
Un’attenta rilettura del Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941, colpisce per la sua drammatica attualità.
L’attenzione di Ernesto Rossi e di Altiero Spinelli è tesa a tradurre in un percorso costruttivo il disagio delle persone per evitare che l’insicurezza venga strumentalizzata.
«Le forze conservatrici e reazionarie … nel grave momento sapranno presentarsi ben camuffate, si proclameranno amanti della libertà, della pace, del benessere generale delle classi più povere. In passato abbiamo visto come si siano insinuate dietro i movimenti popolari, e li abbiano paralizzati, deviati, convertiti nel preciso contrario. Senza dubbio saranno la forza più pericolosa con cui si dovranno fare i conti».
«Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso … più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico».
Parole di ottant’anni fa, che sembrano descrivere ciò che sta accadendo oggi.
«Il populismo – scrive Eugenio Scalfari su L’Espresso n. 23 del 3 giugno 2018 – è sinonimo di servitù ai capi che lo guidano e di peggioramento delle condizioni economiche, sociali, occupazionali del nostro Paese».
Antonio Losito
BABO’ Vento di Maestro, edizione Vox Live, 2021.

Il carcere di Ventotene







