“Arbiter elegantiae”. “Petronio Arbitro dell’Eleganza” è l’appellativo dato da Tacito nei suoi “Annali” a Gaio Petronio Arbitro, aristocratico e intellettuale romano alla corte di Nerone. Un titolo importante a lui conferito, perché maestro dello stile e del buon gusto. Influenzò la moda e le tendenze dell’epoca. Nella storia della letteratura latina Petronio è considerato l’autore del Satyricon, un’opera letteraria, satirica e originale. La più importante.
La tradizione attribuisce al manoscritto diversi titoli: Petronii Arbitri Satyricon, Petronii Arbitri Satirarum Libri, oppure anche Satyri libri. Il Satyricon, genitivo neutro plurale, naturalmente errato, è sempre usato per comodità.
Secondo alcune testimonianze l’attuale Satyricon apparterrebbe a un libro diverso da quello della Cena di Trimalcione.
Siamo di fronte a un frammento di narrazione, che costituisce una parte integrale. Sicuramente il testo di fronte a noi era preceduto da un lunghissimo antefatto, seguito da una parte, di cui non si conosce la dimensione precisa.
Leggendo il Satyricon di Petronio, apprendiamo che il narratore e nel contempo protagonista del romanzo è Encolpio, che va in giro accompagnato da Gitone, giovane molto avvenente, suo amante. C’è anche Ascilto, con il quale è in costante rapporto di amicizia e di rivalità, anch’egli innamorato di Gitone.
Nella parte iniziale l’opera presenta Encolpio, che discute con Agamennone, il maestro di retorica. Parlano della crisi dell’eloquenza. In seguito Encolpio e Ascilto insieme a Gitone ritornano nella locanda dove alloggiano. Sono raggiunti da una matrona di nome Quartilla, che li coinvolge in un rito orgiastico in onore del dio Priapo, simbolo della fecondità maschile. Li tortura in vari modi, finché la situazione diventata insostenibile. Il tutto si risolve con un invito a cena a casa di Trimalcione, un libertino molto ricco, ma rozzo nello stesso tempo.
Segue una descrizione molto accurata della cena, che rappresenta la parte centrale e nello stesso tempo la più famosa dell’intera opera.
Durante il banchetto i protagonisti assistono alle grossolanità e alle stravaganze, che si concludono con le disposizioni di Trimalcione quando parla del proprio funerale.
A cena ultimata, Ascilto ed Encolpio ritornano alla locanda, ma litigano animatamente a causa di Gitone, che se ne va con Ascilto. La narrazione, molto frammentata, si dilata. Encolpio, dopo essere stato abbandonato da Gitone, si chiude per tre giorni in una locanda vicino al mare. Poi va in una pinacoteca, dove incontra Eumolpo, un poeta vagabondo, che recita una sua composizione sulla distruzione di Troia. I presenti, però, non gradiscono la recita e lo mandano via a colpi di sassi.
Gli studiosi accostano l’opera al genere della satira e al romanzo ellenistico.
La forma mista di prosa e di versi trascrive il Satyricon in una produzione satirica. Spesso si presenta come un’opera interrotta da inserti poetici tali da somigliare alla Presa di Troia e alla Guerra civile.
Nel Satyricon manca un obiettivo e uno scopo: una dirittura morale, che appartiene interamente al quel genere.
Avvolge in sé tutte le apparenze della dissacrazione del romanzo ellenistico. I protagonisti della vicenda, infatti, sono due giovani amanti, uniti da un amore particolare. Sono, però, personaggi fortemente realistici, perseguitati dal nume tutelare della fedeltà, ma lontani dalle consuetudini normali del periodo storico in cui si susseguono.
È evidente la commistione di generi letterari diversi.
Petronio riesce infatti a riprodurre non solo un linguaggio quotidiano, il cosiddetto “sermo plebeius”, una delle varietà del latino parlato comune, contrapposta al latino letterario e più colto, ma mette in evidenza anche uno stile alto e sublime, quello della conversazione urbana.
L’opera si rivela preziosa per gli studiosi.
Antonio Losito








