Alle donne che lottano, a nessuna esclusa, il premio Nobel in Afghanistan e in Iran.
L’attivista iraniana Narges Mohammadi, già vincitrice del Premio Nobel per la Pace, ha promesso che continuerà a lottare per «democrazia, libertà e uguaglianza» nel suo Paese. Il messaggio è condiviso dalla sua famiglia. Inoltre ha detto che resterà in Iran per continuare la sua battaglia «anche se dovessi passare il resto della mia vita in prigione». Questo è probabile, perché se l’attenzione è calamitata dalla resistenza iraniana e si allarga alle nazioni vicine, sensibili a questo tipo di lotta, si diffonderà anche alle “sorelle” afghane, anch’esse in piazza. «Anche lì le donne scendono in piazza, ma non sentiamo il loro urlo. Anche lì vengono rinchiuse in prigione, ma non avvertiamo la loro sofferenza. Vengono lapidate e annegate per peccati-reati che non lo sono affatto, ma non riusciamo a credere a quei rari e feroci video che vengono diffusi dalle attiviste rifugiate all’estero. Vengono rinchiuse in gabbie di stoffa – i burqa – e allontanate dalla scena pubblica perché sia più facile tenerle in pugno in quella privata. Vengono lasciate senza istruzione perché l’ignoranza facilita la sottomissione. La resistenza iraniana scende in piazza e rischia gli arresti, quella afghana tiene aperte le scuole clandestine. Le donne iraniane si tolgono il velo, le afghane con il velo addosso inventano modi per sopravvivere. Non vale un Nobel per la pace, tutto questo?».
Narges Mohammadi è nata a Zanjan il 21 aprile 1972 e conosce solo un modo di vivere. Lottare contro la teocrazia islamica dell’Iran per difendere i suoi e altrui diritti. Non ha alcuna paura. Come una funambola cammina su un filo senza una rete di protezione, che possa ammortizzare l’impatto. Appena compiuto i suoi 50’anni, ha “festeggiato” con un video-appello, dedicato ai difensori e agli attivisti dei diritti umani. È tornata nuovamente in carcere per scontare l’ennesima condanna. Otto anni di detenzione per crimini contro la sicurezza nazionale dell’Iran. Sebbene in prigione, ha affermato: «Cari difensori dei diritti umani, sono molto felice di condividere questo videomessaggio con voi oggi, in occasione del mio cinquantesimo compleanno. Oggi, alle 17, mi dirigerò verso il carcere, come tante altre volte, ma sono piena di speranza e libera da qualsiasi preoccupazione o frustrazione».
Narges Mohammadi è stata arrestata 12 volte, complessivamente condannata a trent’anni di carcere, oltre alle moltissime frustate. Attivista sin dai tempi in cui studiava all’università. Aveva fondato il gruppo degli “Studenti illuminati”.
Antonio Losito