PREMESSA

Quanto è reale l’immagine che ci offrono il mondo della comunicazione e le fonti pubbliche sulla società e sull’economia pugliese?
In questo libro osservo i fatti, le luci e le ombre, le certezze e le contraddizioni, le antiche e nuove atmosfere sociali, con valutazioni meno enfatiche e più dubitative di quelle ufficiali.
Il lavoro è lo sviluppo di altri miei scritti apparsi negli ultimi anni sotto forma di articoli che formano un sintetico quadro d’insieme della Puglia sotto il profilo economico-sociale in un periodo di cambiamento demografico e culturale, con un mondo politico trasformista e nomade nelle sue principali manifestazioni, il che lo rende parte del problema anziché la soluzione.
Di fronte a maree di fonti informative, pubbliche e giornalistiche che offrono all’attenzione generale le “perle” della Regione, il turismo, le isole felici dell’economia, il consenso internazionale, l’appeal indiscusso del territorio, è opportuno leggere le Puglie secondo paradigmi non tradizionali, non convenzionali che evidenzino le obiettive realtà anche se con narrazioni scomode e controcorrente.
In questa sede emergono gli aspetti problematici inquadrando il territorio in un contesto di criticità diffuse a causa di inerzie che ancora frenano i cambiamenti soprattutto culturali. Oggi la società sta pagando il prezzo dei ritardi che, insieme al mutamento demografico in atto, profilano nuove frontiere da affrontare.
Non è più tempo di interventi straordinari e di flussi finanziari da catturare, incombono scarsità di risorse pubbliche e nuovi macigni costituzionali, è venuta l’ora di un convinto impegno civile, della valorizzazione delle risorse interne a cominciare dal capitale umano, di una maggiore consapevolezza che contrastino il declino. Il tempo del “sonnambulismo” va interrotto.
Ai flussi di spesa pubblica che hanno prodotto clientelismo e consenso va sostituita la mobilitazione dei cittadini, l’utilizzo del capitale umano e sociale, una maggiore etica pubblica e privata, la ricomposizione dei conflitti locali e degli inutili contrasti territoriali. Occorre alzare lo sguardo e affrontare con coraggio vecchie e nuove realtà.
Tra le varie opzioni per lo sviluppo locale, in un’area dualistica e talvolta multipla, deve prevalere una nuova forma di “rinascimento regionale” trainato dal capitale umano, dai cittadini, da una nuova partecipazione attiva nella vita civile che supplisca alla disaffezione politica e contrasti le egemonie di stampo materialistico che stanno dominando la scena sociale anche negli aspetti più delicati della convivenza collettiva.
I driver dello sviluppo locale vanno ripensati proprio con la partecipazione diretta dei cittadini che devono diventare protagonisti del loro sviluppo e non solo – come spesso avviene – destinatari dei suoi effetti.
L’esempio emblematico è offerto dall’overtourism che sta creando fenomeni degenerativi del vivere civile oltre a derivate negative in tutti i settori della società, con benefici ristretti che complessivamente non bilanciano i costi espliciti ed impliciti.
Alle diseguaglianze diffuse, alla povertà crescente, alla mortificazione dei diritti non si accompagnano risolutive manifestazioni collettive di dissenso. È un evidente segnale di inerzia, di flessione della “dissenting opinion”, la popolazione non è reattiva quanto necessario, non esercita appieno i diritti di cittadinanza. C’è timidezza sociale, rassegnazione, isolati sono i casi di “pacifiche rivolte” o poco incisivi.
La Regione ha una sicura capacità nel raccontarsi e nel farsi raccontare a proposito di innovazione, creatività e modernità che si scontrano con presenze antiche e radicate, altre di recente evoluzione, che tendono a frenare le traiettorie virtuose, talvolta a bloccarle.
ISOLE FELICI

Oggi assistiamo a tante positive realtà e sono diffusi i segnali di vitalità, la Puglia è una terra dinamica, con un crescendo di consensi e soprattutto speranze che però convivono con molti aspetti critici tali da frenare lo sviluppo economico e sociale.
Il turismo è in prorompente sviluppo con tassi di crescita elevati e maree di consensi dei “media”. Crescono le imprese innovative di successo, il cooking è plagiato e gustato ovunque, i prodotti agricoli sono considerati di eccellenza, il wedding è dilagante.
