Lettera aperta a Monopoli
Una volta Monopoli era una città tranquilla. Una città che si svegliava presto, con il profumo del pane appena sfornato e il rumore delle barche che rientravano in porto. Le sue strade erano percorse da passi conosciuti, le piazze da sguardi familiari. Era una città laboriosa, autentica, dove ogni pietra raccontava una storia e ogni sorriso aveva un nome.
Poi è arrivato il tempo dell’invasione. Il turismo – quello tanto atteso, tanto desiderato – è giunto con la forza di un’onda che non ha chiesto permesso. E Monopoli ha aperto le sue braccia, generosa come sempre. Si è fatta bella, si è fatta accogliente, ha ceduto i suoi angoli più intimi al mondo intero. Ma nel farlo ha iniziato, piano piano, a perdere qualcosa.
Oggi la vedo e non la riconosco del tutto. Sotto l’incanto delle luci, delle vetrine, delle fotografie patinate sui social, Monopoli sprofonda. Sprofonda nella incuria, nell’abbandono di ciò che la rendeva davvero unica. I vicoli storici si sgretolano, i muretti crollano, i giardini vengono inghiottiti dall’erba alta e dall’indifferenza. E lei resta lì, stupenda e sola, come una regina dimenticata.
Eppure Monopoli è ancora uno splendore. Lo è nei suoi tramonti sul mare, nei colori delle barche che si rincorrono nel porto, nel profumo del mare, nella bellezza dei suoi abitanti e delle sue chiese. Ha ancora un cuore che batte forte, ma sempre più spesso nel vuoto.
Chi dovrà prendersi cura di lei? Chi si prenderà la responsabilità di risanare le sue ferite, di restituirle la dignità che merita? Le istituzioni? I cittadini? O forse entrambi, insieme, perché l’amore per la propria terra non può essere delegato, né rimandato.
Monopoli chiama. Lo fa in silenzio, con la voce sommessa di chi non vuole disturbare. Ma il suo grido – se ascoltato – è forte. E ora ha bisogno di orecchie attente, di occhi lucidi, di mani pronte ad agire. Prima che sia troppo tardi. Prima che resti solo il ricordo di ciò che era, e non la speranza di ciò che può ancora essere.
Con amore e malinconia,
Un cittadino innamorato.

Cosimo Belvito, detto don Mimmo
Nasce a Monopoli il 19 maggio 1974
Sacerdote dal 17 settembre 2005.
Attuale Parroco della Chiesa Maria Santissima del Carmine di Putignano.
Ha frequentato Liceo Linguistico di Monopoli
Ha studiato Lettere moderne presso Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
Ha studiato Bioetica presso Università Europea di Roma-Pontificio Ateneo Regina Apostolorum.
IL COMMENTO DI GIUSEPPE DELEONIBUS.
Monopolitano, Ingegnere ambientalista.
Don Mimmo, le tue parole toccano il cuore come una carezza malinconica, come il vento che accarezza le vele al tramonto sul nostro porto. Hai dato voce a un sentimento condiviso da molti, forse da tutti coloro che Monopoli la vivono davvero, non solo la guardano.
Hai ragione: Monopoli è cambiata. Il turismo, dono e condanna, ha portato con sé ricchezza, ma anche smarrimento. Inseguendo il sogno di aprirsi al mondo, la città ha forse dimenticato di guardarsi dentro. E così i luoghi che parlavano sottovoce alle nostre anime ora sussurrano a malapena, coperti dal frastuono dell’effimero.
Ma non tutto è perduto. Il tuo amore, la tua attenzione, la tua denuncia gentile sono già un atto di resistenza. Perché ogni voce che si leva per difendere Monopoli è una mano tesa verso il futuro.
Hai posto una domanda cruciale: “chi si prenderà cura di lei?” La risposta non è semplice, ma è chiara. Siamo noi. Tutti. Le istituzioni devono ascoltare, agire, proteggere. Ma anche i cittadini devono tornare a sentire il senso profondo dell’appartenenza, quello che non si limita a vivere un luogo, ma lo custodisce.
Monopoli non è una cartolina da vendere, è una storia da continuare a scrivere. E scriverla bene significa scegliere ogni giorno di rispettarla: con gesti, scelte, presenza.
Grazie per aver ricordato a tutti noi quanto sia importante non voltarsi dall’altra parte.








“turismo, dono e condanna”: si riassume molto bene in questa frase felice lo stato di Monopoli e di tutte le località (iper)turistiche. Dono per chi, non avendo altre risorse, di turismo (soprav)vive e a maggior ragione per chi, investendo e speculando, col turismo addirittura ci diventa ricco. Condanna per gli altri, probabilmente i più, che perdono in vivibilità e fruibilità della città e ne vengono, pian piano ma inesorabilmente, estromessi, almeno di fatto, se non anche fisicamente. Mentre la politica naviga a vista, in parte travolta dagli eventi e dalla loro velocità, in parte colposamente, se non dolosamente distratta, nell’eterna ricerca del consenso dei più, mediamente poco critici, soprattutto rispetto alle prospettive a medio-lungo termine della città e della maggioranza della sua gente (su quest’ultimo argomento, il sito ha già pubblicato ottime analisi tecniche). Tutte cose già viste e già dette, temo senza grandi possibilità di seguito concreto. Troppi gli interessi in gioco, troppo poche le alternative economiche, troppo difficile governare davvero un fenomeno così invasivo. Fa comunque piacere cogliere nelle parole di don Mimmo e dell’ing. Deleonibus tanto amore per la città.
Grazie Mimmo anche io non riconosco più la mia Monopoli troppo turistica e chiassosa, solo pochi angoli ancora nascosti.. troppi ricoperti di cemento…