Aperto l’11 ottobre 1962 da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI l’8 dicembre 1965. Un Concilio, al quale vanno associati tanti cambiamenti epocali, con un appoggio indiscutibile e unanime. A parte la parentesi non convinta fino in fondo del pontificato di Papa Giovanni Paolo II. Per noi resterà un periodo indelebile per le sue aperture al mondo moderno. Né possiamo trascurare, anzi dobbiamo mettere in evidenza il rinnovamento liturgico, l’ecumenismo con il suo dialogo planetario, l’uso delle lingue locali, l’oceanica partecipazione dei fedeli, che riscoprono di essere “popolo di Dio”. L’importanza assunta dai laici, accompagnati ancora oggi da un’eredità ancora in via di attuazione e di dibattito, come Papa Francesco ha sempre sottolineato. È attivamente in corso, né si ferma, il compimento di quel cammino sinodale.
L’8 dicembre 2025 ricorre il 60mo anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Uno dei più grandi eventi del XX secolo. Ai lavori parteciparono più di 2.100 “padri conciliari”. I quali in tre anni di lavoro elaborarono 16 documenti. Quattro Costituzioni: la Rivelazione, la liturgia, la natura della Chiesa e il rapporto della Chiesa Cattolica con il mondo contemporaneo. Nove Decreti: ecumenismo, ruolo dei vescovi, Chiese Cattoliche orientali, formazione sacerdotale, vita religiosa, ministero e vita dei sacerdoti, attività missionaria, apostolato dei laici, mezzi di comunicazione sociale. Tre Dichiarazioni: su educazione cristiana, libertà religiosa, relazioni con le altre religioni. Il primo, promulgato da Paolo VI il 4 dicembre 1963, fu il Sacrosanctum Concilium, la Magna charta del cambiamento e del rinnovamento liturgico, che aveva l’obiettivo lungimirante di restituire la liturgia al popolo e il popolo alla liturgia. Come l’intento può essere raggiunto? Rendere possibile che tutti i fedeli possono seguire le preghiere, i riti e i simboli non come spettatori distaccati, ma come protagonisti e attori. Il Papato di Paolo VI già nel 1965, poté offrire a tutta la Chiesa Cattolica di rito latino la prima riforma della Messa con la lingua parlata correntemente per le letture, i canti dell’assemblea per la preghiera universale, la celebrazione verso il popolo, i dialoghi tra sacerdote e popolo, l’altare tra il ministro e l’assemblea e tutto quello che ormai ci appare patrimonio conquistato e ordinario.
I punti chiave a partire dalle “Porte Aperte”.
Una intuizione di Giovanni XXIII per una Chiesa più vicina al mondo contemporaneo, che dialoga senza condannare, ma con misericordia.
Riconciliazione con le altre Chiese cristiane con la cancellazione della scomunica reciproca accompagnato dal dialogo interreligioso.
Riscoperta della Chiesa come “popolo di Dio” con la centralità della Parola di Dio.
Papa Francesco ha sempre visto il processo sinodale come l’attuazione pratica del Concilio Ecumenico Vaticano II, per portare avanti l’idea di una Chiesa che ascolta e che cammina insieme. Non poteva mancare il concetto di evoluzione. Non rivoluzione. Non un cambio di verità, ma un nuovo modo di comprenderla e di viverla, “per essere più fedeli al Vangelo”, come disse lo stesso Giovanni XXIII.
Antonio Losito