Si impongono i settori informatico, aerospaziale, trasporti, logistica avanzata, chimico, meccanico e meccatronico; l’industria culturale e cinematografica brilla; gli aeroporti supportano il decollo di settori importanti, le rotte energetiche sono attive, è elevato lo sviluppo dell’eolico e della produzione di energia da fonti rinnovabili.
Esistono isole felici di vitalità economica, l’appeal pugliese è ormai diffuso anche all’estero illuminato dalle affascinanti immagini del recente G7, un exploit imprevedibile. Le potenzialità riguardano alcuni settori particolari da consolidare.
L’industria aerospaziale è un comparto tra i più attivi della regione e nell’ultimo decennio ha mostrato una crescita notevole. Si è raggiunto un forte incremento di imprese operanti nella fabbricazione di aeromobili e satelliti spaziali. I prodotti agricoli di eccellenza sono un asset fondamentale in grado di raggiungere alti valori di produzione.
L’attività di creazione di energia pulita per il territorio con alto numero di impianti e di potenza installata di “nuove rinnovabili” è pioniera nell’introduzione di politiche energetiche innovative. Il turismo costiero e di qualità è attirato dalle tante spiagge blu, garanzia di salvaguardia dell’ecosistema marino e di sostenibilità. L’industria culturale e creativa si rivela dinamica e fattiva. Un quadro complessivamente promettente.
CRITICITÀ

Sono molti, alcuni difficili da eliminare avendo radici profonde, gli aspetti problematici che condizionano lo sviluppo equo e sostenibile.
1) Sistema demografico
E’ un fattore critico. La Puglia ha smesso di essere il bacino del Paese, gli indicatori dicono che le dinamiche colpiscono le nascite ma anche i residenti in relazione agli esodi, alle fughe dei talenti, dei giovani.
La Puglia si deve giostrare tra l’incudine di una migrazione crescente ed una evidente denatalità con il serio rischio di spopolamento; è in atto una rivoluzione silenziosa. La denatalità rappresenta un cambiamento della morfologia sociale che, in combinato effetto con altri fattori, è tale da influenzare il sistema del welfare, il finanziamento al settore sanitario, la tradizionale figura della donna: invecchiamento della popolazione, calo del Pil, debolezza del sistema pensionistico, meno madri, madri con meno figli e contrazione della forza lavoro.
È una trappola che genera una comunità più vecchia, culle vuote, banchi di scuola esuberanti, meno votanti e meno rappresentanti. Si calcola che nel 2040 le coppie con figli saranno una su quattro, le famiglie con una sola persona una su tre.
È una delle Regioni con più giovani in fuga, da molto tempo; tra qualche decennio avrà circa tre milioni di abitanti rispetto ai quattro attuali. Si cresce in Puglia, si lavora al nord e spesso si va all’estero con stipendi e clima di lavoro più appetibili.
Così la spesa educativa si vanifica, la fragilità del sistema è evidente quanto la marginalità del territorio. è una situazione allarmante, con la denatalità la Puglia rinuncia a generare ricchezza in termini di capitale umano, l’erosione è evidente, il dividendo demografico si contrae.
Da più parti fioriscono i suggerimenti terapeutici, l’ampliamento del welfare a favore delle famiglie e soprattutto delle madri lavoratrici e così via; ma le tematiche affrontate devono guardare in profondità valutando un welfare oggi insufficiente anche per i percorsi di studio, carriera, progresso nella vita dei giovani, per livello dei salari e dei servizi; e devono guardare anche verso la psicologia delle fasce giovanili orientata al “sottrarsi alla vita” lavorativa e familiare e spesso alla mancanza di desiderio per il futuro.
C’è una evidente spirale, tasso di occupazione basso (soprattutto per le donne), servizi carenti, welfare incongruo, percezione di un futuro difficile con fattori che incidono sulla pianificazione a lungo termine della vita generando un futuro incerto ed un equilibrio familiare difficile. Il “carico mentale” che incombe sui giovani già fragili di questa generazione è notevole. Le nuove generazioni “motore della crescita futura” mostrano segnali di deprivazione in domini chiave del benessere: istruzione e lavoro, coesione sociale, prospettive future.
2) Madri e denatalità
Nel quadro articolato di componenti innovative è in atto una rivoluzione silenziosa, ma non per questo trascurabile, nel tentativo di conciliare femminilità e maternità verso la definizione di una figura femminile affrancata dal simbolico materno; quindi la maternità̀ come una parte della vita non più come identità permanente.
