

Evento Amici per Pippo. Immagini, suoni e parole in onore di Pippo Patruno
a cura di Cosimo Mimmo Panaro.
Con la partecipazione di Paolo Panaro, Lorena Carbonara, Alessandro Giangrande, Raffaella Ronchi, Elisabetta Stragapede, Matilde Sabato e Leonardo Vita.
Progetto ideato dall’Associazione Culturale Pippo Patruno insieme all’Assessorato alla Cultura del Comune di Monopoli, il progetto è realizzato da Formula Brand, con il sostegno della Città di Monopoli e il Patrocinio istituzionale di Regione Puglia, Fondazione Pino Pascali e Accademia di Belle Arti di Bari.


GIUSEPPE PATRUNO detto Pippo.
Nasce a Monopoli il 22 marzo 1955, muore il 16 giugno 2023.
Diplomato in Pittura all’Accademia Di Belle Arti di Bari, dove, per lunghi anni, insegna anatomia artistica.
Esordisce con una mostra nel 1975, in seguito partecipa a numerose esposizioni e suggellando sul territorio collaborazioni con le principali gallerie pugliesi, Centro Sei, Museo Nuova Era, galleria Lidia Carrieri.
Duraturo è il sodalizio con la Galleria Bonomo dove avvia, anche nella sua ultima mostra del 2005, una ricerca sul linguaggio affidata, con la pittura, a minimali sviluppi grafici.
Sigle, frasi, lemmi, reiterati in slittamenti cromatici come ombre autonome e modulari, al servizio di una pittura circoscritta alla parola, sottratta al suo referente per essere inchiodata a una mera forma.
L’ARTE DI PIPPO PATRUNO
Utilizzando un lascito della Bonomo, vecchi numeri della rivista Artforum, fotografie, inviti personali di amici, artisti o di quanti furono coinvolti nella storica galleria, il lavoro di Patruno si orienta, nell’ultimo periodo, verso una rappresentazione della contemporaneità, questa volta senza la pittura.
Preferisce collages concettuali nei quali ricompone, con serrata eleganza, passato e presente, impacchettandolo in personali capsule del tempo.
Per la sua ultima mostra del 2019, al Museo Nuova Era di Bari, gli originali imballi sono costruiti come mappe concettuali e presentati in una formula installativa di forte impatto.
Accumuli di documenti ma anche riviste, dischi, libri, dépliant, il vinile di Woodstock, la prima edizione italiana del libretto rosso di Mao Tse-tung, il manifesto SCUM di Valerie Solanas, la foto di Jan Palach o dei militari italiani durante le campagne d’Africa, di sposi anonimi in viaggio di nozze a Venezia o a Roma: compendi di memorie private e collettive, tenuti insieme da contrasti ironici e sagaci.
In alcuni casi, fotografati e, nel passaggio a un altro medium, resi meno leggibili e “disturbati” da una parola centrale, traforata che buca lo sguardo. Rigore e riservatezza lo distinguono nel lavoro e nella vita, come pure un sorriso schietto, aperto e gentile, biglietto da visita di una persona perbene.
Esposizioni selezionate
- Le stanze del giardiniere – Galleria Bonomo, Bari.
- Indicativo Transitivo – Galleria Bonomo, Bari.
Collettive
- Passo doppio – Galleria Il Polittico, Roma
- Il sogno, il colore, il segno – Istituto Italiano di Cultura per la R.A.E., Il Cairo (Egitto); Biblioteca Al Assad, Damasco (Siria).
- Dentro lo spazio – Luiss Management, Roma.
- Grandidisegnigrandi – Galleria Bonomo, Bari.
- Carte italiane – Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea, Bruxelles (Belgio); Galleria Pino Casagrande, Roma.
Opera i “Campi di Marte”.

L’opera, del 2002, si inserisce nella fase creativa in cui l’artista, dagli anni ’90, scelse la scrittura e l’astrazione per dar forma al significato, una volta abbandonate le influenze figurative della Transavanguardia italiana espresse in opere come “Phoenix” del 1986. “Campi di Marte” gioca sulla ripetitività geometrica delle forme (sembrano croci) che esprimono una forma evocativa e ipnotica, accentuate dai colori netti del nero e del rosso, nel tentativo di raggiungere l’essenziale.
La recensione di un amico
- Era andato in pensione da poco, dopo una lunga docenza all’Accademia di Belle Arti di Bari. Ne era un po’ dispiaciuto, ma finalmente avrebbe potuto dedicarsi alla ricerca artistica a tempo pieno, nella sua casa/ studio nel centro storico di Monopoli e nella casetta in campagna, che aveva acquistato da poco.
A sorpresa però, a causa del solito brutto male scoperto da pochissimo, Pippo Patrunoa 68 anni ci ha lasciato. La retorica in queste circostanze è sempre in agguato. Ma resta indelebile nel ricordo di chi l’ha conosciuto il tratto principale della sua personalità: la gentilezza, e la mitezza un po’ schiva di chi non aveva mai voluto sgomitare, nella vita come nel talvolta cinico sistema dell’arte. - Eppure le qualità artistiche Pippo Patruno erano riconosciute, non solo a livello locale. Dopo gli studi all’Accademia barese, dai primi anni ’90 aveva avviato un percorso pittorico scandito da una sintassi di forme geometriche minimali, su gamme neutre di grigi e beige.
Nel ‘96 entra a far parte della compagine della galleria Bonomo. La partitura geometrica si semplifica e si condensa poi in schematiche campiture architettoniche, già assimilabili a immaginare grafie. Le scritte, colorate e a stampatello, dipinte a pastello o ad acrilico su tavola, assumono ruolo di protagoniste dal 2005. Il tentativo di sposare forma e parola fa poi un deciso passo avanti in una piccola serie di otto finte copertine giganti esposte a Santa Scolastica di Bari nel 2011. - La sospensione temporale da questo momento si rivela sempre di più la cifra creativa dell’autore. Il lavoro inizia a divenire più mentale, e la pittura stessa tende a sparire. Nelle opere successive la tensione verso una parola che racchiuda in sé l’universo assume quasi valore di ricerca spirituale. Fino all’evidente tensione esistenziale dell’ultima personale da Museo Nuova Era a Bari nel 2019: presentando pacchetti con materiali artistici d’archivio, esprimeva una riflessione sullo scorrere del tempo. Da proiettare in un futuro, che purtroppo gli è stato negato.













