Un lungo viaggio. Dodici giorni tra Oceania e Asia.
Le prime parole per condannare l’aborto e i respingimenti dei migranti.
Una riflessione sul martoriato Medio Oriente: «Gaza? Si dice guerra difensiva, ma è troppo. Non si fanno passi per la pace».
Subito dopo: «Tra Harris e Trump? Ognuno scelga il male minore. Entrambi sono contro la vita».
Papa Francesco è atterrato all’aeroporto di Fiumicino. Decollo da Singapore. Ultima tappa del lunghissimo viaggio apostolico. In Indonesia, Papua Nuova Guinea, Timor-Lest e Singapore. Ha subito inviato un telegramma al presidente Mattarella: «Al rientro dal viaggio apostolico in Asia e Oceania dove ho avuto la gioia di incontrare comunità cristiane radicate in una profonda fede. Sono grato a Dio per l’esperienza ecclesiale e interreligiosa vissuta. Esprimo di cuore a lei, signor Presidente, e alla diletta nazione italica un affettuoso pensiero unito alla preghiera al Padre celeste per il bene e il progresso di tutto il Paese».
La Sala Stampa del Vaticano ha comunicato che Papa Francesco è passato dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, dove si è fermato per una preghiera davanti all’immagine della Madonna. Al termine è rientrato in Vaticano.
La conferenza stampa ha avuto inizio con parole di preoccupazione: «A volte si dice che è una guerra difensiva o no, ma alcune volte credo che sia una guerra troppo, troppo… E non trovo che si facciano i passi per fare la pace». E sulla situazione di Gaza ha risposto: «È più importante la fratellanza che l’uccisione del fratello». «Fratellanza, darsi la mano. Alla fine, chi vince la guerra troverà una grande sconfitta. La guerra sempre è una sconfitta, sempre, senza eccezioni. E questo non dobbiamo dimenticarlo. Per questo, tutto quello che si fa per la pace è importante. E inoltre voglio dire una cosa: ringrazio tanto, tanto quello che fa il re della Giordania. È un uomo di pace e sta cercando di fare la pace, re Abdallah è un uomo bravo, buono».
Sui candidati alle elezioni presidenziali americane, afferma: «Ambedue sono contro la vita, sia quello che butta via i migranti sia quello che uccide i bambini. Ambedue sono contro la vita». Poi prosegue: «Si deve votare. E si deve scegliere il male minore». «Chi è il male minore, quella Signora o quel Signore? Non so, ognuno in coscienza pensi e faccia questo». «Mandare via i migranti, non dare ai migranti capacità di lavorare, non dare ai migranti accoglienza è peccato, è grave». «Chi non custodisce il migrante, manca. È un peccato contro la vita di quella gente. La migrazione è un diritto, un diritto che già nella Sacra Scrittura, nell’Antico Testamento c’era. Lo straniero, l’orfano e la vedova: non dimenticare questo». «Fare un aborto è uccidere un essere umano». «La Chiesa non permette l’aborto perché è uccidere, è un assassinio».
Sulla Cina: «Io sono contento dei dialoghi con la Cina, il risultato è buono, anche per la nomina dei vescovi si lavora con buona volontà». «La Cina per me è un desiderio, nel senso che io vorrei visitare la Cina, perché è un grande Paese; io ammiro la Cina, rispetto la Cina». «È un Paese con una cultura millenaria, una capacità di dialogo, di capirsi tra loro che va oltre i diversi sistemi di governo che ha avuto. Credo che la Cina sia una promessa e una speranza per la Chiesa. La collaborazione si può fare, e per i conflitti certamente. In questo momento, il cardinale Zuppi si muove in questo senso e ha rapporti anche con la Cina».
Infine sugli abusi. «Il lavoro contro gli abusi è una cosa che tutti noi dobbiamo fare: ma non solo contro gli abusi sessuali, contro ogni tipo di abuso. L’abuso sociale, l’abuso educativo, cambiare la mentalità alla gente, togliere la libertà. L’abuso, a mio giudizio, è una cosa demoniaca, perché ogni tipo di abuso distrugge la dignità della persona, ogni tipo di abuso cerca di distruggere quello che tutti noi siamo: immagine di Dio». «Dal 42 al 46 per cento degli abusi si verificano in famiglia o nel quartiere… L’abuso sessuale dei bambini, dei minorenni è un crimine, è una vergogna».
La Chiesa è aperta a tutti. Sottolinea e ribadisce: «Tutti, tutti, tutti». Per Papa Francesco il principio di accoglienza è il cardine del suo pontificato.
Antonio Losito