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Turismo in Puglia e a Monopoli. Non tutto rose e fiori.

Analisi di Francesco Lettieri, scrittore ed economista. Limiti, trappole e prospettive. Un futuro con risvolti impegnativi. Il caso emblematico di Monopoli.

by Stefano Carbonara
27 Maggio 2024
in Economia
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Turismo in Puglia, non tutto rose e fiori.
Limiti, trappole e prospettive.
Un futuro con risvolti impegnativi.
Il caso emblematico di Monopoli.

Monopoli. Porto Bianco

 Premessa
Ormai da tempo il turismo è considerato la manna universale, uno dei territori di conquista e concorrenza più ambiti.
Si parla di “over-tourism”, di turismo eccessivo che coinvolge aspetti economici, ambientali, sociali, culturali, urbanistici.
Nella regione assistiamo ad una crescita significativa distribuita sul territorio con performance importanti; la dipendenza dal settore si è accresciuta più del resto del Paese.
Al turismo è affidato un ruolo centrale nella crescita economica, è considerato un vestito buono per tutte le stagioni, un unguento in grado di sanare i diversi mali dell’economia tradizionale, una panacea delle crescenti problematiche di sviluppo.

“Fattori e linee d’intervento del governo regionale hanno favorito l’affermazione del comparto turistico e la possibilità di elevarsi a settore strategico per l’economia pugliese” si legge in testi ufficiali.

Le trasformazioni economiche portano con sé benefici ma anche costi, scorie di vario tipo, nessun cambiamento storico ne è esente. Il turismo apporta vantaggi ma anche costi materiali, immateriali, valoriali.

Secondo molti osservatori la Puglia, e non solo, si sta prostituendo al turismo e sta mercificando il territorio; utilizzare storia, tradizioni, cultura e natura è diventato un mestiere divulgato e praticato che coinvolge abilità imprenditoriali e politiche.

Criticità

Monopoli, Piazza Garibaldi

In una sintesi estrema e non esaustiva le principali critiche mosse da più parti al turismo “eccessivo” sono: l’aumento dei prezzi soprattutto nei luoghi molto frequentati; la perdita di tipicità dei centri storici; l’inquinamento; il peggioramento delle condizioni di vita dei residenti; la cementificazione del territorio e il consumo del suolo; il sottodimensionamento dei servizi pubblici (acqua, elettricità, sistema sanitario, etc.); l’aumento del traffico e la scarsità dei posteggi; la crisi e lo “spiazzamento” del mercato immobiliare generato dalla domanda turistica, con prevalente danno per le giovani generazioni.

Queste criticità, oggi prevalentemente a carico dei residenti e dei loro equilibri, possono costituire un circolo vizioso nei confronti degli stessi turisti, o comunque di quelli che optano per lo “slow-tourism” con caratteristiche specifiche e incontaminate, tipologia che si sta ampliando nelle prospettive dei vacanzieri.

Nell’ampio quadro delle problematiche, analizzate da vasta letteratura, di seguito sintetizziamo gli specifici effetti che riguardano il mondo del lavoro, lo sviluppo economico, la distribuzione del reddito, la produttività del sistema, non sempre adeguatamente considerati.

Mondo del lavoro

Monopoli, Piazza Garibaldi e Biblioteca Comunale

 Il settore è notoriamente caratterizzato da bassa produttività, elevata stagionalità, diffuso “working poor”, condizioni di lavoro difficili. In particolare la produttività è generalmente stagnante e comunque più bassa di quella del settore manifatturiero. I flussi turistici non registrati e la presenza di occupazione irregolare contribuiscono ad abbassare la produttività per la mancanza di offerta di servizi ad alto valore aggiunto.

Il diffuso “nanismo” imprenditoriale deprime la produttività e il livello dei salari, influenzati anche dalla stagionalità che genera ulteriori criticità in termini di sicurezza pensionistica e continuità economica. Più in generale se il capitale umano viene impiegato in un crescente quadro di terziarizzazione in settori a bassa produttività e innovazione, nei quali le mansioni trovano limiti oggettivi e scarso contenuto tecnologico, la produttività e i salari non possono aumentare.

La stagionalità è la condizione che incide negativamente su struttura occupazionale e contrattuale (contratti a tempo determinato o intermittente). Gran parte dei soggetti è inquadrata come operaio. I quadri sono una quota minima e la crescita professionale scarsa con ridotte possibilità di carriera. Le condizioni di lavoro costituiscono una seria problematica (lavoro nero, massima flessibilità, bassi salari, orari improbabili) e nelle “zone stagionali” sono peggiori rispetto alle situazioni ordinarie, lo sfruttamento è più facile. La crescita del comparto non assicura condizioni eque e sostenibili per i lavoratori, anche considerato che la cultura e la partecipazione sindacale sono molto fragili nel settore turistico.

