In questo tempo della terribile guerra scatenata dalla Russia di Putin contro l’Ucraina, uno stato libero e indipendente, è in corso una discussione fra le varie Associazioni dei Partigiani.
Ricostruiamo la loro storia e il loro diverso giudizio sulla guerra.
STORIA DELLE ASSOCIAZIONI PARTIGIANE
Dopo la Liberazione tutti i partigiani avevano aderito ad un’unica associazione, l’A.N.P.I., retta da un consiglio composto dai rappresentanti delle varie formazioni che avevano operato in tempo di guerra (Brigate Garibaldi, Giustizia e Libertà, Autonome, Brigate Matteotti, Brigate Mazzini, cattoliche).
Ma già nel primo congresso nazionale a Roma, nel 1947, esplodevano le contraddizioni fra le diverse motivazioni che avevano ispirato la partecipazione alla Guerra di liberazione. Sostanzialmente tra quelli che volevano un’Italia libera in un regime democratico -parlamentare e la scelta dell’Occidente, e quelli che volevano anche qualcosa di più, una modifica radicale dello stato, anche con mezzi decisi, e lo schieramento con l’URSS ed i regimi bolscevichi/post bolscevichi che si estendono a tutti i paesi dell’Est con il supporto dell’Armata Rossa.
Dall’ANPI, nel 1948, per primi uscirono i cattolici e gli autonomi che costituirono la Federazione italiana volontari della libertà (FIVL), presieduta dapprima dal generale Raffaele Cadorna jr, poi da Enrico Mattei, quindi da Paolo Emilio Taviani; seguì, l’anno successivo, nel 1949 la FIAP legata alle componenti di Giustizia e Libertà di Ferruccio Parri, presidente del Consiglio del primo Governo dopo la Liberazione.
La FIAP venne costituita ufficialmente il 9 gennaio 1949 con la partecipazione di circa dodicimila partigiani, veterani della Resistenza, precedentemente iscritti all’ANPI, di cui non condividevano l’atteggiamento filo-sovietico.
Ferruccio Parri ne fu primo presidente e principale animatore; seguirono alla presidenza Francesco Albertini, Enzo Enriques Agnoletti, Aldo Aniasi e Francesco Berti. Dal giugno 2021 è Presidente Nazionale Luca Aniasi.
Nel 1979 viene fondata la Confederazione italiana fra le associazioni combattentistiche e partigiane, che comprende associazioni di combattenti, mutilati ed invalidi di guerra, partigiani, orfani e famiglie dei caduti, reduci dalla prigionia, internati e deportati nei campi di concentramento e campi di sterminio.
Le Associazioni partigiane aderenti sono quattro:
Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI)
Federazione italiana delle associazioni partigiane (FIAP)
Federazione italiana volontari della libertà (FIVL)
Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (ANPC) anpcnazionale.com/ (ANPC)
Nel 2021 in occasione della Festa della Repubblica, la FIAP assieme ad altre nove associazioni partigiane e dei deportati ha dato vita al Forum delle associazioni antifasciste e della Resistenza, con lo scopo di perpetuare la memoria del valore della Guerra di Liberazione e dei valori costituzionali.
QUESTE LE POSIZIONI ESPRESSE SULLA GUERRA IN UCRAINA DALLE ASSOCIAZIONI PARTIGIANE.
10 MARZO 2022
Dichiarazione del Presidente nazionale ANPI, Gianfranco Pagliarulo

Fra la resistenza italiana e la resistenza ucraina ci sono grandi differenze, quella
tra l’invio di armi ai partigiani da parte degli Alleati e l’invio di armi alla resistenza ucraina dal nostro Paese.
La differenza è molto semplice: mentre gli Alleati erano in guerra da anni col blocco nazifascista, e quindi con la Germania occupante, l’Italia non è in guerra con la Russia.
La domanda da porsi, nell’ambito degli aiuti da inviare ai resistenti ucraini, è quale sia la linea rossa da non superare, oltre la quale c’è il rischio di un’espansione della guerra. Può essere l’invio di armamenti, perché le sanzioni parlano il linguaggio dell’economia, ma le armi parlano solo il linguaggio della guerra.
Ne dobbiamo avere consapevolezza. In sostanza pensiamo che non si possa mettere in pericolo la sicurezza dell’Italia (e dell’Europa).
La via negoziale è sostanzialmente in mano a Putin e Zelensky, con meritori tentativi diplomatici di Macron e Scholz. Ma non c’è la voce in quanto tale dell’Unione Europea, il cui unico impegno fino ad oggi è stato quello, giusto, di imporre sanzioni e quello, a nostro avviso pericolosissimo, di inviare armi.
Credo che nel dramma che attraversa oggi l’Ucraina e nel pericolo che scoppi la terza guerra mondiale, dovremmo avere cuore caldo e mente fredda, e dovremmo chiedere a tutti il massimo di responsabilità e di ragionevolezza e il minimo di propaganda.
27 MARZO 2022
Discorso di Luca Aniasi, presidente nazionale FIAP al 17° congresso nazionale ANPI.

