OMAGGIO A GORBACIOV
Non posso non tributare, dopo la sua scomparsa avvenuta all’età di 91 anni il 30 agosto 2022, il mio omaggio a colui che è stato e continuerà ad essere per me un mito, un eroe: Mikail Gorbaciov, già segretario del PCUS e presidente dell’Unione Sovietica nel tempo della caduta del comunismo nel 1989.
Per tutta la mia infanzia e buona parte dell’adolescenza, anche se non capivo niente di politica ed i telegiornali erano “troppo difficili”, una cosa era certa: che si viveva nella guerra fredda e che una catastrofe nucleare pendeva sulle nostre teste.
Ricordo in particolare quel giorno in cui, di ritorno dalla fiera di Santa Lucia ( a Monopoli), stringendo ancora felice tra le mani il piccolo Grande Mazinga che i miei genitori mi avevano comprato da una bancarella, rimasi di sasso davanti al televisore.
Non capivo quello che stava accadendo, ma parole come Solidarnosc, operai, esercito e poi soprattutto le facce e le voci tese dei giornalisti, mi davano il senso della gravità della situazione. Il tutto era amplificato dal silenzio con cui i miei genitori ascoltavano le notizie.
Negli anni a venire presi sempre più familiarità con parole come corsa agli armamenti, testate atomiche, dissidenti.
Tra i film in voga figuravano titoli come “La terza guerra mondiale”, “The day after”.
Persino nella saga di Rocky entrò prepotentemente la divisione tra i blocchi orientale e occidentale.
Riguardo lo sport poi, anche le Olimpiadi erano “frazionate”. Abbiamo dimenticato che le iconiche partite “Italia – Germania” erano poi in realtà: Italia – Repubblica Federale Tedesca o Germania Ovest.
Ma in questo panorama grigio (sarebbe il caso di dire plumbeo, visto che anche i rifugi antiatomici erano un argomento di attualità) assunse la guida dell’Unione Sovietica un certo Gorbaciov e le cose cominciarono a cambiare.
Si parlava di “glastnost, perestrojka” e la corsa agli armamenti subì un’ inversione di tendenza. Ricordo la gioia con cui fu accolta la notizia del disarmo nucleare della base di Comiso. E poi un susseguirsi di eventi che culminarono con la caduta del Muro di Berlino nel 1989.
Qualche mese dopo varcai la soglia dei diciotto anni. Che mondo mi si spalancava davanti: la fine della Guerra Fredda, l’Europa che tendeva ad unirsi (se ne intravedevano soprattutto le opportunità ed il valore simbolico, purtroppo un po’ meno i problemi che ci saremmo ritrovati) e qualche mese dopo anche la scarcerazione di Mandela e di fatto la fine dell’apartheid. La fiducia per un futuro roseo non fu scalfita nemmeno dal dramma che si andava consumando appena oltre le nostre frontiere e dalla prima crisi irachena.
Certo, le scelte di Michail Gorbaciov furono determinate soprattutto dalla crisi economica sovietica, con l’impossibilità di continuare a sostenere i Paesi dell’Est e l’apparato militare e poliziesco che fino ad allora aveva assicurato l’esistenza dell’URSS, ma quello che è da ammirare in questo grande uomo è il coraggio che ebbe nell’operare delle scelte che avrebbero cambiato per sempre il suo Stato ed il mondo intero.
Purtroppo il susseguirsi degli eventi innescati dalle sue decisioni lo relegò ai margini della vita politica e con lui svanì anche il suo desiderio di conservare l’unità delle Repubbliche Sovietiche.
Col senno di poi, ci saremmo risparmiati il dramma che sta affliggendo il popolo ucraino (ed anche quello russo).
Altri guai poi sarebbero sorti nel nuovo millennio e le conseguenze sono ancora tutte da pagare, ma se una generazione tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 vide il proprio futuro dipinto di verde, il merito principale fu senz’altro suo.
E poi, mi stava pure simpatico, grazie alla sua ironia e suo malgrado, alle varie trasposizioni cinematografiche e televisive.
Tra tutte, quella a cui sono più affezionato fu la sua partecipazione, evidentemente indesiderata e con consistente impiego di controfigura, nel film Rocky IV, nel quale alla fine si alza in piedi ad applaudire il discorso “ma se io posso cambiare e se voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare”, invitando, con uno sguardo al quale non si può proprio dire di no, le altre autorità a fare altrettanto.