Nel complesso l’ambiente del lavoro appare problematico, instabile, poco protetto e soprattutto con una copertura temporale ridotta. La bassa produttività del settore tende a deprimere quella complessiva del sistema. È una plastica sintesi l’affermazione che il turismo è diventato un’attività estrattiva che internalizza i profitti ed esternalizza i costi, spinta da logiche di profitto che sfruttano la forza lavoro e la precarizzano in via sistematica. Da un lato il potere della ricchezza, dei rentiers, dall’altro la fragilità di un profilo umano e contrattuale segnato da stagionalità, precarietà, scarsa professionalità.

 Sviluppo economico

Monopoli, Largo Castello Carlo V

 La crescente incidenza del turismo nella regione non ha generato evidenti e costanti incrementi del PIL con carattere di solidità. Non è neutrale il passaggio di manodopera da settori ad alta produttività a quello turistico, a conferma che il motore della crescita è una solida struttura industriale e manifatturiera. Il boom del turismo può indurre uno spostamento di risorse (capitali e manodopera) dai settori ad alta produttività, compromettendo la produttività complessiva e quindi la crescita economica.

Stressando l’attenzione politica sul “fare turismo” si corre il rischio di enfatizzare eccessivamente il suo ruolo e gli effetti sullo sviluppo complessivo del sistema, i dati sono chiari. È un settore a bassa produttività, con lavoro povero e spesso irregolare. Il turismo è una voce importante nell’economia locale ma a livello strategico non può offrire spazi considerevoli, anzi presenta insidie soprattutto in occasione di crisi economiche globali, pandemie, deficit di domanda. La flessione durante il periodo pandemico è la dimostrazione della sensibilità del settore a shock esogeni e quindi della fragilità complessiva del comparto; la scommessa sulla crescita si è scontrata proprio con la fase pandemica. Il turismo è sensibile a fattori ambientali e climatici, pandemici e bellici, e a circostanze incontrollabili dai soggetti economici interessati. La strategia egemonica del turismo si scontra quindi con la casualità e l’erraticità del sistema complessivo.

Recenti analisi che approfondiscono la realtà territoriale pugliese confermano questa tesi analizzando il ruolo della “produttività di sistema” e la presenza di un nesso di causalità tra tasso di crescita del PIL ed espansione turistica ma non del suo contrario.

La deindustrializzazione può innescare una diminuzione di “skilled labour” con una riduzione complessiva della produttività del lavoro se orientato ad un settore (turistico) a bassa produttività e ridotto valore aggiunto. La teoria economica e la ricerca empirica non portano a conclusioni univoche sul turismo e sulla crescita economica locale; ma la storia ci dice che anche quando la relazione è positiva l’entità del valore aggiunto è modesta e comunque non sempre “pivotale”.

La volatilità dei redditi da turismo contribuisce alla instabilità dello sviluppo complessivo dell’economia in mancanza di una robusta struttura industriale, di un efficiente sistema di trasporti, della necessaria potenzialità del capitale umano, di diffusi investimenti strategici. Troppi ed evidenti i limiti per un settore che vuole essere di punta.

Difficile contare su questo settore secondo modalità strategiche, a meno che non si prospettino e concretizzino forti investimenti in innovazione, capitale umano più qualificato, management di livello anche in una incisiva ottica di destagionalizzazione. Più che una scelta strategica il deciso orientamento verso il turismo sembra allo stato essere una necessità tattica e difensiva. Concedere troppo spazio all’”industria del turismo” vorrebbe dire relegare il territorio a livelli di dinamica e spessore a carattere limitato, con bassa attenzione verso altri settori dell’economia certamente più apportatori di valore aggiunto e sviluppo nella continuità.

È nota la polemica sulla diffusione, in alcuni settori del nostro Paese, della c.d. “economia da bar” che ha visto crescere la base occupazionale a sfavore di agricoltura e industria con conseguenze soprattutto in tema di produttività, innovazione, livello dei salari, mercato del lavoro.

Un riorientamento del modello di sviluppo complessivo verso settori a più alta produttività è auspicabile; la limitata capacità del turismo di generare innovazione ha ricadute sul reddito della popolazione, sul livello di benessere complessivo, soprattutto sulle fasce deboli e meno abbienti.

La Puglia può e deve essere più che una mera meta turistica.