Sono qui a nome della FIAP, la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane, che, come molti di voi sanno, fu fondata nel 1949 da Ferruccio Parri ed in cui confluirono realtà ispirate all’esperienza di Giustizia e Libertà e delle brigate Matteotti, del Partito d’Azione, dei socialisti, dei liberalsocialisti, degli anarchici e di tanti indipendenti.
Sono giorni difficili.
E’ in corso da un mese una criminale guerra di aggressione contro una nazione sovrana ed indipendente da parte della Russia, da parte di un regime illiberale, plutocratico, da alcuni, in modo efficace, chiamato “cleptocratico”, in cui i diritti umani sono da anni calpestati, la libertà di informazione è negata, l’opposizione politica repressa, con il carcere, o peggio, e la discriminazione delle persone LGBTI è senza tregua.
Un regime che, non a caso, ha finanziato negli anni le destre europee, anche le più estreme, alcune delle quali, infatti, si rifiutano di condannare l’aggressione all’Ucraina o, nel migliore dei casi, sono tiepide nel farlo e abbondano nei distinguo e nei “però”.
Inquietanti commistioni anche con formazioni politiche italiane stanno emergendo proprio in questi giorni.
Sia chiaro, condanniamo il regime non la popolazione ed i cittadini russi che, rischiando il carcere e le percosse, protestano nelle piazze contro l’invasione, devono sapere che ammiriamo il loro coraggio e siamo incondizionatamente dalla loro parte.
In Ucraina sta accadendo quello che mai avremmo pensato potesse succedere ancora nel cuore della nostra Europa. Città sotto assedio, bombardate da aerei o addirittura dalle navi, raggiunte nel loro cuore anche da missili che vengono da lontano.
Come ha detto un testimone, Mariupol passerà tristemente alla storia come Guernica, Coventry, Grozny o Aleppo.
Il mondo non potrà mai dimenticare.
Colpiscono scuole, ospedali, centri per anziani, rifugi per sfollati, donne e uomini in fila per il cibo o per accedere ad un mezzo di trasporto, e poi deportazioni e stupri, l’intero campionario dei crimini di guerra: i responsabili pagheranno per tutto questo di fronte al tribunale della storia oltre che di fronte alla Corte Penale Internazionale.
Perché pagheranno.
Il 24 febbraio, il Forum delle Associazioni Antifasciste e della Resistenza, di cui siamo, con voi, tra i fondatori, ha condannato tempestivamente e fermamente l’aggressione russa all’Ucraina ed espresso la propria solidarietà e vicinanza alla popolazione vittima.
Tuttavia, e sono tra compagni ed amici ed ai compagni ed agli amici si parla chiaro, non abbiamo condiviso né fino in fondo capito la posizione dell’ANPI sul conflitto.
Non abbiamo condiviso l’analisi delle sue cause. L’azione di Putin è stata, a nostro avviso, provocata semplicemente dal fatto che i popoli vogliono la libertà. Perché chi vuole la libertà cerca protezione da Mosca, per non finire come altri paesi confinanti con governi fantoccio le cui redini sono tenute dal Cremlino.
Questa era stata la scelta, largamente maggioritaria, del popolo ucraino che scendeva in piazza con le bandiere dell’Europa e vogliamo fortemente che l’Ucraina entri al più presto nella Unione Europea.
“Vi è una profonda convinzione che gli uomini della FIAP hanno ben chiara: e cioè che degna di essere difesa, ed essi sono sempre pronti a difendere, in qualunque modo, in qualunque occasione, in qualunque momento, è una patria libera. Soltanto una patria libera. Ed un mondo libero.” sono le parole che pronunciò Ferruccio Parri ad un nostro congresso e che ci danno la chiave di interpretazione per quello che sta accadendo.
Noi sosteniamo incondizionatamente l’azione dei Paesi liberi, dell’Unione Europea e del Governo italiano. Sosteniamo le misure economiche e l’invio di quanto serve, inclusi gli armamenti di difesa per l’esercito ucraino e per le donne e gli uomini che resistono.
Parri rispondeva agli alleati che proponevano di compiere esclusivamente opere di sabotaggio o di informazione militare che la nostra sarebbe stata una lotta di popolo con un esercito di popolo. E così fu. E, pur senza tracciare paragoni tra epoche e contesti differenti, ci chiediamo: perché non dovrebbe essere così anche in Ucraina? Perché il sacro dovere della difesa della Patria, per usare le parole della nostra Costituzione, non deve valere anche per i cittadini ucraini? E come mai la dovrebbero difendere, la Patria?
In quel paese si difende il mondo libero, l’Europa libera e democratica sognata da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, che compie sessantacinque anni e che, pur nelle sue tante contraddizioni, ha garantito la pace, la crescita e l’armonia dei popoli.
Siamo tutti per la pace: la pace però si mantiene, la libertà si difende, in ogni modo. L’aggressore davanti alla resa non si fermerebbe ma attaccherebbe il prossimo, che sia la Moldavia o la Lettonia o chi altri.
E’ già successo.
