Unica superstite.
È stata recuperata in mare.
Sul barcone affondato 45 migranti tutti naufragati.
Erano partiti dalla Tunisia.
Sperduta e ritrovata. Poi approdata a Lampedusa. Adesso sta bene tra tante carezze e sorrisi. Ha subito trovato tante braccia e una coperta per riscaldarsi.
Proviene dalla Sierra Leone.
Il culmine di una ennesima sciagura. Adesso tantissimo affetto. Diametralmente diverso da quelle spaventose acque in cui ha rischiato di morire. Stando a quello che lei stessa ha riferito, la barca era di metallo. Una storia al limite. Migrazione ed estremo dolore.
L’immediata ricostruzione ci sottopone la visione di una ennesima tragedia. Seguiranno le indagini necessarie, che riguardano il caso specifico. Partiti alcuni giorni fa da Sfax (Tunisia) e, a causa di una tempesta, affondati. In piena notte la piccola è stata tratta in salvo da un veliero, il Trotamar III, della Ong “Compass collective”. È riuscita a rimanere a galla, aggrappata a una camera d’aria e a un giubbetto di salvataggio. Sbarcata a Lampedusa alle sei del mattino. Si ipotizzano tre giorni di permanenza in mare dopo il naufragio.
Il dr. Francesco D’Arca, medico responsabile del poliambulatorio di Lampedusa, afferma: «L’abbiamo visitata, le condizioni generali si presentavano buone». «L’abbiamo rivestita con una tuta delle nostre dotazioni. Dopo i controlli è stata dimessa e trasferita all’hotspot. Quando l’ho vista io era serena, parla inglese e arabo e ha detto di avere viaggiato con il fratello che risulterebbe disperso, mentre il papà sarebbe rimasto in Tunisia».
La ragazzina ha parlato e raccontato di quell’attimo in cui sono precipitati tutti in mare. Con lei c’erano due ragazzi. Sicuramente la tempesta e la furia delle onde li ha portato lontano da lei. Un vero inferno. Paura e morte.
La volontaria di “Mediterranean Hope”, Francesca Saccomandi dice testualmente: «Sono andata a trovarla al poliambulatorio Le ho lasciato un piccolo kit che doniamo ai bambini che giungono sull’isola: uno zainetto di tela con all’interno un album da colorare e dei colori. Lei mi ha ringraziato. Poi ci siamo salutate e mi ha detto che avrebbe riposato, era un po’ stanca». «È stato un miracolo l’aver sentito la voce della bambina, in alto mare, e col motore della nostra imbarcazione acceso», Parole riferite da Matthias Wiedenlübbert, skipper del veliero Ong.
Inoltre, il parroco di Lampedusa don Carmelo Rizzo tra l’altro dice: «Tutto è successo di notte, per questo non abbiamo notizie molto precise». «Naufragi ce ne sono stati tanti. Non possiamo chiudere gli occhi e restare indifferenti. Le migrazioni invernali sono molto rischiose. C’è chi annega, c’è chi muore per ipotermia. Ci sono stati meno sbarchi, è vero, ma non vorrei che fossero aumentati gli eventi luttuosi e magari non lo sapremo mai. Le persone tentano l’avventura su barchini in lamiera, assolutamente inadatti alla traversata, pericolosissimi. I pescatori di qui li chiamano le “bare naviganti” e non c’è bisogno di spiegare perché».
Sono state inviate nella zone del salvataggio, in acque italiane, alcune motovedette per ricercare tracce del naufragio e altri eventuali dispersi.
Nelle prossime ore la Capitaneria di Porto invierà una relazione alla Procura della Repubblica di Agrigento, che immediatamente aprirà una indagine.
Yasmine a breve dovrà lasciare Lampedusa per essere accudita nel migliore dei modi.
Possiamo tranquillamente affermare che il viaggio della sua speranza è terminato. Adesso è sulla terraferma sotto una coperta termica. Una tuta, i colori e un album. Anche se siamo a dicembre, c’è il sole siciliano di Lampedusa. Il cuore generoso di chi accoglie. L’azzurro limpido del mare. Lontana dal dolore.
Antonio Losito