Stiamo perdendo il senso identitario della maternità anche in Puglia dove è un valore assoluto; anche qui la genitorialità è pervasa dall’idea che rappresenti un ostacolo ad una nuova dimensione delle proprie aspirazioni di vita.
La denatalità ormai va vista come sintomo e causa di un profondo cambiamento della morfologia sociale, la sua portata – soprattutto in una prospettiva non immediata – è tale da influenzare il sistema di welfare, l’assetto produttivo, il quadro educativo, la figura della donna. Ma non c’è sufficiente consapevolezza della dimensione di questo lento ma chiaro mutamento, la condizione post-moderna spinge ad una destrutturazione dell’essere genitori che altera la morfologia sociale.
La Puglia oggi non è un paese per madri, sta di fatto lentamente rinnegando la sua storia, le sue radici, è difficile dire con quale consapevolezza delle conseguenze profonde che si vanno determinando, degli sradicamenti diffusi.
Il futuro si presenta con una nuova composizione della società, assistiamo ad una rivoluzione antropologica per una figura che vede prosciugare le sue attribuzioni storiche e prolifiche.Regge ancora l’idea di famiglia allargata ma sta declinando l’accettazione della genitorialità come manifestazione “eroica” (comunque e per sempre) che altera i desiderati livelli tra tempo di famiglia, di vita e di lavoro.
Il calo della natalità non si differenzia sostanzialmente dagli altri territori, ma la tutela della “madre” è qui di più vitale importanza, il suo futuro e la sua visibilità sono quelli propri della Puglia. In un’ottica di mero potere la “galassia femminile” sta perdendo spazi, in Puglia di più.
3) Assetto educativo
Presenta problemi radicati. Elevati i fenomeni di dispersione scolastica, analfabetismo di ritorno, povertà culturale. La percentuale di giovani laureati è bassa, per i neet siamo agli ultimi posti delle classifiche regionali. C’è una crescente e diffusa esigenza di miglioramento del sistema educativo (scuola/università/formazione) che meglio prepari alla cittadinanza democratica basata sulla diffusione di cultura e conoscenza.
Occorre rafforzare anche il sistema di biblioteche e dei centri di cultura per dare maggiore continuità all’iter scolastico. La Puglia non è un luogo di lettori, arranca nelle classifiche degli amanti di libri e quotidiani. C’è un significativo ritardo nella creazione e dotazione di capitale umano. I fattori culturali sono la causa primigenia del sottosviluppo.
4) Analfabetismo funzionale
Molto diffuso anche in Puglia, dove gli analfabeti funzionali (caratteristica di chi pur sapendo leggere, scrivere e far di conto non ha sufficienti capacità di comprensione di nozioni elementari per la vita di tutti i giorni) sono circa il 28-30%; molti laureati uniscono laurea e un sostanziale analfabetismo.
È un dramma, una realtà̀ che fa riflettere e che è sfuggita di mano ad educatori e politici. Le cause sono da rinvenire in una mancanza di cultura e studio, in una regressione post-scolastica del sistema, soprattutto in uno stile di vita condizionato dalla subalternità̀ dagli aspetti patologici dello smartphone e dei suoi derivati, dal diffuso conformismo del gregge informatico, da una dilagante informazione senza cultura e valori, da una società dove tutti sanno tutto.
Siamo la società più informata della storia ma con competenze e conoscenze individuali non adeguate a causa di una informazione regressiva che esercita negative influenze sulla popolazione soprattutto giovanile.
Di qui il circolo vizioso, la trappola che porta all’analfabetismo: il passaggio da una fase scolare più o meno sufficiente all’inserimento caotico nel grigio contesto dell’informazione livellatrice e prefabbricata, nel mondo dei social, delle fake news e dintorni. Un sistema circolare in cui le energie cognitive sono prosciugate e subentra la fase dell’inganno; ormai siamo nella trappola dell’inconsapevole, un’ondata di informazioni, illusioni, deviazioni dal reale.
C’è una frattura profonda tra mondo della cultura, del pensiero e della ricchezza interiore e quello dell’informazione caotica e tuttistica, inconsapevole e nichilistica; un’identità bipolare che fa male alla crescita del sapere autentico e mortifica l’evoluzione intellettiva dei giovani e non solo.
