«Il continente deve riscoprire il ruolo di “arbitro” nei conflitti anche per favorire la ripresa» e «far schizzare il Pil interno al livello americano», evitando che a contare siano solo Usa e Cina.
È necessario ridare slancio all’azione dell’Unione Europea di fronte al bipolarismo. Chi comanda le nazioni e i mercati? Per Romano Prodi sono due passaggi, che da subito devono cambiare gli scenari internazionale. Superare le vecchie regole ormai piegate su se stesse, per modificare proprio quelle del funzionamento del Consiglio e della Commissione: «eliminare il potere di veto nel processo decisionale». Pare inderogabile che «la Francia metta a disposizione dell’Europa l’arma nucleare e il suo diritto di veto nel Consiglio di sicurezza dell’Onu». Un passo in avanti per favorire soprattutto il ruolo di arbitro dell’Unione Europea nei conflitti, che sono sotto gli occhi di tutti, con lo scopo di «far schizzare in alto il Pil della Comunità, fino ai livelli di quello americano».
«Bisogna dire basta all’unanimità e introdurre il principio della maggioranza nelle scelte dell’Ue, perché l’Ungheria, che ha una popolazione come quella della Lombardia, adesso con il suo veto sta bloccando tutto e questo non è giusto, va a danno degli altri Paesi europei». Sono le semplici spiegazioni del professore all’Università Cattolica di Milano nella lezione del 16 maggio scorso in occasione della chiusura del seminario interdisciplinare della facoltà di Scienze Politiche e Sociali, che aveva per titolo: “L’Unione Europea nel disordine globale: scenari e prospettive”.
L’Europa è in questo momento divisa nelle sue decisioni politiche. Non esiste nessun mezzo per cercare di raggiungere il desiderio di pace di fronte alle grandi potenze, che cercano di imporre la propria supremazia. Prodi ammonisce e afferma: «Se i 27 non si metteranno davvero assieme, l’Europa non conterà nulla, schiacciata com’è dagli Usa da una parte e da Russia, Cina e i loro alleati dall’altra. Ma se vogliamo veramente la pace (o almeno un compromesso) dovremmo cercare di affermare una politica che sia come un “ponte” dove tutti possono passare rispettando le regole del traffico, anche se qualcuno dovrà rinunciare a qualcosa: purtroppo però le ideologie hanno complicato tutto e portato divisioni che è difficile ricomporre». Nel contempo è radicalmente cambiato anche il ruolo di ciascuna nazione europea con la Germania che, approfittando della guerra in Ucraina, ha deciso di riarmarsi. A tal proposito ricorda: «Dalla fine della seconda guerra mondiale i tedeschi non hanno mai messo nemmeno un marco per le spese militari, ma di fronte al rischio di un allargamento del conflitto gli stessi partiti di allora hanno deciso di stanziare un fondo di 100 miliardi di euro per il potenziamento dell’esercito destinando il 2% del Pil alla difesa». « Negli ultimi anni il rapporto tra Europa e Stati Uniti, la cui politica estera dipende dalle scelte presidenziali, è molto cambiato e la tensione tra l’Unione Europea e la Russia è sempre crescente, mentre la Cina nei dieci anni che hanno preceduto la pandemia da Covid ha fatto passi da gigante sui mercati e nei rapporti economici con gli altri Paesi, soprattutto africani. Se l’Europa non tornerà ad essere un punto di riferimento, parte attiva e decisiva anche nella mediazione tra Russia e Ucraina, finirà che noi scriviamo il menù e a tavola si siederanno americani e cinesi».
Romano Prodi ha messo l’accento sulla crisi delle leadership delle nazioni. Ha sottolineato la mancanza di una visione complessiva del futuro immediato e remoto. I tempi, infatti, sono cambiati.
Antonio Losito







