Papa Francesco Domenica, all’Angelus.
Ha parlato della morte del piccolo Rayan. Il bambino di 5 anni precipitato in un pozzo in Marocco.
«Tutto un popolo si è stretto per salvare Rayan ce l’ha messa tutta: sono i santi della porta accanto».
Poi ha toccato una piaga. Il tema della prostituzione: «Martedì prossimo, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, si celebrerà la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Questa è una ferita profonda, inferta dalla ricerca vergognosa di interessi economici senza alcun rispetto per la persona umana. Tante ragazze, le vediamo sulle strade, che non sono libere, sono schiave dei “trattanti”, che le mandano a lavorare e se non portano i soldi le picchiano. Oggi succede questo, nelle nostre città. Pensiamoci sul serio».

All’inizio dell’intervista, in diretta con Fabio Fazio a “Che tempo che fa” su RaiTre, Papa Francesco dice: «Buonasera e grazie di questo incontro».
I migranti e la cultura dell’indifferenza
Il primo argomento è la «cultura dell’indifferenza». «C’è un problema di categorizzazione, di primo e secondo posto e le guerre, mi dispiace dirlo, in questo momento sono al primo posto. Bambini, migranti, poveri, coloro che non hanno da mangiare non contano, sono nelle categorie basse, non sono al primo posto. Nell’immaginario universale quello che conta è la guerra. Con un anno senza fare armi si può dare da mangiare e fare educazione per tutto il mondo in modo gratuito, ma questo è in secondo piano. Si pensa alle guerre, è duro ma è la verità. La prima categoria è la guerra, gli altri al secondo posto. Guerra ideologica, commerciale, di potere, per andare avanti e tante fabbriche di armi». «In Libia lager, Ue trovi intesa sui migranti: Mediterraneo il cimitero più grande d’Europa».
«Non sarei onesto se dicessi che sopporto tanto»
«Non sono un campione di peso, che sopporto tanto. Non sono uno che sopporto tanto, se confrontato con tante famiglie che fanno fatica a pagare le bollette, ad arrivare a fine mese… E non sono da solo, ho tante persone che mi aiutano»
La guerra è un controsenso della creazione
La guerra, dice il Papa, è «un controsenso della creazione». Dio «crea gli uomini, e però subito vengono le guerre. È un controsenso della creazione. Per questo la guerra è sempre distruzione. Lavorare la terra, curare i figli, portare avanti una famiglia, lavorare per la società significa costruire. La guerra, invece, distrugge».
«Di fronte alle tragedie, non basta vedere, bisogna sentire e toccare»
«Quando Gesù parla di come bisogna comportarci, usa la parabola del buon Samaritano. Due persone, magari anche brave, vedono un uomo ferito a terra, e passano oltre. Il samaritano si ferma, tocca, sente la sofferenza, e agisce. Di fronte alle sofferenze noi spesso vediamo e passiamo oltre, dimentichiamo. Vedere non basta, bisogna sentire, toccare. Quando c’è qualcuno che arriva a confessarsi, spesso chiedo: quando dai l’elemosina, tocchi la mano della persona a cui la dai? Lo guardi negli occhi? Medici e infermieri, in questi anni di pandemia, hanno toccato il male, e hanno scelto di restare».
Il rapporto con la Terra
«Pensiamo di essere onnipotenti di fronte alla Terra. Dobbiamo riprendere il rapporto con la Terra dei popoli aborigeni, il buon vivere. Dobbiamo farci carico della Madre Terra: i pescatori di San Benedetto del Tronto venuti da me hanno trovato una volta tonnellate di plastica e hanno ripulito quel tratto di mare. Buttare la plastica in mare e criminale, uccide». Papa Francesco cita poi una canzone di Roberto Carlos nella quale un figlio chiede al padre «perché il fiume non canta più. Il fiume non canta perché non c’è più…».
«I dischi? Non sono andato a comprare…»
Qualche tempo fa, è entrato nel negozio, quali dischi ha comprato? «Non sono andato a comprare: quei negozianti sono amici, sono andato a benedire il nuovo negozio... era scuro, era notte, e sono andato a benedire il nuovo negozio. C’era un giornalista, e la notizia è uscita… Cosa ascolto? Ascolto i classici. E il tango. L’ho anche ballato: un porteno (cittadino di Buenos Aires) che non balla il tango non è un porteno…», ha risposto il Papa.
Il «chiacchiericcio»
Il Papa torna poi a parlare del «chiacchiericcio», da cui iniziano «aggressività, guerre e divisioni». L’aggressività «distruttiva è un problema sociale. Il problema dell’aggressività sociale è stato studiato bene da psicologi e quindi non ne parlo. Sottolineo solo quanto è cresciuto il numero dei suicidi giovanili. C’è un’aggressività che scoppia, penso al bullismo nelle scuole, è un problema sociale, non di una sola persona. L’aggressività va educata, c’è un’aggressività positiva e una distruttiva. Comincia con una cosa piccola, con la lingua, con il chiacchiericcio. Il chiacchiericcio nelle famiglie, tra le persone, distrugge, distrugge la identità. No al chiacchiericcio, se hai una cosa contro l’altro o te la mangi te o vai da lui e gliela dici in faccia, ci vuole coraggio».
