(L’immagine in evidenza è dedicata all’Antigone di Sofocle)
I sinonimi, che mettono in evidenza il concetto di arroganza, superbia, presunzione, sono moltissimi. Ognuno tratteggia diverse connotazioni.
Il tracotante, in particolare, propone quell’arroganza che si addice a chi pensa sempre al di là, perché è capace i guardare oltre le apparenze, ma nello stesso tempo non riconosce il proprio limite, anzi lo ignora completamente.
Sospinge la propria mente lontano da tutto ciò che gli può essere materialmente concesso.
Possiamo anche affermare che il trattare con tracotanza è un atteggiamento tutto personale, che caratterizza una manifesta arroganza accompagnata da una ostentata presunzione:
“Questa lor tracotanza non è nova”, scrive Dante Alighieri nell’Inferno, Canto VIII: V cerchio, quando parla del nobile fiorentino Filippo Argenti, dannato iracondo, arrogante e violento.
Il vocabolario Treccani dice testualmente: il tracotante è arrogante e ciò è dovuto a eccesso di superbia o di presunzione.
Gli studi, che abbiamo fatto in gioventù, vengono in nostro soccorso. Indimenticabili gli ultimi versi del 442 a.C. affidati a fine tragedia al Corifeo dell’Antigone di Sofocle:
“La saggezza è di gran lunga
la prima fonte della felicità.
Mai commettere empietà
verso gli dei!
Le grandiose parole dei superbi,
ripagate da grandi sventure,
insegnano alla vecchiaia
la saggezza”.
Alla base di tutto c’è la hỳbris (ibris) dal greco antico ὕβρις, che genericamente significa “insolenza”, “tracotanza” e rappresenta la personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere degli dèi. È l’orgoglio, derivante dalla propria fortuna e dalla propria potenza, che si manifesta attraverso un duro atteggiamento di ostinata sopravvalutazione di se stesso e delle proprie forze. Per questi motivi, come tale, la hỳbris attira la nemesi (nemesi) dal greco antico Nέμεσις, cioè la vendetta divina, e l’uomo viene punito direttamente dagli dèi. Con la nemesi si provvedeva a far giustizia dei delitti impuniti o non risolti. In ogni caso si perseguitavano sempre sia i malvagi che gli ingrati alla sorte.
È la distribuzione del destino, inteso come Giustizia Compensatrice o Riparatrice, interpretata come Giustizia Divina.
Il significato attuale della parola tracotanza è più evanescente. Non è completamente negativa come il primitivo significato appena descritto.
Ci ritroviamo a vivere una situazione particolare. Praticamente non è più usata secondo i connotati dettati dalla sua originaria etimologia. Continua ad avere il suo significato di “presuntuoso” o di “arrogante”, ma è privo di sfumature proprie, pur avendo in sé una tradizionale e originale negatività. Se consideriamo il concetto peculiare che questa parola in precedenza esprimeva, ci ritroveremmo forse di fronte a un pensatore coraggioso, che rompe le catene imposte alla propria prorompente personalità. Non possiamo cambiare l’uso che facciamo di questa parola, ma siamo in ogni caso costretti a prendere atto che la “tracotanza” è “superbia”. Un significato positivo del termine è una scelta che difficilmente possiamo individuare, tener presente e accettare.
Oggi questo termine viene inteso come una situazione negativa, che sopraggiunge immediatamente dopo un periodo particolarmente fortunato, come atto predestinato alla compensazione. L’idea legata a questo termine fa intravedere un mondo che risponde a una legge “armonica”. Cioè il bene deve essere compensato in egual misura dal male, sempre pronto a sopraggiungere e imperversare.
Antonio Losito