L’identità, la libertà, il male, la morte, il tempo. Non soffocare gli interrogativi. Custodirli. In cammino verso la verità. Sono il motore della nostra vita interiore.
Molte parole attraversano tantissimi anni, ma non perdono mai la loro perenne attualità. Sant’Agostino possiede una voce appassionata, anche inquieta, ma continua ad avere sempre una capacità di interrogare l’uomo di ogni generazione. Non un formulario. Un “Compagno di viaggio”, che attraverso i secoli ha preso visione di crisi culturali, crolli di certezze e smarrimenti politici. Senza alcun timore di rispondere alle domande. Quelle più radicali riguardanti la nostra vita quotidiana. Prese sul serio. Raccolte. Trasformate in ricerca.
Sant’Agostino ci parla. Senza rimozione. Per l’efficacia della nostra vita.
Il dubbio non è stato mai nemico della ragione o della fede. È una tappa necessaria per agevolare e raggiungere la verità.
Il suo pensiero è moderno, perché in esso c’è un appello all’interiorità. “Rientrare in se stessi”. Non rifugiarsi in esso. Compiere in tal modo un esercizio in direzione dell’autenticità. L’uomo deve ritrovarsi, discernere, ascoltarsi e riconoscere in se stesso un desiderio che lo supera. È una prospettiva, che parla con forza al nostro presente, senza perdersi nel frastuono esterno e nelle varie frammentazioni in voga.
“La vera unità non nasce dal moltiplicare esperienze, ma dal raccoglierle in un centro interiore, dove la vita acquista la sua forza . Una interiorità non come fuga, ma come autenticità”.
La riflessione sulla libertà è attuale e ci sorprende, perché la visse in una forma estremamente drammatica con possibilità di scegliere e nello stesso tempo sbagliare.
Fu attratto dalle passioni. Consapevole dalla debolezza della propria volontà, affermava che la libertà è responsabilità, non arbitrio: una liberazione dal disordine interiore. Quando la libertà diventa consumo, nello stesso tempo opzione individuale, la sua visione diventa luminosa, che non vuol dire libertà di fare qualsiasi cosa, ma di scegliere il bene.
Nelle “Confessioni” descrive il tempo come un intreccio di memoria, di attesa e di attenzione, perché il passato vive nel ricordo. Il presente sfugge, il futuro, invece, si apre alla speranza, dura a morire. È, in poche parole, tutta la fragilità dell’uomo, che è incapace di tenere per sé quello che è stato, nello stesso tempo possedere quello che sarà. Il tempo è dominato sia dalla fretta, sia dall’ansia del controllo, che racchiude in sé un messaggio. Liberatorio. Il tempo non può essere dominato. L’uomo abita in esso. Non è tempo da possedere, ma da vivere come occasione di crescita, come spazio relazionale e come attesa che ci eleva.
Per conoscere fino in fondo tutta la vulnerabilità dell’uomo, Sant’Agostino invita a guardare la realtà con occhi nuovi. Nessuna fuga dal mondo, ma responsabilità nel vivere con ogni desiderio di verità, di esperienze e di amore.
L’attualità di Sant’Agostino sta nell’affrontare le domande e cercare le risposte, che uniscono vita e pensiero. Non accontentarci del superficiale, ma vivere la libertà come responsabilità. Il tempo come attesa di un’eredità necessaria per oggi. Le sue parole sono lì per ridare fiducia. La felicità non è possesso. La verità non è arbitrio. La bellezza non è consumo. Sono, invece, vie che conducono al dono e all’amore.
Insegna anche che non si vive da soli. Il compito dell’uomo è discernere e orientarsi per raggiungere la città di Dio. Il suo pensiero è una bussola per il futuro. Non smettere mai di cercare, non ridurre la vita a consumo, non accontentarsi dell’immediato. Il tempo appare senza radici e senza speranza? Sant’Agostino invita a guardare oltre la fragilità del vivere, per raggiungere la pienezza della felicità. La sua voce ci avvolge e ci invita a raggiungere il bene supremo, perché «Inquieto è il nostro cuore».








Carissimo Antonio,
ho letto con estremo piacere la Tua dotta riflessione su Agostino d’Ippona.
Hai perfettamente colto e sintetizzato il pensiero profondo di un grande filosofo, prima che teologo e padre della Chiesa latina.
Agostino prosegue in ambito cristiano il percorso pieno di domande e di riflessioni di carattere esistenziale intrapreso in ambito più platonico che stoico dal grande Seneca, seguito poi da Severino Boezio.
Oltre al cuore inquieto da Te ricordato, “Fecisti nos ad te, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te”, ritengo opportuno ricordare anche l’attualità di alcune riflessioni di carattere civile: “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri”?
Contro ogni fanatismo ed estremismo religioso, oggi tornato in voga soprattutto nell’ambito protestante puritano nord americano, Agostino ha chiaramente insegnato nel “De Genesi ad litteram” che l’Antico Testamento non deve essere interpretato letteralmente ma solo allegoricamente!
Mi complimento ancora vivamente per la Tua dotta e squisita riflessione culturale e colgo l’occasione per rinnovarTi tutta la mia più sentita Stima con la mia più sincera Amicizia.
Alberto Morandi