«Giocate con i figli, ascoltateli»
Il Papa si è soffermato sul tema della vicinanza tra genitori e figli: «Chiedo spesso in confessione: giocate con i figli? A volte sento risposte dolorose: esco quando dormono, torno dal lavoro quando dormono. È la società crudele che impone ritmi crudeli. Bisogna giocare con i figli. Ascoltarli. Quando sono adolescenti, magari davanti a qualche scivolata, bisogna stare con loro».
«Aiutare a rialzare»
Ha ricordato che «guardare dall’alto in basso è lecito solo in un caso: quando si sta aiutando qualcuno a rialzarsi. Un altro sguardo dall’alto in basso non è lecito, mai. Perché è uno sguardo di dominio. Ci sono impiegate che ogni giorno pagano col corpo stabilità lavorativa, questo succede ogni giorno».
Il diritto umano di essere perdonati
Il perdono è un diritto umano, dice il Papa. Esiste un diritto a essere perdonati. «Dio ci ha fatto buoni ma liberi, la libertà è quella che ci permette di fare tanto bene ma anche tanto male, siamo liberi. Siamo liberi e padroni di prendere le nostre decisioni, anche sbagliate. La capacità di essere perdonato è un diritto umano, tutti abbiamo il diritto di essere perdonati se chiediamo il perdono. Abbiamo dimenticato che chi mi chiede il perdono ha il diritto di essere perdonato, se si ha qualche debito con la società va pagato ma col perdono. Il padre del figliol prodigo aspettava i figlio per perdonarlo».
«Perché soffrono i bambini? Non so rispondere»
«Dio è onnipotente, ma nell’amore. La distruzione è in mano a un altro, che semina divisione e distruzione da sempre. Dio ci accompagna sempre, ma poi lascia liberi. Dio è forte nell’amore. Io quando vedo soffrire i bambini mi chiedo: perché? Perché? Non c’è risposta. Io credo, cerco di amare Dio che è mio padre, ma non ho risposta. L’unica strada, di fronte a questa sofferenza, è soffrire con loro».
La Chiesa del futuro
«Immagino la Chiesa del Futuro come Paolo VI nell’enciclica Evangelium Nuntiandi: una Chiesa in pellegrinaggio. Il male più grande della Chiesa è la mondanità spirituale. È la cosa peggiore che possa succedere alla Chiesa, peggio ancora dei Papi libertini. Il clericalismo genera rigidità, e sotto ogni rigidità c’è putredine. La mondanità spirituale genera clericalismo che porta a posizioni rigide, ideologiche, dove l’ideologia prende il posto del Vangelo. Il clericalismo è una perversione della Chiesa».
Pregare. Cosa significa?
«Pregare è quello che fa il bambino quando chiama papà, mamma: riconosce i propri limiti. Ma se non riconosci di avere un papà… Dio è padre, e noi lo chiamiamo papà. Quando ti abitui a chiamare papà Dio, stai andando bene nella vita religiosa. Se pensi che Dio sia quello che ti vuole bruciare nell’inferno, allora la tua religione è superstizione. I bambini, nello sviluppo psicologico, passano dall’età dei perché. Se guardiamo bene, però, il bambino non aspetta nemmeno la risposta: quello che vuole è lo sguardo del papà e della mamma, perché quello dà sicurezza. Pregare è questo».
«Sì. Ho degli amici»
«Se ho degli amici? Sì, certo. Ho pochi amici, ma veri. Mi piace stare con loro. Ho bisogno degli amici. Per questo non sono andato ad abitare nel palazzo pontificio. I papi che mi hanno preceduto erano santi, io non sono tanto santo, non ce l’avrei fatta. Qui parlo con qualcuno, mi faccio degli amici… mi piace vivere con altre persone, è più facile».
«Da grande? Volevo fare il macellaio»
«Quando andavo a fare la spesa con mia mamma e con mia nonna, vedevo che tutti pagavano il macellaio. E quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, dicevo: “Il macellaio, perché ha tanti soldi”. Questo è un po’ l’animo genovese che ho ereditato da parte di mia madre. Anche i piemontesi sono un po’ attaccati i soldi ma dissimulano… Più seriamente: ho lavorato tanto sulla chimica, la vocazione è arrivata a 19 anni quando stavo preparandomi a entrare nella facoltà di medicina. Ma la chimica mi aveva sedotto tanto, mi piaceva».
«Non guardo la televisione»
«Non guardo la televisione, no. Non la condanno ma non la guardo da anni». Poi il Pontefice ha parlato del «senso dell’umorismo»: «È una medicina. Io prego per avere il senso dell’umorismo, che ti fa gioioso, ti fa relativizzare le cose, ti fa tanto bene».
«Pregate per me». E cita De Sica
Il Papa, chiudendo l’intervista, ha chiesto di «pregare per me: e se qualcuno non prega, di mandare energie positive, pensieri positivi». Poi, ha citato un film di De Sica, Miracolo a Milano: «Lì c’era un indovino che mendicava chiedendo 100 lire. Io vi chiedo 100 preghiere».