5) Sistema sanitario
E’ segnato da molte, note criticità. Le file e le attese presso le Asl e gli ospedali pubblici creano seri problemi alla comunità; il divario strutturale con altre Regioni è evidenziato dal diffuso fenomeno della migrazione sanitaria.
Gli indicatori esprimono livelli di spesa per abitante più contenuti e non ottimali condizioni di salute in confronto con altri territori. Gran parte degli utenti lamenta difficoltà di accesso a visite specialistiche e prestazioni diagnostiche a causa delle liste di attesa e temono che il Sistema sanitario regionale possa non reggere.
Il Sistema attraversa una fase di obiettiva sofferenza, la carenza di risorse ne condiziona gli equilibri, le prospettive non sono rosee. Inadempienze, denunce, violenze, carenze di personale adeguato e fuga dal “pubblico”, attrezzature obsolete o non utilizzate, disavanzi ricorrenti e rientri di bilancio affrettati, diritti negati e iniquità; tante le criticità compresa la flessione e la frammentazione degli interventi pubblici.
L’affanno accomuna tutta la filiera professionale, provoca tensioni, insicurezze, angosce, clima di lavoro insoddisfacente proprio in un settore che decenni fa era considerato una perla del “welfare”, un ammortizzatore sociale di buon affidamento e di larga diffusione, di soddisfazione per buona parte dei cittadini.
6) Dislivelli economici e sociali
Sono in crescita, le famiglie “in povertà” sono superiori alla media nazionale in un quadro di disagio crescente e welfare territoriale non adeguato. In particolare i dati ufficiali che riguardano la povertà sono tra i più alti del Paese; la distribuzione del reddito è fortemente sperequata. Una quota rilevante della popolazione è in una situazione di disagio; le sfaccettature della povertà sono molte e rappresentano un fenomeno in crescita.
Sono colpite anche le persone impiegate nell’ampio “sommerso” che non godono di sostegni sufficienti e non hanno risparmi accumulati. Aleggia la trappola della povertà intergenerazionale; un’alta percentuale di adulti a rischio povertà proviene da famiglie che – quando erano ragazzi di 14 anni – versavano in una cattiva condizione finanziaria.
Più in generale la trappola viene alimentata dal reddito dei genitori, dal loro background, dalla provenienza geografica che influenzano la mobilità sociale, nonché́ dal grado d’istruzione e dalla possibilità di continuare l’iter scolastico. Ridurre le sacche di diseguaglianza è un problema assolutamente centrale.
7) Infrastrutture
Uno dei talloni d’Achille del sistema è ancora costituito dalle infrastrutture che sono un aspetto cruciale per trasporti, reti stradali, ferroviarie, portuali; quelle digitali di tipo avanzato sono essenziali per supportare l’innovazione.
Le reti ferroviarie offrono serie problematiche: nei collegamenti veloci con i principali centri urbani del Centro e del Nord, nelle interferenze con il traffico locale e con la viabilità adiacente. Ad esempio non è disponibile un collegamento ad alta velocità con la Campania, la Regione è quarta per percentuale di rete non elettrificata.
La rete della logistica dei porti è insufficiente. La viabilità rurale è in sofferenza, occorre renderla accessibile per i residenti, per gli agricoltori, per favorire le attività turistico/ricettive. La rete viaria è obsoleta, non è più in grado di reggere l’urto del turismo che spesso si infrange contro i “lavori in corso”.
Il gap con il Nord è evidente. Le infrastrutture logistiche vanno innovate in modo da sottrarre la Puglia dal perenne stato di quasi-insularità che ancora esiste in parte. Le reti infrastrutturali riferibili in maniera ampia non solo alla mobilità e alle comunicazioni vanno potenziate; in particolare si registrano carenze nelle “infrastrutture sociali”, specialmente nelle scuole.
Larga parte degli alunni delle scuole primarie non beneficiano del servizio di mensa con la principale conseguenza che una bassa percentuale di studenti accede al tempo pieno così perdendo un consistente monte-ore di attività scolastica. È un gap decisivo in tema di formazione scolastica.
8) Mercato del lavoro
I meccanismi si rivelano inefficienti: forte divario occupazionale di genere, alta percentuale di occupati con sovraistruzione e di lavori precari per i giovani, carenza di personale specializzato, emigrazione di giovani e adulti in età lavorativa.