Distribuzione dei redditi

Monopoli, Porto e Castello Carlo V

 È la natura stessa del turismo locale così come si è gradualmente organizzato negli ultimi decenni che favorisce la concentrazione dei redditi aumentando i livelli di disparità e diminuendo quindi il tasso complessivo di eguaglianza sociale.

La “proprietà” e la ricchezza accumulata nel tempo conducono le strategie: possessori di immobili adibiti a Bed and Breakfast, strutture di accoglienza come masserie, ville, manieri, unità di svago e ristorazione appartengono a famiglie generalmente ricche o neo-ricche. La messa a valore economico del patrimonio immobiliare è un’attività facile e diffusa.

Il turismo incrementa la concentrazione delle ricchezze, mentre i lavoratori, i dipendenti, “i vassalli” vivono situazioni obiettivamente non favorevoli. Sembra che l’antico “modello bracciante” sia un utile stereotipo da mantenere immutato nel tempo, nell’agricoltura come nel turismo, quasi a voler radicare un simbolo intoccabile della regione. Il dualismo principi/vassalli continua ad essere un idioma identitario.

A tutto ciò va aggiunto un largo fenomeno di “shadow economy”; esiste una giungla di situazioni sommerse, non controllate, che creano concorrenza sleale, distribuzioni del reddito improprie, divario nei flussi di reddito disponibile. I dati sull’evasione sono elevati, si va dagli artifici per aggirare le norme tributarie alla distrazione di materia imponibile favorita dalla digital economy, dall’indebito ricorso di modelli “no profit” all’utilizzo improprio di regimi fiscali agevolati. Gli effetti sul precariato, sulla sicurezza dei clienti e sulla qualità del servizio sono evidenti. Siamo in presenza di una filiera diffusa che crea ricchezza per pochi, un sommerso che penalizza i lavoratori con crescenti distorsioni del mercato ampliate dalla diffusione dei c.d. “regimi forfettari”.

Come noto l’evasione non ha riflessi soltanto sulla concorrenza e sul gettito, ma genera altre, diffuse forme di distribuzione del reddito; gli evasori beneficiano del welfare e di tutte le previste condizioni agevolate nell’usufruire di prestazioni pubbliche anche se non hanno contribuito al gettito. Il turismo, questo turismo, contribuisce ad accrescere le diseguaglianze distributive. Inoltre va osservato che un terzo del valore aggiunto del settore è riconducibile alle case in affitto che alimentano la rendita immobiliare; le locazioni turistiche hanno una redditività maggiore e ciò riduce lo stock di abitazioni disponibili nel mercato residenziale alimentando il disagio abitativo e ampliando i disagi sociali e territoriali, impoverendo le giovani generazioni.

Non va poi trascurata la circostanza che i turisti usano i servizi pubblici locali, rappresentando un costo per le pubbliche amministrazioni che li finanziano con la fiscalità generale a carico dei residenti. Tutto ciò con evidenti problemi di giustizia fiscale oltre che spaziale. Il turismo è, insieme ad altri fattori economici, un fenomeno redistributivo in parte apparente, in parte occulto, ma non perfettamente percepito dalla società.

Secondo una tesi estrema la spiccata predilezione al turismo sarebbe uno strumento per difendere lo status delle élite e dei ceti ricchi, mantenendo l’esistente ripartizione di ruoli e ricchezze attraverso la comunicazione orientata verso le c.d. “tradizioni inventate” in tutto o in parte. Se così fosse saremmo in presenza di un modello sociale di chiara ispirazione medioevale condito e supportato da un abile marketing d’avanguardia.

 Le trappole

Monopoli. Piazza Garibaldi. Caffè Venezia.

 Si ha la sensazione che l’enfasi sul turismo abbia generato la “sindrome della trappola” dalla quale è difficile sottrarsi; in ogni caso lo scenario che emerge evidenzia la necessità di una riflessione. Tra i temi di analisi annoveriamo il perimetro di efficacia dello sviluppo economico nella regione così come si è finora alimentato; l’esigenza di comporre un modello di lavoro, di opportunità di lavoro che generi equilibri (umani ed economici) sia individuali che collettivi di crescita sostenibile; il maggiore orientamento verso soluzioni che tengano conto delle naturali tradizioni della regione più che a soluzione d’effetto; la predisposizione di infrastrutture efficienti e orientate ad una maggiore produttività; il fondamentale rispetto e tutela dei residenti; la constatazione che la crescita quantitativa non può esaurire il target degli operatori, che debbono aggiungere qualità e sostenibilità; la qualità della dotazione di capitale umano impiegato nel settore, dagli operai al management; la validità delle infrastrutture logistiche e di trasporto.

