“Alziamo lo sguardo” è lo slogan del cad. Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, a Gorizia lunedì 22 settembre scorso durante l’apertura dei lavori del Consiglio Episcopale Permanente .
Ha parlato di vita, di giovani, di cammino: «La guerra è stata riabilitata come strumento politico o di affermazione dei propri interessi, essenziale non ripiegarsi su se stessi. Italia ed Europa diventino maestre di pace».
Zuppi invita le persone ad “alzare lo sguardo”, “per superare la propria interiorità e il proprio contesto”. “Per aprirsi al dialogo, all’incontro e alla comprensione con gli altri e con la realtà circostante”. Una necessità per superare l’isolamento e l’egoismo. Per abbracciare una prospettiva inclusiva e più ampia, per cercare la comunione con gli altri e nello stesso tempo mettere in discussione se stessi.
Di seguito gli aspetti chiave dell’incontro e dell’invito “Alziamo lo sguardo”.
Superare l’isolamento e l’egoismo. Uscire dalla propria sfera chiusa, molto ristretta e personale. Tralasciare di focalizzarsi sulle proprie preoccupazioni e su se stessi.
Aprirsi al dialogo. Un semplice invito a stabilire una concatenazione e una connessione con tutti gli altri. Incontrarsi e cercare una relazione senza tralasciare nessuno. Dare un senso alla vita di comunità.
Mettersi in discussione. Una chiara volontà di essere interrogati. Essere sfidati dalle circostanze e da tutti indistintamente. Non restare nel proprio “humus”, nelle relative circostanze abituali.
Guardare oltre il proprio orizzonte. Oltre le proprie abitudini. Allargare le proprie visioni. Interessarsi a ciò che accade nella società e nel mondo. Senza limiti. Al di là di quello che ci sta intorno e di ciò che conosciamo bene. Guardare oltre i confini della conoscenza. Scoprire il “noumeno”, ciò che sta oltre il limitato orizzonte, pensato dal puro intelletto indipendentemente dall’esperienza sensibile. Mirare all’essenza pensabile, ma inconoscibile, della realtà in sé, in contrapposizione al fenomeno.
Un monito lungimirante per non restare chiusi. Aprirsi agli altri e al mondo con uno spirito vitale. Con empatia e con una ostinata ricerca di comunicazione.
Non possiamo essere travolti dall’inerzia, il non voler fare nulla. Non siamo impotenti. Con molta saggezza Papa Leone XIV ci indica la strada: «La globalizzazione dell’impotenza è figlia di una menzogna: che la storia sia sempre andata così, che la storia sia scritta dai vincitori. Allora sembra che noi non possiamo nulla. Invece no: la storia è devastata dai prepotenti, ma è salvata dagli umili, dai giusti, dai martiri, nei quali il bene risplende e l’autentica umanità resiste e si rinnova». Dobbiamo appartenere a questo popolo. Incoraggiati da tantissimi umili testimoni, che non hanno mai smesso di essere tali nella tempesta del male.
Adesso è essenziale il non ripiegarsi su sé stessi. Valorizzare e cogliere quei piccoli segni che aprono la strada a qualcosa di grande. Essere portatori di speranza come i giovani, che stanno costruendo il proprio futuro con tenacia e con umiltà, per raggiungere la solidarietà fra le persone e una pace giusta.
Antonio Losito







