende, delle squadre di calcio e delle piattaforme televisive, che abbandonano la Russia e i soldi dei suoi oligarchi sull’onda delle sanzioni e della pressione dell’opinione pubblica.
Lo vediamo, nel nostro piccolo, nell’assenza del benché minimo distinguo da parte di leader politici come Salvini, Berlusconi e Meloni, che negli anni avevano manifestato simpatia, o comunque comprensione, per il nazionalismo, la brutalità di Vladimir Putin.
Lo vediamo in un intera assemblea dell’Onu che si svuota appena comincia a parlare il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov, uno che bazzica quei posti da quasi vent’anni e che da sempre è considerato il volto più autorevole e rispettabile della nomenklatura russa.
Una guerra, in fondo, Putin l’ha già persa. È la guerra della reputazione internazionale, della legittimità a far parte dei più importanti organismi politici ed economici. È la guerra che ha trasformato un’importante leader globale in una specie di Saddam Hussein o di Gheddafi o di Kim Jong Un qualunque.
Tra i mille spartiacque di questa orrenda guerra, questo è l’unico che possiamo dare per certo. Il mondo ha espulso la Russia dalla comunità internazionale. E per Putin, in fondo, la vera vittoria non sarà conquistare Kiev, ma sopravvivere a tutto questo.









Infatti, non credo che sopravviverà politicamente. Anzi, forse proprio questa guerra può essere vista come segno di debolezza interna, come qualcosa di simile a quella che fu per l’Argentina la guerra contro il Regno Unito per le Falkland. Senonché questa è molto più rischiosa e più dannosa per tutti, tanto da sembrare un gesto quasi disperato. Tutto ciò al netto della propaganda di entrambi gli schieramenti, come sempre attivissima e a volte quasi risibile.
https://stihi.ru/2022/04/03/6534