Pubblichiamo alcuni stralci di un articolo a firma di don Maurizio Patriciello, pubblicato sull’“Avvenire” nella rubrica “Passi di speranza”.
«La notavo ogni domenica alla Messa dei bambini. Mingherlina, elegante, discreta, silenziosa, occupava … lo stesso posto, in fondo alla chiesa, insieme al nipotino. Già anziana, con il passare degli anni, non la si vedeva più. Quello strano, … morbo, che ruba agli uomini la chiave per accedere allo scrigno dei ricordi della vita, impedendoti finanche di riconoscere i tuoi stessi figli, la demenza senile, si impossessò di lei. Stella – questo il nome della deliziosa nonnina – rimase prigioniera in casa».
«Arrivò la sedia a rotelle, poi nemmeno più quella fu necessaria perché Stella passa le sue giornate a letto. Intorno a lei, però, i semi d’amore che … ha sparso a piene mani sbocciano in continuazione. Figli, nipoti, vicini di casa, volontari parrocchiali, le tengono compagnia, anche se lei rimane chiusa nel suo guscio impenetrabile».
«Domenica scorsa, alla Messa della sera, i figli riescono a portarla in chiesa in carrozzina. Le corro incontro. La chiamo. L’accarezzo. Tento di risvegliare in lei qualche vecchio ricordo. … Stella vaga per chissà quale galassia a noi sconosciuta. Prima della benedizione, scendo dall’altare e le seggo accanto. Stella, diciamo insieme: «Ave Maria…». E lei, da sola, con voce chiara: «…piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta tra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù…». La guardo incredulo. La figlia piange dalla gioia. L’assemblea, commossa, all’unisono: «Santa Maria, madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen». Segue un applauso interminabile».
«Stella, donna di fede, semplice, umile, … ha dimenticato tutto ma non la preghiera alla Mamma buona, alla quale , per tutta la vita, si è rivolta chiedendole di tenere sotto il suo manto la famiglia, la Chiesa, il mondo».








Ce ne sono poche. Brava donna.
Brava donna. Ce ne sono poche.