Chi è violento possiede in sé un deficit di virilità, ossia non ha quella capacità di farsi rispettare rispettando gli altri, che rappresenta una fermezza profonda e un coraggio particolare nell’affrontare la vita.
Anche gli uomini hanno sentimenti e provano emozioni. Non se ne parla molto. Significa che il mondo non è solo dominato da arrabbiature. C’è anche tristezza, paura, gioia, desiderio. Mancanza di speranza. L’elenco è lungo ed è incrementato dal fatto che i sentimenti e le emozioni si intrecciano tra loro e danno luogo a determinate sensazioni, che sono spesso misteriose e sfuggenti.
La nostra interiorità, cioè il nostro essere umano è molte volte vacillante. Anche se rasenta un processo meraviglioso ed estremamente composto: non si può prendere facilmente cura di esso. Ci vuole una vita intera. Bisogna iniziare a occuparsene molto presto. Sin da giovanissimi. Molto prima di raggiungere quella agognata maturità. Gli uomini e le donne provano emozioni e hanno sentimenti. A differenza delle donne gli uomini sono duri ad ammetterlo, perché il sesso femminile ha pur sempre un passo avanti rispetto al maschile.
Non si vince sempre. Una volta appurato questo dato, che rappresenta una informazione, si deve imparare a elaborare una marcia indietro, che di volta in volta assume un significato diverso. Non si può sempre esultare. Non è uno sport.
Nella società contemporanea tutto è competizione, tutto è misurabile e misurato, tutto finisce in qualche graduatoria da controllare ossessivamente. Si sale e si scende, si fa sempre del proprio meglio, ma non si può primeggiare a pari merito. Non tutti insieme, almeno. Ognuno deve trovare il suo posto e, mentre lo cerca, deve sforzarsi di riconoscere i sentimenti, che sta provando e dare un nome alle emozioni che vengono incontro. A beneficio di tutti e di tutte.
Queste valutazioni vanno legate tra loro, messe insieme e amalgamate. Si trasformano in qualcosa di più importante: l’amore non è una gara, né prevede vittorie di cui menar vanto, incensarsi o gloriarsi. Non ci sono trofei. L’amore non ha nulla da invidiare. Non è assolutamente un possesso. Le affermazioni, che facciamo ogni momento: «mia figlia», «la mia ragazza», «mia moglie», «la mia compagna» sono frutto di consuetudine. Tutte le volte che diciamo queste parole, dobbiamo pensare che nella nostra mente deve circolare il seguente concetto: «è la donna, è la ragazza che sceglie me». Così articolata è una prospettiva bellissima.
Un ragionamento meno buono: quando siamo convinti di possedere dei sentimenti dobbiamo sempre avere la consapevolezza che il successo non è garantito, perché amare non significa possedere. Dentro di noi non deve esserci alcun dubbio. Né devono rimanere tentennamenti, che avallano quelle false giustificazioni, che nutrono i sentimenti dei perdenti, dei deboli e di quelli che rinunciano.
Non usare l’aggettivo maschile, che ha il solo scopo di far flettere i muscoli o gonfiare il petto. Di Boria? In spregio a secoli e secoli di rivoluzioni e di evoluzioni acquisite e consolidate? Tantomeno si può permettere che moti di rabbia per imporsi dilaghino e distruggano tutto. Le cose devono andare, fosse anche per un solo istante, come vuole lui? A ogni costo? No, non esiste il trionfo maschile. Non è un merito.
Ogni azione ha una sua conseguenza. Nessuna di esse può essere compiuta sotto l’urto fatale della furia. Non si può non tener conto di questa semplice verità. Non c’è niente che tiene, né bellezza, né amore, anche se sussurrate con sottomessa e flebile voce. È solo smemoratezza letale. Negativa sotto ogni aspetto, che ci può far parlare di autodistruzione. Per fermare tutta la violenza, che le donne subiscono da uomini dall’animo malvagio, occorre tenere bene a mente tutte le argomentazioni, che abbiamo elencato con pacatezza e senso di responsabilità e che evocano quel rispetto, che non deve mai mancare e che fa un tutt’uno con il sentimento dell’amore. Queste argomentazioni impegnative non sono un esercizio di retorica, né possono essere valide soltanto per un giorno.
Quando dobbiamo essere orgogliosi di vivere la nostra fragile interiorità? Vivere l’amore come un dono di libertà, che può essere solo accolto e scambiato. Mai preteso. L’amore va vissuto. Giammai ucciderlo.
Non belle parole, ma punto di arrivo, che deve circolare intorno ad un’unica certezza: provare un trasporto completo, che trascende spazio, tempo e ragione. Un sentimento, che mette il bene dell’altro prima del proprio e disposto a farsi da parte. Nello stesso tempo è così forte da desiderare di creare una famiglia.
Antonio Losito