FESTA DELLA LIBERAZIONE A MONOPOLI
Il 25 aprile 2024, Festa della Liberazione dell’Italia dai nazifascisti, è stato ricordato a Monopoli con un corteo in partenza dal Palazzo di Città, snodato per le vie della città, concluso ai piedi del Monumento ai Caduti di Piazza V. Emanuele.
Sono presenti, in rappresentanza dell’ Amministrazione Comunale, per indisponibilità del sindaco, il Presidente del Consiglio Comunale Aldo Zazzera, i rappresentanti delle forze dell’Ordine, dei Militari e delle associazioni combattentistiche e dell’ANPI, alcuni assessori e consiglieri comunali, i rappresentanti del Circolo PD con il segretario Michele Suma e quelli del Sindacato della CGIL.
Sotto la lapide in ricordo dei caduti, affissa sul muro di Piazza Plebiscito, davanti al Municipio, Sergio Lenoci, presidente dell’ANPI- Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, ha tenuto il seguente discorso:
Care concittadine, cari concittadini,
la sezione ANPI di Monopoli ringrazia l’Amministrazione comunale per l’invito e la possibilità di intervenire alle celebrazioni per la Festa della Liberazione dal nazifascismo.
Questo giorno assume per il popolo italiano un significato profondamente simbolico perché ricorda a tutti il coraggio e la determinazione di rispondere all’ l’oppressione nazifascista.
È la data che richiama alla mente il sacrificio di coloro che hanno dato la propria vita per la causa della libertà; l’impegno inestimabile di coloro che hanno combattuto per la vittoria dei valori democratici.
È la data nella quale nasce l’Italia, libera e democratica e che, ricordando le parole del Presidente Sergio Mattarella, è” fondata sulla Costituzione, figlia della lotta antifascista”.
L’antifascismo e la lotta partigiana, però, non sono solo un movimento storico del passato, ma una lezione attuale che dobbiamo custodire e trasmettere alle generazioni future.
Questo è un impegno da prendere adesso, ora.
Ora che quasi tutti i testimoni diretti della Resistenza stanno scomparendo;
ora che i rigurgiti fascisti e razzisti si moltiplicano;
ora che il virus del nazionalismo serpeggia per l’Europa e genera gruppi ispirati al Ventennio e al nazismo;
ora che basta intonare il canto di libertà “Bella Ciao” per scatenare polemiche politiche. Un canto divisivo, dicono!
In questo contesto storico trova dunque una risposta la domanda che sempre più spesso ci viene posta: perché continuiamo a dichiararci “partigiani”?
Cosa significa oggi essere “antifascisti”?
Essere Partigiani oggi significa impegno, dedizione, cuore, ma soprattutto difesa della Costituzione e della sua eredità, con gli strumenti democratici che ci sono stati forniti.
La memoria corta è un lusso che non possiamo più permetterci.
Per questo dobbiamo tenere a mente che la Libertà che oggi festeggiamo ci deve ricordare i doveri a cui siamo chiamati, doveri senza l’adempimento dei quali questa stessa Libertà non esiste più o quanto meno verrebbe drammaticamente svuotata del suo significato concreto.
E questi doveri sono: la difesa delle minoranze etniche, religiose, di pensiero e soprattutto la ricerca instancabile della Pace.
L’ANPI è impegnata nella costante richiesta di Cessate il Fuoco, in tutti i territori nei quali muoiono innocenti, in Ucraina;
nel riconoscimento dello stato di Palestina;
nella libertà dei popoli di decidere democraticamente il loro destino.
Il nostro appello per questo 25 aprile è: Cessate il fuoco ovunque.
La ricerca della Pace è un impegno costante, una lotta quotidiana per difendere i diritti umani, la giustizia sociale e la dignità di ogni individuo. Vuol dire guardare i conflitti e le guerre non dalla parte di chi le combatte ma dalla parte dei popoli inermi che la subiscono, perché sono loro l’unica certezza di ogni conflitto.
Dobbiamo adoperarci per la protezione dei civili, senza distinzione di nazionalità, residenza o religione e degli ospedali, deve essere il primo obiettivo di un’azione diplomatica della comunità internazionale e delle forze della società civile.
Davanti agli orrori della guerra, l’opinione pubblica internazionale in Europa si è polarizzata, con il ritorno di gravissimi episodi di antisemitismo e islamofobia, riportandoci alla retorica dello scontro di civiltà.
Questa logica binaria – da una parte o dall’altra – è la trappola a cui è necessario sottrarsi.
Oggi più che mai, in Europa assistiamo a tentativi di riabilitare il regime fascista e di diffondere ideologie che ne condividono i principi.
In Italia un governo di destra spostato sempre più a destra, che non esita a mostrare la propria simpatia per il passato oscuro della nostra nazione, rappresenta una minaccia concreta per la democrazia e l’unità.
I segnali ci sono tutti: l’utilizzo della forza contro manifestazioni di studenti che chiedono il cessate il fuoco in Palestina, le intimidazioni gravissime per chi inneggia all’Italia antifascista, le riforme costituzionali come l’Autonomia Differenziata e il Premierato che spaccano l’Italia e svuotano di significato il voto, il Parlamento e la figura di garanzia del Presidente della Repubblica.
Anche nella nostra Monopoli si stanno formando gruppi che non esitano a ricordare con nostalgia gerarchi fascisti e a diffondere materiali legati alla simbologia del passato.
Siamo allarmati da tutto questo ed è nostro dovere segnalare e contrastare gli abusi dei quali la Costituzione rischia di essere vittima.
L’Italia, terra di resistenza e di sacrificio, non può permettere che i valori per cui i nostri partigiani hanno combattuto, culminati proprio il 25 aprile del 1945, vengano traditi e calpestati.
Dobbiamo opporci con tutte le nostre forze a ogni tentativo di erigere muri tra di noi, di soffocare le voci del dissenso e di riscrivere la storia.
La resistenza è il simbolo di una Italia unita da sud a nord.
Moltissimi, infatti, sono stati i partigiani che dalle nostre terre del sud si sono mossi, con slancio fraterno, per aiutare la resistenza del nord, dove la presenza di fascisti e nazisti era predominante.
Su questo spirito di fratellanza, si costruiscono le nazioni, non, chiudendosi in recinti sempre più piccoli.
Noi italiani siamo figli della nostra storia, della nostra cultura e ribadisco con forza che la nostra storia e la nostra cultura sono e restano antifasciste, perché si fondano sulla Libertà.
Sui manifesti in giro per la città si legge che “La Libertà è come l’aria”, giusto, ma vorrei anche aggiungere che questa è una frase tratta da uno dei discorsi più noti e più belli che siano mai stati fatti sul valore della Carta costituzionale, pronunciato il 26 gennaio 1955, a Milano da Piero Calamandrei, membro dell’Assemblea Costituente.
Vorrei anche aggiungere che quella frase nella sua interezza recitava così: “la Libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai.”
Il 25 aprile festeggiamo la Libertà riconquistata.
Il 25 aprile è il giorno in cui ricordiamo che le nostre radici sono radici partigiane.
Buon 25 aprile, ogni giorno.
Sotto il Monumento ai Caduti si è svolta la cerimonia ufficiale, con l’alzabandiera, l’Inno di Mameli, il silenzio con gli squilli di tromba, il canto di “Bella Ciao” intonato dal gruppo dell’ANPI, il discorso di Aldo Zazzera, che ha rimarcato il valore fondamentale della Liberazione, da cui è nata la Repubblica Italiana, libera e indipendente.
Foto a cura di Pino Mirizzi






































































