
Circa sessanta donne protestano a Kabul e con determinazione si dirigono verso il palazzo presidenziale.
Sono le paladine e le figlie del nuovo Afghanistan.
Non hanno paura.
Sono una sparuta minoranza, ma i talebani sono lì pronti a sbarrare la strada con una repressione violenta.
«Non ci chiuderanno più in casa», è la loro risposta. «I talebani ci aspettavano. Si erano preparati in precedenza. Hanno mandato la “Badri”, la brigata delle loro truppe migliori. Dovevano disperderci rapidamente. Ma non ci sono riusciti. E hanno dovuto usare la forza».
«Non ci metteranno la museruola. Non siamo più le donne afghane di vent’anni fa». Lo gridano con forza. Sono giovani, alcune anche con qualche anno in più, e si sono organizzate.
Unite e determinate, sono state riprese dalle emittenti locali e dai social. Sorridevano ai passanti, brandendo i loro cartelli. Per lo più col velo tradizionale sulla testa. Nessuna però col viso coperto. Senza il Burqa.
A parlare per telefono è una delle loro leader, Fawzia Wahdat, giovane attivista, che non ha paura di postare in rete il suo viso con le dita della mano destra in segno di «v», decisa nella lotta.
Basira Taheri, una delle organizzatrici della protesta, ha detto:
«Vogliamo essere coinvolte nel nuovo governo». «Vogliamo che i talebani tengano le consultazioni anche con noi». «Non c’è nessuna donna nei loro incontri».
È il nuovo Afghanistan, che avanza. Giornalista, è stata tra i giudici della Commissione incaricata di vagliare eventuali brogli elettorali. Da poco una laurea in Legge, con un curriculum di studi che rafforza la sua battaglia per la difesa dei diritti civili.
«Libertà. Libertà. Le donne devono poter essere anche ministre e avere ruoli di responsabilità. Non potrete costringerci a tacere».
Sono state attaccate dai talebani, ormai passati alla storia come spietati guerriglieri islamisti, con gas urticanti e lacrimogeni. Una notizia che ha fatto il giro del mondo.

Una di loro fotografata ferita col sangue alla testa. Altre spintonate. Lacrimavano e tossivano, cercando di ripararsi naso e bocca con gli scialli. La 26enne Razia Barakzai ha riferito che i talebani le hanno «circondate» già prima nei pressi del ministero delle Finanze: «Hanno cercato di fermarci con la violenza, anche se la nostra manifestazione era del tutto pacifica». Il movimento di giorno in giorno cresce. Altre simili manifestazioni si sono tenute nella provincia di Nimroz e a Herat.