Il turismo è un settore comunque rilevante non solo per la capacità di generare ricchezza e occupazione, ma per l’elevato grado di interazione con altri comparti, economici e non e produce cambiamenti nel tessuto socio-culturale e ambientale. È un fenomeno globale non solo per la crescente internazionalizzazione ma per i riflessi su molteplici variabili che incidono sul grado di cultura e civiltà. C’è una diffusa impressione che questa valenza integrata e “multitasking” non sia sempre percepita nella sua dimensione e complessità dai “policy makers”. Il turismo sta così giocando un improprio ed opaco ruolo di cambiamento che va oltre le mere esigenze di sviluppo economico.

La trasversalità è invadente, spesso silente e trascurata, l’impatto su tutte le altre politiche (ambientali, scolastiche, fiscali, sanitarie, del lavoro e dei trasporti) non può rientrare nella categoria “random”, una fattispecie molto nostrana. Il turismo è un fenomeno ad elevata dimensione organizzativa e sociale con potente carica di pervasività. Il ruolo centrale del turismo nei discorsi su crescita e sviluppo si è evidenziato di pari passo con il ridimensionamento industriale; si è intravveduto nel turismo l’orizzonte delle speranze, una panacea tuttofare. “Potremmo vivere solo di turismo”, mercificando la storia e la geografia pur nella consapevolezza che questa attività è, spesso e per molti, una mera alternativa all’inattività e alla disoccupazione.

La letteratura teorica sul turismo ha a lungo analizzato gli importanti concetti di capacità e accoglienza, di carico, di congestione, di sostenibilità che vanno oltre gli studi di natura economico-finanziaria, mettendo in evidenza reciproci limiti e opportunità.

Le c.d. “valutazioni d’impatto” hanno raggiunto punti fermi, quali i rischi sull’ambiente e sulle risorse naturali, enucleando i “rilevatori d’impatto” anche con riferimento al carico sociale e ai livelli di “irritazione” dei residenti e dei turisti, e dei loro reciproci rapporti.

Una complessiva analisi costi-benefici per il territorio non è più rinviabile se formulata con equidistanza e visione di lungo periodo.

Gli strumenti di analisi e intervento sono disponibili, le politiche di sviluppo senza regole non hanno più alibi, i costi dell’utilizzo della risorsa turistica possono superare i benefici, anche in modo permanente e irreversibile. È improduttivo concepire il turismo come una scorciatoia per compensare divari e scompensi rivenienti da vuoti produttivi e processi di disinvestimento locali, con una concezione sostitutiva e non aggiuntiva dei processi economici in evoluzione.

In ultima istanza la vocazione turistica non è sinonimo di guida allo sviluppo e soprattutto di vocazione strategica. Quella che la teoria ha definito la “malattia della spiaggia” va tenuta in seria considerazione, può generare una diffusa convinzione che nei fatti si traduce poi in una trappola della percezione economica. Puntare sul turismo nella maniera che osserviamo nei discorsi dei politici e di taluni addetti al settore va considerata una trappola per l’intera società; concepire il turismo come fulcro dello sviluppo è sinonimo di una scelta orientata verso livelli di economia non stabile, non solida, non ad elevata produttività, con evidenti rischi di iniqua distribuzione del reddito e di fragilità di fronte agli shock esogeni, senza considerare altri innumerevoli effetti collaterali. Al di là delle presunte “potenzialità strategiche” del settore incombono in Puglia alcune trappole reali e potenziali da monitorare con attenzione: gli effetti del caro tariffe che possono indurre a tagliare le spese turistiche, la qualità dei servizi che può creare problemi di concorrenza con altri territori; il deficit di qualità-quantità nell’area logistica (sistema viario, autostradale, ferroviario, trasporto pubblico locale); i livelli di competenza manageriali nella conduzione delle strutture, connessa anche alla nascita di nuove aziende ricettive; l’adeguatezza dei finanziamenti pubblici; i possibili riflessi dell’“over-tourism” su alcune categorie di turisti che si stanno lentamente riorientando verso formule di “slow tourism”.

Per la Puglia sembra quantomeno problematico concepire (o comunque far accettare a tutti i soggetti interessati) come strategica una linea di sviluppo che, accanto ad alcuni indubbi vantaggi, offre un mondo di lavoro iniquo e fragile, con un sistema di redistribuzione dei redditi alterato, con problematiche collaterali che interessano ambiente, livello di vita dei residenti, sostenibilità complessiva.