I tassi di occupazione sono bassi anche rispetto alle altre aree europee in ritardo di sviluppo. La difficoltà di creare lavoro è una delle determinanti del divario territoriale e dei livelli di diseguaglianza. Le persone qualificate si trasferiscono al nord con conseguente flessione della popolazione.
Il working poor è un fenomeno diffuso e preoccupante per vari aspetti del “sociale”. Nel turismo – un bacino importante per l’occupazione – sono bassi i salari con criticità in termini di sicurezza pensionistica e continuità economica; le mansioni trovano limiti oggettivi e scarso contenuto tecnologico, la crescita professionale è scarsa con ridotte possibilità di carriera.
Le condizioni di lavoro sono critiche: diffusione del lavoro nero, ampia flessibilità, bassi salari, orari spesso impossibili, bassa partecipazione sindacale. Il mercato del lavoro è intrappolato nella precarietà e nella flessibilità. La mancanza di un lavoro stabile, il lavoro povero configurano una “trappola della precarietà” in cui convivono una forza lavoro fragile, difficoltà di accesso al credito e capacità finanziaria limitata, assenza o inadeguatezza di protezione sociale, carenza di opportunità formative.
9) Produttività
Evidenzia un andamento problematico.
Diverse le cause di fondo individuate: disallineamento del percorso di studio con le esigenze del mercato del lavoro; carenze sul fronte dell’istruzione professionale; basso livello di conoscenza e competenza in un quadro di capitale umano non adeguato; diplomati e laureati con sbilanciamento a favore di discipline artistiche, umanistiche e scienze sociali rispetto a quelle tecniche e scientifiche; frammentazione del tessuto produttivo e della dimensione delle imprese che si affianca all’ipertrofia del settore pubblico (se paragonata ai servizi offerti), basso livello complessivo di concorrenza, incapacità diffusa di investire in innovazione, proprietà familiare delle imprese con basso orientamento alle innovazioni, inefficienze del sistema giudiziario e del settore pubblico con rilevante appesantimento degli oneri amministrativi.
Una ragione mai sufficientemente approfondita si connette al capitale umano; la filiera (istruzione, scuola, formazione continua, università) è sostanzialmente trascurata, lo dimostrano i dati sugli investimenti pubblici e privati e i confronti europei.
Se non si svilupperanno variabili “soft”, la cura del lavoro in team come approccio interdisciplinare, la cura delle conoscenze non copiabili dai pc, l’aumento della cultura di base, il territorio vivrà una stagnazione della produttività di sistema. Il capitale umano contribuisce ad aumentare la produttività sia direttamente, accrescendo la capacità della forza lavoro, sia indirettamente incentivando l’adozione di tecnologie più avanzate e innovative.
L’attuale assetto del mercato del lavoro fondato, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, sul precariato, sul lavoro “mobile”, e su quello a tempo determinato, costituisce un freno alla crescita di competenze, di abilità, di produttività, influenzata da aspetti motivazionali.
Oggi i giovani sono spesso destinati ad attraversare un purgatorio fatto di retribuzioni minimali e di incertezze lavorative che condiziona gli aspetti puramente motivazionali. Il capitale “non di qualità” viene impiegato in un crescente quadro di terziarizzazione nel quale le mansioni e i margini di produttività trovano limiti oggettivi.
Se si concentra l’impiego dei lavoratori in settori a basso contenuto tecnologico (ad esempio il turismo) la produttività e i salari non possono aumentare. I flussi migratori (talenti in uscita, manodopera con basse competenze in entrata) accentuano il problema.
Ma sulla produttività incombe una nuova frontiera, un nuovo stile di vita (e di non lavoro), il quiet quitting, orientamento esistenziale che privilegia attività diverse dal lavoro; sarebbe lo scollamento definitivo dell’etica del lavoro e la conferma dell’assenza di prospettive da parte dei giovani.
La produttività è sicuramente influenzata anche da modelli organizzativi. Va stressata, nelle analisi e nelle scelte, la componente motivazionale: lo stimolo del lavoratore, l’adesione al modello imprenditoriale, l’aiuto fornito alla sua situazione familiare, il link azienda-famiglia, corroborato da un welfare aziendale e sociale di supporto all’attività̀ lavorativa.
