GLI AUSTRIACI A MONOPOLI
Nel 1713, a conclusione della guerra di successione spagnola, la Spagna cede il Regno di Napoli all’Austria che lo conserva per un ventennio.
Il periodo è troppo breve perché si possano individuare dati concreti e quantificabili circa la più efficiente amministrazione asburgica e la conseguente maggiore considerazione per i ceti produttivi.
È certo, comunque, che il momento coincide con la ripresa demografica, dopo le epidemie del Seicento, e l’incremento della domanda di generi alimentari.
Anche Monopoli può rilanciare la sua tradizione di esportazioni, in particolar modo di olio di oliva, verso Venezia e Vienna, partecipando a quel dinamismo economico che vede l’aumento dell’estensione delle terre coltivate in tutta la regione, ancora una volta privilegiando olivi e cereali.
Nel 1734, con la battaglia di Bitonto, nell’ambito della guerra di successione polacca, termina il dominio austriaco e i Borbone si assicurano il Regno di Napoli.
Prosegue la crescita demografica, produttiva e commerciale tipica del secolo.
Il governo cittadino, che in genere conserva ancora l’articolazione per ceti, si avvale della presenza dei nobili o patrizi, grandi proprietari terrieri e del ceto dei civili, composto da notai, avvocati, medici, speziali, massari proprietari e mercanti.
Sono proprio costoro che, durante le carestie degli anni 1750- 1760, dovute alle locuste e alle gelate, incrementano le loro ricchezze con l’accaparramento delle derrate agricole e con le manovre speculative nella vendita dei prodotti, di cui fanno incetta.
È all’opera una fitta rete di usurai, la cui attività non è disdegnata nemmeno da nobili e clero.
Con il re Carlo di Borbone anche nel Regno di Napoli viene avviata una politica di riforme, in linea con quanto accade in altri Stati dell’Italia e dell’Europa in età illuministica.
Nota: in copertina disegno della Piazza dei Mercanti di Vincenzo Saponaro.