Corsi e ricorsi

Monopoli, Lungomare S. Maria e Castello

Durante la lunga fase storica caratterizzata dalla centralità dell’attività agricola la Puglia ha sofferto di arretratezza cadendo per secoli in una trappola della bassa produttività che non ha consentito il pieno utilizzo delle potenzialità produttive che favorissero la composizione degli interessi di tutti i ceti sociali. Il territorio – nelle accezioni fisiche e umane – è stato prevalentemente sfruttato più che adeguatamente valorizzato.

In epoca recente la moda dei poli industriali si è diffusa con le cattedrali nel deserto che hanno distrutto territori, persone, valori. Taranto, Brindisi e non solo, Monopoli con le ceramiche e tante altre sono le disfatte che hanno alterato la morfologia fisica e quella “interiore”.

Oggi assistiamo alla nuova moda delle luminarie, del fascino sonoro e roboante, del turismo invasivo che acceca la capacità di leggere il tempo e la storia nelle dimensioni umane e civili. Ancora una volta il territorio subisce violenza, subisce silente; gli ennesimi invasori alterano le nostre genuine virtù, le anime senza pace. È venuto il tempo che la Puglia abbia cura di sé.

Come se non bastasse, la regione è ai primi posti delle classifiche di sfruttamento del suolo, di perdita di terra coltivata. La criminalità organizzata svolge un ruolo importante. Il consumo di suolo è al tempo stesso una forma di dissesto idrogeologico e di inquinamento, è un problema serio. È la regione dove piove meno e la mancanza di invasi genera il rischio di desertificazione di più di metà del territorio; anche l’immagine turistica potrebbe cambiare a causa della crisi idrica.

L’aggressione e i cambiamenti del paesaggio riguardano principalmente la costa; circa il 50% è stato modificato con interventi antropici in parte abusivi più che in altri territori. La Puglia ha visto scomparire, negli ultimi vent’anni, cinquanta chilometri di aree agricole lungo la costa a favore di seconde case, strutture ricettive, turistiche e ville di lusso. La casualità paesaggistica è la regola, l’approssimazione la sua cornice. L’attrattiva turistica costituita dalle coste pugliesi è stata anche generatrice di un nuovo territorio a chiazze, non uniforme, con antropie anche esteticamente disarmoniche e certamente discutibili. Anche l’estetica, oltre che l’etica, ne ha sofferto.

Il modello di sviluppo costiero e l’antropizzazione del territorio marino sono stati influenzati in buona parte dagli insediamenti turistici non sempre di qualità; l’atteggiamento predatorio ha prevalso. La fascia costiera assume un ruolo strategico, la naturalità è ormai residuale e l’interesse per l’uso turistico ha fatto moltiplicare strutture ricettive e ludiche legate al tempo libero e a complessi residenziali. Questi nuovi, diffusi, incolti usi hanno radicalmente trasformato la nostra bellissima costa, lunga e duale nel grado di rispetto e civiltà.

I fallimenti della grande impresa innestata su un territorio non sempre adeguato non giustificano il prevalente proliferare di piccole iniziative individuali legate al turismo. È necessario un ripensamento organico delle strategie di sviluppo territoriale; le istituzioni, i cittadini e gli imprenditori devono valorizzare le vocazioni locali e la piccola e media impresa in misura organica e sostenibile.

La Città di Monopoli

Monopoli. Lungomare S. Maria

Monopoli è una simbolica metafora del recente modello di sviluppo turistico pugliese che ha avuto successo in questo secolo, è un caso esemplare e rappresentativo delle dinamiche e delle problematiche anche future.

Nel 2006 così ci raccontavano “Però ci si può inoltrare nel centro storico della cittadina, che è bellissimo. Entrarci con l’auto pare un pochino uno sfregio a quelle antiche strade incassate nel borgo. Ma non è vietato, neppure blandamente. Così ci s’insinua tra famiglie sedute al fresco sull’uscio, panni stesi, vicoli che si diramano come le dita di una mano, col mare che compare e scompare tra archi e finestre. Il centro storico di Monopoli meriterebbe di essere conosciuto meglio dai turisti, ma non se ne incontra neppure uno” (Marco Brando, Sud Est, 2006). Da quei tempi lo sviluppo è stato avvincente e tumultuoso, rapido e caotico, pieno di euforia, meraviglia e successi prevalentemente di numeri e quantità. Aveva ben visto l’Abate Gianbattista Pacichelli (fine ‘600) nel mettere a fuoco la singolarità e l’appetibilità di Monopoli anche attraverso storiche incisioni: “gran cose e gran meriti pare che questa porti in sé stessa… ella ergesi in amenissimo sito nella riviera del mare Adriatico… in territorio provveduto di tutto ciò che ricava l’humano vivere con le delizie degli aranci e dei cedri e ben riguardata di strade e ornata di fabbriche sacre e profane”. Il profilo monopolitano dell’Abate appare come un avveneristico prodromo di un dépliant turistico di questo secolo, una vera intuizione d’artista.