Mi ha scritto Paola Del Din, la partigiana “Renata”, medaglia d’oro al valor militare: (sono le sue parole) “Auguriamoci che l’Unione Europea si renda conto che le banche e le manovre politiche non sono sufficienti per difenderci da forze armate potenti e antidemocratiche; è necessario essere adeguatamente preparati in modo serio ed unitario. Ci è accaduto nei confronti di Hitler nel 1939, ma abbiamo voluto dimenticare la lezione”.
E mi è tornato in mente Emilio Lussu che scrisse: “Che ne sarebbe della civiltà del mondo, se l’ingiusta violenza si potesse sempre imporre senza resistenza?”
La scelta per la libertà è innanzitutto una scelta etica.
Scenderemo nuovamente in piazza quando alla bandiera della pace sarà accostata la bandiera della libertà, che oggi è gialla e azzurra come i campi di grano ed il cielo di Ucraina.
Mi scuso se mi sono soffermato su punti in cui le nostre opinioni divergono, peraltro so bene che anche all’interno della vostra associazione, come, peraltro, nella nostra, si è dibattuto e si dibatte come è giusto che sia.
Come dicevo, se l’ho fatto è perché, guardandomi intorno, vedo compagni e amici con i quali è giusto confrontarsi. E questo congresso, ve ne devo dare davvero atto e devo dare atto al Presidente Pagliarulo, rappresenta un momento “alto” di democrazia e di dibattito.
E si rafforza in noi sempre di più la convinzione che, come allora eravamo uniti nei Comitati di Liberazione Nazionale e nel Corpo Volontari della Libertà, pur con le differenze di ideali ed orientamenti politici e partitici, a 77 anni dalla fine della guerra di liberazione dobbiamo ambire alla riunificazione delle associazioni antifasciste e resistenziali, pur nel rispetto, fondamentale, delle loro diverse anime, culture e sensibilità.
E’ sotto gli occhi di tutti l’offensiva ideologica, miserevole e strumentale, rivolta ad offuscare la storia della Resistenza e a ridurla a un marginale episodio di guerra civile nella seconda parte della seconda guerra mondiale o a rappresentare il ventennio fascista come un periodo di ordine e grandezza nazionale.
Quest’anno cadrà il centesimo anniversario della marcia su Roma ed è sempre più alto il timore che la capitale d’Italia diventi un punto di incontro di movimenti dichiaratamente neofascisti o neonazisti provenienti dall’Italia e da tutta Europa.
Partiti politici che in Italia aspirano a governare si ispirano a paesi illiberali e non riescono a pronunciare l’aggettivo “antifascista” accanto al sostantivo Costituzione.
E se ci pensiamo, è passato solo poco più di un anno da quando una folla selvaggia assaltò il congresso degli Stati Uniti, un simbolo universalmente riconosciuto.
Di fronte alla crisi della storia e alla crisi delle democrazie non possiamo non interrogarci se non sia davvero giunto il momento di archiviare le divisioni.
4 APRILE 2022
Nota di Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale ANPI.
L’ANPI condanna fermamente il massacro di Bucha.
In attesa di una commissione d’inchiesta internazionale guidata dall’ONU e formata da rappresentanti di Paesi neutrali, per appurare cosa davvero è avvenuto, perché è avvenuto, chi sono i responsabili.
Questa terribile vicenda conferma l’urgenza di porre fine all’orrore della guerra e al furore bellicistico che cresce ogni giorno di più.
6 APRILE 2022
Comunicato Maria Pia Garavaglia presidente nazionale ANPC.

La guerra che sembrava inconcepibile in questo secolo, ci sospinge indietro in oscure svolte della storia.
La politica, la diplomazia e la cooperazione mercantile non hanno impedito una aggressione a fini espansionistici.
La Resistenza che pose fine alla seconda guerra mondiale aveva anche contributo ad un ordine mondiale di disgelo, ma la Resistenza degli Ucraini sta difendendo per tutti il diritto dei popoli alla propria indipendenza e organizzazione istituzionale senza ingerenze e interferenze.
ANPC che condivide l’art. 11 della nostra Costituzione conquistato dal sangue dei Resistenti, richiama alla lettura dell’intero articolo che continua “ L’Italia (…) consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alla limitazione di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni…”.
Speravamo potesse essere più breve il martirio dell’Ucraina ma registriamo che la guerra prosegue con la sua ferocia aumentata come dimostrano le stragi documentate.
Chiediamo pietà umana anziché ricostruzioni fantasiose e vergognose.
La libertà di pensiero e opinione è stata garantita per tutti ma non può significare una insolente, volgare, vigliacca accusa a chi è oppresso invece che censura dell’aggressore. Almeno evitare di infierire su chi soffre mentre si filosofeggia accoccolato in comode poltrone.
Il nostro linguaggio è sì, sì e no, no.
L’obiettivo comune deve essere che chiunque, qualsiasi mezzo abbia disposizione, valorizzi gli strumenti che portino al cessate il fuoco. Solo non si può chiedere la resa, mentre aiutare la legittima difesa di un popolo comporta assicurare ogni possibile aiuto, comprese le armi.
Stefano Carbonara
Storico e Scrittore












Dopo questo esauriente chiarimento delle varie associazioni che combatterono nella Resistenza, posso affermare re con convinzione che non mi riconosco nell’ANPI.