IL SOGNO CHE VERRA’
Avremmo voluto celebrare una notte magica, ci siamo trovati invece a viverne una pressoché insonne.
Con la mente che vagava a ripercorrere il film di una stagione lunga e colma di emozioni. Come quelle dell’ultimo atto, quando per l’ennesima volta ieri sera la squadra ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, ma senza trovare poi la forza per andarselo a riprendere.
Così è lo sport agonistico: è sfida quotidiana con sé stessi, è ricerca continua del proprio limite e di come poterlo superare.
Il Monopoli lo ha fatto fino alla fine e la generosità di questo sforzo è arrivata alla gente, è stata chiaramente percepita ed è stato il motivo per cui i ragazzi e lo staff sono usciti tra gli applausi convinti di un pubblico esemplare, per maturità e sportività. Circostanza riconosciuta con stupore (a mio avviso un po’ eccessivo) dagli ospiti lombardi, che a fine gara non terminavano di lodare il fair play dell’ambiente biancoverde.
Evidentemente i luoghi comuni su certo meridione si sprecano ed è un peccato: noi crediamo fermamente che la civiltà non conosca latitudini e che coltivare cultura sportiva sia un dovere di ogni buon dirigente.
Peraltro, questa è proprio una delle mission che mi sono state assegnate un anno fa dal Presidente e quindi quanto accaduto ieri allo stadio ha mitigato in me l’amarezza per le due nette sconfitte che hanno chiuso la stagione.
Quando si dà il massimo non devono esserci recriminazioni, bisogna solo accettare il verdetto del campo, fermarsi un attimo per riordinare i pensieri e ricaricarsi; per ripartire immediatamente dopo, fortificati dalle esperienze maturate.
Congratulazioni alla Giana Erminio, che sta mettendo in mostra un modo differente di fare calcio, quello che privilegia le idee e la continuità del lavoro ai grandi budget.
Non sarei affatto sorpreso se questo gruppo continuasse a stupire ed inseguire un risultato clamoroso, per quanto visto con noi ha tutte le carte in regola per farlo.
Il sogno del Monopoli finisce purtroppo molto prima di quanto avremmo voluto: ed è stato un sogno stupendo, perché condiviso da tanti.
L’abbiamo fatto tutti insieme e nessuno potrà toglierci il sapore buono dei sogni che abbiamo già sognato.
Adesso ci siamo risvegliati ed il risveglio raramente è gradevole, ci vuole un po’ di tempo per riattivarsi. Ma poi la vita ci stimola subito, proponendoci di continuo nuove sfide ed imponendoci di mettere velocemente tutto alle spalle e tornare al lavoro.
La stagione del Monopoli Calcio è stata sontuosa ed ha convinto il mondo politico cittadino della necessità di rendere il “Vito Simone Veneziani” un contenitore moderno e funzionale, più adeguato ai tempi.
Questa sarà la sfida dei prossimi anni: alta, altissima, ma forse l’unica che – se vinta – potrà regalarci la possibilità di rendere i nostri sogni una solida realtà.
Lo sport a Monopoli – con tutte le discipline praticate – è sempre più un fenomeno sociale: mi sono battuto per decenni per affermarlo ed ora, che finalmente mi sembra se ne comprenda l’importanza, questo mi rallegra e mi rende ottimista.
Soprattutto perché lo sport è presidio e baluardo per la crescita dei nostri ragazzi, una generazione che ha bisogno di muoversi nel mondo reale e staccarsi il più possibile dalle insidie di quello virtuale.
In ultimo, una nota personale.
E’ stato per me davvero un privilegio poter vivere un anno accanto a questa società. Devo ringraziare ancora una volta e pubblicamente l’amico il Presidente Francesco Rossiello per aver creduto che la mia presenza potesse avere una qualche utilità per il Club.
Ho accettato con entusiasmo la sua proposta perché mi è sembrato di chiudere un cerchio, essendo stato mio padre uno dei soci fondatori dell’A.C. Monopoli, nel lontano 1966.
Ho trovato un gruppo composto da tanti ottimi professionisti e sono lieto delle relazioni umane che si sono create in questi mesi, un bagaglio prezioso che mi accompagnerà d’ora in avanti.
Spero di aver restituito almeno in parte quella fiducia che mi è stata accordata e di aver dato una piccola mano a questo progetto, che con il tempo sono riuscito a sentire anche mio.
Grazie a chi mi ha seguito su questo social in questi mesi e magari si è avvicinato così alle sorti della squadra, grazie a chi mi ha accompagnato in questo percorso, dentro e fuori dal club.
Le stagioni sportive si avvicendano, gli uomini – calciatori, allenatori, dirigenti – passano. Restano l’idea, i colori sociali, la storia, la passione di chi l’ha vissuta e contribuito a scriverla.
Ed i sogni, certo: ed il sogno più bello è sempre quello che dobbiamo ancora sognare, è sempre quello che verrà.