A Monopoli le tappe evolutive del turismo sono serrate e sorprendenti; se la Puglia ha seguìto un percorso di notevole ampiezza negli ultimi decenni la città è in cima alle classifiche regionali e non solo. Il decollo è stato vertiginoso, è la quinta destinazione dei flussi in Puglia. Città dall’antica tradizione marinara e agricola, Monopoli ha poi scoperto un’autentica vocazione industriale ed oggi un naturale orientamento a “fare turismo”. La sua ecletticità sorprende, mossa da un diffuso, storico, elevato spirito imprenditoriale ricco di talento e dinamicità.

Oltre alle evidenti bellezze del territorio, “alla nuova era” contemporanea hanno contribuito il lavoro ben organizzato dei lungimiranti amministratori, un’accoglienza “che ti fa sentire a casa”, una diffusa vivibilità del paese; la gastronomia è all’altezza della Puglia migliore. È la naturale capacità di creare una cordiale ospitalità nei vari momenti turistici la chiave segreta di un successo imprevedibile fino a qualche decennio fa.

Ma l’altra faccia della medaglia è oggi tangibile ed evidente, le descritte criticità pugliesi con gli effetti collaterali sono presenti anche qui e creano problemi nella gestione della città e dei vertiginosi ritmi diurni e notturni. A fronte dei benefici economici è forte la pressione sul territorio rispetto al paradigma della sostenibilità della crescita, con l’elevata congestione territoriale urbana ed extraurbana.

Sono noti e stridenti i problemi rivenienti da una movida esasperata, dalla scarsità di parcheggi, dalle criticità dello smaltimento dei rifiuti soprattutto nelle aree rurali, dall’intasamento del settore sanitario, dall’eccessivo traffico delle strade provinciali che collegano le città alle contrade che si presentano spesso in condizioni indecorose alla vista dei turisti. Problemi che vanno prontamente risolti, l’essere città turistica d’avanguardia impone un’organizzazione all’altezza anche in questi comparti. La viabilità è tema critico soprattutto nei periodi di punta in particolar modo nei collegamenti litoranei.

La carenza di talune figure professionali adeguate si coniuga con un altro vincolo alla crescita, la qualità di servizi in vari settori. Le figure operative nel turismo sono un indubbio punto debole del sistema. Si registra talvolta carenza di personale per le ordinarie mansioni, soprattutto tra le fasce giovanili che non sempre offrono conoscenze linguistiche. Questa difficoltà a reperire adeguate figure lavorative nella filiera del turismo evidenzia problematiche di più ampio respiro che attraversano la nuova psicologia dei giovani, il loro approccio al lavoro, la maggiore appetibilità di altri sentieri esistenziali, l’uscita tardiva dal welfare familiare, un sistema identitario che non mette ai primi posti la formazione di una nuova famiglia.

Al di là dei problemi che a Monopoli possono avere un’incidenza specifica, la città soffre di molte delle tematiche del turismo pugliese e deve fronteggiare tutte le ansie e i dilemmi che si prospettano in un futuro da gestire con oculatezza, professionalità e sistematica attenzione ai mutevoli bisogni della clientela.

Futuro problematico e connesso proprio agli eccellenti ritmi da primato già conseguiti. Le ciclicità tipiche del settore sono dietro l’angolo e viste le dimensioni dell’industria turistica e la “full immersion” di buona parte della popolazione, l’attenzione dei pubblici amministratori deve essere alta e contemplare ammortizzatori e soluzioni economiche alternative.

I documenti pubblici disponibili testimoniano consapevolezza nell’individuazione delle maggiori problematiche sul tappeto; la speranza è che vengano risolte in tempi ragionevolmente contenuti, diffondendo ancor più la cultura di un turismo che abbia caratteri di sostenibilità nel medio-lungo periodo; anche per favorire la fruizione dei beni culturali, l’ampliamento dei servizi di mobilità che tengano conto dell’incremento vertiginoso delle presenze, la convivenza tra turista e residente che di turismo non vive e che si sente violato nel proprio territorio e nei tradizionali ritmi di vita. Il controllo dei prezzi è momento strategico, la storia insegna.

a) L’estetica del territorio va meglio salvaguardata. Le recenti soluzioni prescelte per la litoranea che si dirige verso il sud della città mostrano crepe sotto gli aspetti cromatici e nella coerenza del mix tra vecchie e nuove strutture viarie e paesaggistiche. È difficile conciliare le antiche pietre della Via Traiana, di sapore peutingeriano e tra l’altro poco valorizzate, con inconsapevoli piastrelle moderne cosparse sui nuovi marciapiedi. Il paesaggio va tutelato anche nei dettagli, nel quadro del desiderato turismo d’élite attento ai particolari che fanno la differenza.

