La scoperta della via Appia Minucia interna
Dalla lettura di antiche mappe e dai dati emersi da recenti ricerche vengono alla luce nuovi aspetti della storia della città di Monopoli.
L’osservazione diretta dei luoghi, con il riscontro in campo di diversi elementi, offre una serie di conferme ad alcune ipotesi che necessitano di essere approfondite e avvalorate dagli Enti preposti.
Dalla Tabula Peutingeriana, l’Atlante più antico del mondo, riconosciuto nel 2007 dall’Unesco come Patrimonio Mondiale della Memoria dell’Uomo, emerge che dall’attuale Monopoli passassero due arterie della Via Appia Minucia che collegavano Roma ad Egnazia.

Una è la litoranea, che collegava Bitonto a Egnazia, conosciuta e valorizzata nel tratto passante da Monopoli anche per opera di studiosi monopolitani: Angelo Nicola Pipoli, già Ispettore ai Monumenti, Domenico Capitanio, architetto e progettista del recupero delle Antiche Mura e Miranda Carrieri, già direttore del Museo Nazionale Archeologico di Egnazia.
L’altra arteria, interna, sempre da Bitonto a Egnazia, non è conosciuta nei particolari nel percorso passante per Monopoli.
Alla fine del IV secolo a.C. Appio Claudio Cieco, console romano, per consolidare la conquista dei territori sanniti, realizza la strada che partendo da Roma si collega a Capua. In suo onore prende il nome di Via Appia, la strada più lunga e più bella, al punto che i Romani la chiamano regina viarum, la regina di tutte le vie.
Dopo la conquista degli altri territori meridionali vengono realizzate a mano a mano nuove strade
di collegamento.
Una di queste è il prolungamento della via Appia fino a Benevento, poi fino a Taranto e Brindisi. E’ la Vecchia Appia. L’altra è la Via Minucia, realizzata tra il 221 e il 125 a.C. dal console Minucio Rufo. Parte sempre da Benevento, si collega a Canosa e procede da Bitonto fino a Brindisi con due tratti, quello litoraneo e quello interno.
E’ ricordata da Cicerone, Orazio e da Strabone. Orazio, in una epistola, nel racconto del viaggio fatto con i suoi compagni, la cita come “Brundisium Minuci melius via ducat an Appi”, percorso più breve per raggiungere Brindisi.
Strabone, geografo e storico greco, nella sua opera Geografia, in cui descrive le regioni del mondo allora note dal punto di vista storico ed etnografico, riporta le strade romane che collegano Brindisi a Roma per via Benevento. “Ci sono due vie che partono da Brundisium. La prima, Via Minucia, è una mulis vectabilis, mulattiera, che passa attraverso il territorio dei Peucezi chiamati Poediculi e poi attraverso quella dei Dauni e dei Sanniti raggiunge
Beneventum. Su questa via c’è la città di Gnatie e poi Celia, Netium, Canusium ed Herdonia. L’altra, Via Appia, passa per Taranto, allungando l’itinerario di circa un giorno ed è maggiormente praticabile per i carri”.
L’imperatore Traiano, grande costruttore di strade, a partire dal 109 d.C., ammoderna il vecchio percorso della Minucia litoranea e lo attrezza per il traffico dei veicoli per una distanza di 200 miglia (1 miglio = 1,48 Km) ossia 296 km, consentendo ai viaggiatori e ai mercanti, ma soprattutto agli eserciti, di risparmiare un intero giorno di marcia fra Benevento e Brindisi, porto verso l’Oriente.

Questa arteria, in suo onore, prende il nome di via Traiana.
Le carte e le fonti letterarie più antiche, conservate negli Archivi Storici di Bari e di Taranto, concordano sui due percorsi della via Minucia, anche se indicano nomi diversi per i luoghi attraversati.
La già citata Tabula Peutingeriana indica i percorsi, le stazioni di sosta e le località attraversate dagli eserciti e dai viandanti della via Minucia.
Nel tratto litoraneo da Bari a Egnazia, sono indicate Barium Bari, Port Turris, Turris Cesaris Abbazia S. Vito, Dertum Torre d’Orta, Port Pedie Monopoli e Gnatie Egnazia.
Su quello interno sono indicate Butuntos Bitonto, Celia Ceglie del Campo, Enetiu, Azetium in agro di Rutigliano, Norve, Norba Conversano, Ad Veneris e Gnatie Egnazia.
Da varie fonti, riportate in nota, emergono alcune ipotesi: la località Ad Veneris, come indicato nella citata Tabula, è posta a VIII miglia, pari a 11,8 chilometri, dalla costa, è una stazione di sosta per i viandanti e il percorso Ad Veneris-Gnatie non è rettilineo, ma ondulante.

