L’altra settimana dal Dicastero per la Dottrina della Fede è stata pubblicata, qualora ce ne fosse bisogno, una direttiva dottrinale: «Una carne sola». Tra i credenti e, ormai, per diffusa sensibilità, quell’argomento e quel titolo rappresentano una scelta, che può apparire una provocazione. È una perdita di tempo parlare con saccenteria ed enfasi del matrimonio? Pare, quasi, che in tutto il mondo non siamo sommersi da urgenti e gravissimi problemi quali l’emergenza climatica, le migrazioni e le guerre. Chi avverte tale necessità? Un evento che appartiene alla nostra quotidianità, come il matrimonio, cioè un “patto” intimo e molto personale tra una donna e un uomo, è considerato e appare quasi piccola cosa dinanzi ai difficili e grandi problemi, che attanagliano il mondo intero, abbastanza triste e circondato da solitudini infinite. Tale da rasentare una tristezza desolante. Non si può mettere al centro un tema importante e significativo come il matrimonio e il suo alto valore morale. In realtà può apparire una splendida sfida. Oltretutto oggi viviamo anche in una realtà dove dominano soprattutto piccole storie d’amore e fragilissimi legami. Una quotidianità inquieta, nella quale ci rassegniamo ad aspirare e desiderare solo piccoli piaceri, che non ci bastano mai, contrassegnati, inoltre, da continue insoddisfazioni.
Ascoltare quelle parole perentorie: «unione esclusiva e appartenenza reciproca», come scritto nel sottotitolo del documento, è come se qualcuno vuole improvvisamente ricordarci che è invece possibile aspirate a storie d’amore grandi con legami capaci di sfidare tutte le difficoltà del mondo. Dobbiamo immaginare che è possibile amarsi, perdonarsi, fidarsi e sostenersi l’una con l’altro, per vincere la solitudine. Un ritorno a desiderare la felicità senza accontentarci del piacere. Pensare che vale la pena scommettere pienamente sulla nostra vita e dare alla luce nuove creature. Perché sarebbe ancora possibile garantire loro il calore di una famiglia che sa resistere al tempo.
Il matrimonio sacramentale cattolico è considerato uno e indissolubile. Il vincolo è non divisibile ed eterno per decisione divina. Il principio è basato su una preparazione obbligatoria accompagnata da un impegno per tutta la vita. Un’alleanza fedele e permanente.
Il matrimonio cattolico comprende una indissolubilità vista come una proprietà immutabile e intrinseca, legata allo stesso sacramento, che rappresenta una eterna alleanza della Chiesa con Cristo. Per il diritto canonico, che regola l’unione, il matrimonio valido e conseguentemente consumato non può essere sciolto. Il divorzio non esiste, né è riconosciuto come scioglimento legale.
È molto importante distinguere questa religiosa indissolubilità dal matrimonio civile, che a sua volta, anche per futili motivi, può essere sciolto attraverso il divorzio. Le coppie possono scegliere di celebrare solo il matrimonio religioso, che nello stesso tempo è matrimonio concordatario con conseguenti effetti civili.
A questo principio del diritto canonico esistono alcune eccezioni: la dispensa per matrimonio rato e non consumato, che in casi molto particolari può essere concessa per giusta causa. È importante sottolineare che non è un divorzio, ma uno scioglimento del vincolo valido. Infine, un matrimonio può essere dichiarato nullo soltanto se non sono stati rispettati i requisiti formali nel momento della sua celebrazione.
Antonio Losito