b) Il turismo è fenomeno complesso. Pur essendo trascorso un breve lasso di tempo dagli inizi del dinamico percorso monopolitano, è passata la fase artigianale e quindi va gestito con strumenti professionali adeguati alle mille esigenze culturali di un mondo forse troppo dinamico rispetto alle capacità organizzative disponibili. Lo sguardo “pubblico” deve avvalorarsi dal punto di vista professionale, deve abbracciare tutte le problematiche. Un eccessivo grado di “laissez-faire” può rappresentare una trappola per lo sviluppo sostenibile e per la salvaguardia dei rapporti tra residenti e turisti nelle relazioni con il territorio, il genius loci, il doveroso rispetto dei cittadini.

L’attenzione tardiva di questi ultimi tempi non potrà avere effetto retroattivo ma sarà utile per frenare una deriva che offre indubbi rischi nel medio periodo.

In altre parole una destinazione turistica va continuamente gestita tramite l’interazione tra sistema economico-culturale e il tessuto sociale, l’attenzione al suo inevitabile ciclo di vita e all’eventuale momento di stagnazione collegato allo sfruttamento dell’area e agli eccessi di carico; i soggetti organizzativi devono acculturarsi professionalmente ed adeguare le variabili di sistema, l’aggiornamento delle politiche di programmazione e intercettazione in un crescente quadro di sostenibilità.

Questo turismo lievitato in fretta va ricucito con pazienza, pur giovane, frizzante ed euforico è già pieno di smagliature, rattoppi, strappi da usura, è diventato “over”. Traducendo nell’esclusivo linguaggio tardo-barocco degli economisti, questo turismo non è in uno stato di equilibrio uniforme in una prospettiva di medio, lungo periodo. Ne è chiara metafora l’inquinamento sonoro, visivo, urbano, psicologico, naturalistico congiunto ai fondati timori di incombenti infiltrazioni mafiose che di certo non considerano la sostenibilità come un target prioritario. Un allarme che deve far riflettere. Monopoli deve guardare al suo futuro, a quello dei residenti, in particolare ai suoi giovani e al loro diritto di sentire propria la propria città.

L’Abate Pacichelli, turista per caso, oggi avrebbe serie difficoltà a ribadire i suoi eccellenti giudizi e a produrre rappresentative incisioni che hanno fatto la storia iconografica della Puglia.

Quo vadis, Monopoli?

Monopoli. Sagrato Cattedrale

Bibliografia

Tourism and local growth in Italy Bronzini, Ciani, Montaruli – Banca d’Italia – 2019
I limiti dello sviluppo turistico nel Mezzogiorno Autori vari – Economia e politica – 2023
Stefano Carbonara- Turismo in Puglia e a Monopoli – Monopoli Tre Rose – 2023
Evoluzione del turismo in Puglia Potito, Quercia – Regional Economy – 2023
I territori e gli obiettivi di sviluppo sostenibile Rapporto ASviS – 2023
Il Mezzogiorno tra turismo e il manifatturiero Il caso della Puglia – Scorca, Armenise Etica ed economia
Le Puglie – Francesco Lettieri Gli ostacoli allo sviluppo – 2024 Aga Editrice


Francesco Lettieri

Nato nel 1943, si laurea in “Economia pubblica” e consegue la specializzazione in “Scienza delle finanze” presso l’Istituto manageriale “A. Olivetti” di Ancona.
Nel 1971 entra nella Banca d’Italia dove ricopre ruoli nella vigilanza ispettiva sulle aziende di credito e nella funzione fiscale, approfondendo i temi dell’imposizione diretta e indiretta nel settore creditizio e nel mercato dei capitali con riflessi internazionali, gli aspetti civilistici e tributari del bilancio bancario.
È autore di scritti sui rapporti tra bilancio civilistico e fiscale, inflazione e tributi, evasione fiscale e distribuzione del reddito.
Dopo aver partecipato alla revisione organizzativa delle aree funzionali della Banca e al progetto di rivisitazione del sistema operativo delle filiali, ha diretto il settore di produzione normativa.
Dirigente del Servizio Rapporti Fiscali della Banca, ha partecipato ai lavori della Commissione per l’avanzamento dei dipendenti alla Dirigenza e della Commissione paritetica per le Pari Opportunità.
È attualmente in pensione.
Ha fatto parte del primo Comitato direttivo dell’Agenzia delle Entrate (2001) nominato dal Consiglio dei Ministri con Decreto del Presidente della Repubblica. Organo decisionale e deliberativo dell’Agenzia che ha gestito la fase di transizione organizzativa della funzione pubblica fiscale.
Vive in Puglia e trascorre a Monopoli le vacanze estive dagli anni ’50.
Ha pubblicato recentemente il volume “Le Puglie”.