In base a questi elementi, ad Veneris (di Venere o a Venere), potrebbe corrispondere al sito della Chiesa di S. Michele, dove nell’XI secolo esisteva il Casale del Frangesto con la chiesa chiamata di S. Angelo e un convento di Monache Benedettine.
Il tracciato a mulattiera, da Conversano a Egnazia, passerebbe dalla vallata di S.Bartolomeo in Palude, S. Michele in Virbo, Sicarico, Ciporrelli, Romanazzi, Romanelli, Impalata e Tortorella, collegandosi a S. Michele in Frangesto.
Scenderebbe a valle in contrada Turchiano attraverso la gola di Frangesto, proseguirebbe per le
contrade Vagone nei pressi della masseria Stasi, S. Antonio d’Ascula, Lamalunga fino ad Egnazia.
A sostegno di questa ipotesi ci sono diverse ragioni, coerenti con il tracciato riportato nella Tabula. Via Appia, Minucia Interna e Traiana Litoranea Via Appia da Roma a Brindisi Via Appia, Minucia Interna e Traiana Litoranea
• Il tratto si sviluppa all’interno, in continuità con i caratteri del precedente da Bitonto a Conversano,
correndo lungo la grande vallata esistente tra le contrade S. Bartolomeo e Romanelli, senza incontrare rilievi montuosi, e termina nel sito dell’attuale chiesa di S. Michele, l’antica Ad Veneris.
• In prossimità dell’antica località, come riportate nella Tabula, partono due diramazioni, una in direzione nord, l’altra in direzione sud, che potrebbero corrispondere alle attuali vie per l’Impalata e Tortorella.
• La strada verso l’Impalata, nella mappa SIT, Sistema Informativo Territoriale, delle antiche strade comunali di Monopoli ha proprio il nome di “Egnathia”.
• La chiesa di S. Michele (XI secolo) con una struttura a tre cupole, presenta la stessa tipologia di quella di S. Benedetto in Conversano, situata anch’essa sulla via Minucia interna.
• Per raggiungere Egnazia, il collegamento più agevole per una mulattiera dai monti a valle è la profonda gola situata ai piedi della chiesa.
• Le contrade Romanazzi e Romanelli potrebbero avere significati collegati ai termini dialettali di Rome (Roma) e Anazzo (Egnazia).
• I nomi di masseria Stasi e contrada Vagone, poste lungo la via Minucia interna, rinviano ai significati etimologici di “sosta” e di “vettura”. Nell’area di Vagone sono state rinvenute tombe di età romana,
poi interrate, e reperti di monete e monili, trasferiti nel Museo di Egnazia.
• Nel 1972, in località Romanelli, durante i lavori per la costruzione delle case Gregucci, vennero alla luce reperti di un antico cimitero, inglobati in terra.
• Gli scavi eseguiti nel 2007 in area adiacente • Il tratto si sviluppa all’interno, in continuità con i caratteri del precedente da Bitonto a Conversano, correndo lungo la grande vallata esistente tra le contrade S. Bartolomeo e Romanelli, senza incontrare rilievi montuosi, e termina nel sito dell’attuale chiesa di S. Michele, l’antica Ad Veneris.
• Lungo il percorso sono presenti ambienti rupestri, trappeti e alcuni ruderi, come il “Lamione dei Turchi”, di cui si parlerà più diffusamente in seguito.

La vecchia mulattiera della via Minucia interna e la via Traiana litoranea potrebbero essere state collegate successivamente da tratturi carrabili, attestati ancora oggi dalla presenza di solchi derivanti dal
passaggio dei carri:
1. da Torre d’Orta (antica Dertum) a Conversano, passante per Spina, Baione, Cervina, Monte S.Pietro.
2. da Arenazza (antica lama con “arena” collegata al vecchio Porto) a Baione Cervina per Conversano.
3. da Belvedere (antica lama collegata al vecchio Porto Canale) a Castellana Grotte passante per la
strada Sette Monti e Tormento.
4. dal Castello S. Stefano a S. Michele in Frangesto, passante da Stomazzelli.
5. da Procaccia a S. Antonio d’Ascula per le vie Gradone e Carrassa.
6. da Capitolo Garrappa a L’Assunta, passante da S. Procopio.
7. da Lamalunga alla masseria Carbonelli per Egnazia.
A metà dell’Ottocento, durante il governo dei Borboni e dei Savoia, per iniziativa della famiglia Capitanio, lungo la gola e i fianchi della collina di S. Michele in Frangesto fu costruita la “via vecchia di Frangesto”, con fondo in “chianche” e pietrame e alte pareti di contenimento.
Fino agli anni ’70 del Novecento fu utilizzata per i trasporti con calessi e traini, per la transumanza delle greggi e come sentiero per gli operai agricoli e le braccianti che scendevano a valle per il lavoro giornaliero.
La via, inserita dalla Regione Puglia tra i sentieri della Murgia dei Trulli, si trova attualmente in stato di abbandono, invasa dalla vegetazione della macchia mediterranea.
L’Amministrazione Comunale e la Sovrintendenza ai Monumenti sono chiamate ad approfondire la conoscenza di questi antichi percorsi, al fine di tutelarli e valorizzarli come patrimonio di rilevante interesse storico culturale, inseriti in un incantevole paesaggio panoramico.
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dal Libro MONOPOLI 2020 di Stefano Carbonara







