CORAGGIO PD.

E’ il Movimento spontaneo di giovani under 40 e non, organizzato da Brando Benifei, europarlamentare PD di 36 anni. Vi aderisce Caterina Cerroni, segretaria nazionale dei Giovani Democratici.

Il 29 ottobre si è tenuta a Roma un’assemblea di oltre 500 simpatizzanti, iscritti e non, giovani e non, amministratori provenienti da tutta l’Italia, candidati donne e uomini delle ultime elezioni eletti e non eletti perché inseriti in ultime posizioni, rappresentanti della base reale del partito, che chiedono con forza la sua rifondazione lanciando idee e programmi.
Per loro il PD non è una scatola da riempire, come dice Letta, ma è diventato una rottura di scatole. La sconfitta del 25 settembre è figlia di candidature imposte, mancanza di identità e difetto di comunicazione. Di “Scegli” l’elettorato non ha capito che cosa.
Dobbiamo discutere e spingere forte sul rinnovamento del gruppo dirigente del Pd.
Non basta cambiare il segretario, serve riadattare l’identità del Pd e avere un nuovo gruppo dirigente. Vogliamo una nuova prima fila che ci rappresenti perché quella che c’è oggi, per vari motivi, non ha più la credibilità per rappresentarci.
Abbiamo voluto prendere sul serio l’idea di una fase costituente, aperta, di rifondazione politica del Pd.
Oggi c’è bisogno di una forza socialista europea, con un’identità chiara.
Il Pd deve essere la guida di un’alternativa a questa destra che fa la destra.
Servono idee chiare per rendere più credibile la piattaforma del Pd.
Vogliamo dire che ci siamo, siamo già quella generazione democratica che fa vivere un’alternativa a questa destra.
Siamo uomini e donne, giovani e non, che prendono e chiedono i voti mettendoci la faccia davanti alla gente, che studia e conosce storia e problemi, che sfida la nomenclatura anche a livello territoriale, fa battaglie politiche e le vince: per i diritti delle donne, per i lavoratori più giovani, per chi non ha dignità sul posto di lavoro, per chi si batte per il merito insieme al bisogno e per le classi più deboli ed emarginate.
Le priorità sono i diritti del lavoro, il superamento del Jobs Act, l’ambiente, la lotta alle diseguaglianze sociali, con una più giusta distribuzione delle ricchezze con la tassazione progressiva e con quella sui grandi patrimoni, a quelle territoriali, come tra Nord e Sud, le libertà della persona, una democrazia che funziona.
La questione non può essere solo generazionale, ma dai più giovani può arrivare una spinta importante.
Le politiche del Pd in questi anni hanno portato anche a un cedimento culturale, a una forma di antipolitica: abbiamo assecondato l’idea di tagliare la rappresentanza, il finanziamento pubblico ai partiti, favorendo una privatizzazione della politica.
Nel momento in cui la destra fa la destra c’è bisogno della sinistra. Una sinistra riformista, di governo, che in Europa perde e si rialza, facendo un grande lavoro di rigenerazione. Lo si può fare anche in Italia.
Una sinistra che non si sovrappone ai 5 Stelle né al Terzo polo di Calenda e Renzi.
Noi siamo diversi dai grillini. A volte anche noi abbiamo introiettato quell’antipolitica che viene dalla cultura del grillismo, ma noi non la possiamo sposare.
Serve sciogliere l’ambiguità di quel terzo polo liberale che oggi sembra ammiccare verso destra.
Queste opposizioni, è evidente, sono diverse, ma devono dialogare.
L’attuale sistema elettorale, che impone le alleanze, occorrerebbe superarlo perché concede ai capi partito la scelta dei candidati eleggibili, sottraendo agli elettori il potere di esprimere preferenze.
Dobbiamo prendere sul serio questa discussione costituente, andando a fondo sui nodi dell’identità, del nostro posizionamento politico, rinnovando il gruppo dirigente, anche con forze che vengono dall’esterno.
Abbiamo bisogno di un’osmosi, di una fase in cui chiamiamo a partecipare. Poi arriveremo a decidere chi deve guidare, noi non escludiamo nulla, valuteremo tutte le proposte, anche di portare avanti una nostra candidatura.
Ora per ‘Coraggio Pd’ è il momento di farsi forza e incontrare i militanti.
Promuoveremo appuntamenti in tutte le regioni d’Italia per un confronto che intrecci le problematiche territoriali con le grandi questioni identitarie che devono definire la nuova forza del Pd, che noi pensiamo oggi possa nascere anche grazie al nostro contributo.
Ci vuole coraggio. In una situazione del genere solo una proposta all’apparenza distruttiva e generatrice di caos potrà rimettere in moto i neuroni oggi impegnati a salvare la propria corrente e la propria poltrona.
È scandaloso che nonostante il disastro elettorale il segretario nazionale e tutta la dirigenza nazionale parlino ancora a nome del partito su tutti i canali televisivi e i media e dettino legge negli organi decisionali del partito.
Non ci riconosciamo né nel segretario Enrico Letta, né nei capigruppo. Avrebbero dovuto fare un passo indietro subito dopo le elezioni e stare zitti, invece continuano a guidare partito e gruppi parlamentari.
La rivoluzione deve partire subito, il congresso di marzo è troppo lontano.
Stefano Carbonara
Storico e Scrittore.
Iscritto PD di Monopoli.