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Comments 8

  1. DOMENICO says:
    2 anni ago

    Sono decenni che si sottolinea come turismo e agricoltura non sono sufficienti a garantire lo sviluppo del nostro Sud. Ora si prende atto anche dei notevoli risvolti negativi dell’over turismo. È ora di cercare una combinazione di settori di sviluppo sostenibile che trovi i giusti equilibri ambientali e sociali. In particolare occorre che vi sua una equa distribuzione della ricchezza e non lauti profitti per pochi e povertà per molti

    Rispondi
  2. vincenzo says:
    2 anni ago

    A conferma di quanto sopra, il Rapporto Annuale 2023 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro certifica in Puglia, nel settore “Attività servizi alloggio e ristorazione”, circa lo 80% di verifiche concluse con riscontro di irregolarità di vario genere (particolarmente rilevanti quelle sul lavoro nero e in materia di sicurezza), peraltro, in buona compagnia degli altri settori produttivi. Certo, rispettare tutte le norme non è facile, ma con queste percentuali il pensiero al dolo è inevitabile.

    Rispondi
  3. Bruna Civilla says:
    2 anni ago

    Notevole articolo che tocca tutte le criticità del turismo che ha investito, nel senso più letterale del termine, la Puglia in generale e Monopoli in particolare. Complimenti all’autore e un incitamento a trattare in modo approfondito ed esaustivo le ricadute negative sulla vita dei residenti in generale e in particolare su quelli a reddito fisso. So bene che è uno dei punti trattato, suggerisco solo un ulteriore circostanziato approfondimento. Complimenti ancora.

    Rispondi
  4. Vincenzo says:
    2 anni ago

    Articolo molto interessante, che riassume con chiarezza i punti nevralgici dello sviluppo turistico che stiamo conoscendo. Il limite concreto, in particolare sui costi sociali e ambientali, è che essi sarebbero preoccupanti se avessimo un senso di comunità che non abbiamo (mai avuto). La pessima distribuzione di costi e benefici rivenienti dal turismo, in particolare la forte distribuzione dei primi e l’estrema concentrazione dei secondi, è tangibile ormai da qualche anno, ma tutto continua come prima e più di prima, all’insegna di illusioni difficili da far capire e da accettare. Ci ritroveremo con un territorio svenduto a beneficio di pochi e con la povertà di sempre per tutti gli altri.

    Rispondi
  5. Francesco Totaro says:
    2 anni ago

    Analisi veritiera e ben articolata, forse con qualche prolissità da eliminare. Merita di avere la più ampia diffusione nel territorio locale e anche altrove per creare una buona coscienza civile e politica, dal momento che il fenomeno della rendita turistica sta diventando una piaga sociale e ambientale

    Rispondi
  6. Luciano says:
    2 anni ago

    Non so chi abbia fatto questi voli diretti
    Bari con paesi dell’ est.
    Ma abbiamo una massa di poveri.
    Non conoscono i brand famosi italiani.
    Si spaventano quando entrano nei negozi di serie A.
    Il problema è che entrano.
    Stiamo facendo un turismo di massa.
    No
    Monopoli no.
    Può ospitare di meglio, visto che abbiamo strutture ricettive di alta qualità.

    Rispondi
    • Vincenzo says:
      2 anni ago

      Non conosco il livello qualitativo delle strutture ricettive locali, ma per quanto sento dire sono molto numerose e addirittura pare che aumentino a dismisura di anno in anno. Il che vuol dire che, pure al netto di fenomeni speculativi, per riempirle a sufficienza credo che non si possa prescindere da un turismo di massa.

      Rispondi
    • Dina says:
      2 anni ago

      Consapevole che tutto mondo è paese da questo punto di vista : l’ anno scorso ho effettuato un cammino con varie tappe di sosta in svariati beb e trattorie , forse 1/10 ha pagato le tasse sugli importi da me consegnati ( anche a volte sollecitati) conosco la Puglia in gran parte del suo territorio, da camperista è decisamente ” il mio luogo del cuore” dove molto probabilmente mi trasferirò .Rimane il divario tra chi si arricchisce impropriamente e chi come ben sottolineato nell’ articolo ,rimane un operaio con competenze a volte elevate.

      Rispondi

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