Non va trascurato un atteggiamento “multitasking” molto diffuso, connesso all’accelerazione sociale che ha vantaggi indubbi ma anche aspetti fortemente problematici sul controllo cognitivo, sulla concentrazione. Studi recenti mettono in guardia da questo fenomeno che può avere dirette influenze non positive sulla produttività aziendale oltre che sull’equilibrio psicofisico dei lavoratori.
Il dato dimensionale delle imprese è decisivo, il nanismo è un forte ostacolo per l’incremento della produttività; unità troppo piccole non possono sfruttare economia di scala e tecnologie avanzate.
La trappola dimensionale incentivata da una vecchia cultura familiare e da ragioni fiscali crescenti e inconsapevoli si traduce in una “trappola della produttività” diffusa a macchia d’olio lì dove il piccolo e bello è un crisma di eccellenza oggi smentito dai fatti e dai dati nei confronti nazionali e internazionali.
Molte delle cause di fondo che frenano una solida crescita della produttività si rinvengono in Puglia; ad esempio lo sviluppo del turismo – con la sua limitata capacità di innovare – è sbilanciato nei confronti del settore manifatturiero che è caratterizzato da maggiore produttività.
10) Lavoro delle donne
Troppe donne non lavorano, oltre il 60% pur scontando il sommerso, tra i più alti livelli europei. È un circolo vizioso: stereotipi di genere, welfare inadeguato, violenza economica, violenze di ogni tipo, conseguente mancato utilizzo di risorse qualificate nel circuito economico.
Le donne pugliesi subiscono una triplice ingiustizia sotto forma di divario territoriale, generazionale e di genere e costituiscono una risorsa fortemente compressa e inespressa. Si sta rinunciando da tempo a rilevanti flussi di ricchezza potenziale, è un caso emblematico di perdurante irrazionalità economica che penalizza il territorio.
In bilico tra vecchio e nuovo la Puglia non è luogo per donne, c’è un “sud al sud”; sono più preparate, riscuotono successo nell’itinerario scolastico ma fanno fatica a entrare e rimanere nel mondo del lavoro. Il divario occupazionale di genere è molto alto ma se la donna rimarrà periferica nel lavoro e nel potere la Puglia rimarrà periferica.
11) Agricoltura
Scricchiola in specifici processi produttivi e distributivi con fasi di sofferenza che toccano mercati e filiere. Spesso domanda ed offerta di beni e servizi non si incontrano con crescenti danni per gli agricoltori locali.
L’agricoltura convenzionale, e non solo, sta attraversando una fase storica difficile: clima erratico, scarsità di manodopera, mestieri in rarefazione, costo delle materie prime in aumento. Si parla addirittura di “tenere in vita l’agricoltura”, il settore fa fatica, l’allarme è condiviso e preoccupa proprio in una terra a forte vocazione agricola.
Occorre un pronto ripensamento delle filiere con nuovi livelli di managerialità, nuove tecniche, difesa dalle calamità naturali, innovazione varietale, ampia destagionalizzazione. In sostanza sono necessari investimenti massicci in innovazione e ricerca per potenziare lo sviluppo tecnologico e modernizzare processi e prodotti.
12) Overtourism (Turismo di massa)
Sta creando fenomeni degenerativi del vivere civile: aumento dei prezzi soprattutto nei luoghi molto frequentati; perdita di tipicità dei centri storici; inquinamento diffuso; peggioramento delle condizioni di vita dei residenti; cementificazione del territorio e consumo di suolo; sottodimensionamento dei servizi pubblici; aumento del traffico e scarsità di parcheggi; crisi e spiazzamento del mercato immobiliare generato dalla domanda turistica con prevalente danno per le giovani generazioni.
È un veleno per la società tranne che per i rentiers i quali accumulano potere e ricchezza. Inoltre puntare sul turismo come leva strategica abbassa la “produttività di sistema”. Non è questa la forma di turismo di cui ha bisogno la Regione con mille problemi, bassa produttività, ambiente di lavoro fragile e iniquo, alterata distribuzione dei redditi, problematiche collaterali che interessano ambiente, vita dei residenti, sostenibilità complessiva.
La valenza strategica di questa forma di turismo è tutta da dimostrare, a parere di molti analisti, compreso chi scrive, è improponibile.

Francesco Lettieri
Scrittore, Economista.







