Dominazione degli Spagnoli
Dal 1600 al 1700 Monopoli è sempre sotto gli Spagnoli, che dominano nel Regno di Napoli con i re Filippo III, Filippo IV e Carlo II degli Asburgo.
Nel 1603, durante la dominazione spagnola, alla pretesa avanzata dal ceto del popolo monopolitano di ricoprire metà delle cariche amministrative, il capitano militare di nomina regia oppone fermo rifiuto, ricevendo per questo piena approvazione da parte del governatore di Terra di Bari.
Sempre più frequente diventa la pratica di riconfermare gli amministratori uscenti, procedura che viene legalizzata nel 1644 dal presidente della Camera Sommaria, Garzya, che istituisce il decurionato perpetuo composto dai capi di 66 famiglie.
Tale sistema, impedendo l’avvicendamento degli amministratori, pone seri problemi di surrogazione delle famiglie estinte e limita fortemente la rappresentanza della piazza dei popolari.
Intanto al sindaco vengono riconosciute alcune prerogative, come la custodia della chiave della città in assenza del governatore e la cura della sicurezza in assenza del capitano di guerra.
La rivolta delle donne

Nel 1647, all’indomani della rivolta napoletana di Masaniello, il popolo monopolitano insorge ottenendo per breve tempo, dal 6 agosto all’8 ottobre, il ripristino del sistema paritario di rappresentanza dei due ceti, quello dei nobili e quello dei popolari.
Nel corso dei tumulti è assassinato il governatore Tommaso di Gennaro.
A capeggiare la rivolta sono ancora le donne, che chiedono l’abolizione della gabella sulla farina; a sedarla arrivano da Napoli due armate al comando di don Giovanni d’Austria.
I capi del tumulto, Donato e Giacomo Sardella e i loro nipoti Cola e Antonio Pugno, sono arrestati, condannati a morte, lapidati; i loro corpi sono trascinati per la città, sono decapitati e le loro teste vengono esposte presso la Porta Nuova e la Porta Vecchia.
Un documento risalente alla seconda metà del ‘700, sottoscritto da sei passati sindaci dell’Università di Monopoli, riconduce ai disordini del 1647 la perdita di numerose schede notarili.
Si attesta infatti che “li popolari, che fecero detto tumulto, bruciarono non solo l’archivio di questa Regia Corte, ma ben anche tutte le pubbliche scritture, che capitarono nelle di loro mani, fra le quali molti protocolli de’ notari, de’ quali se ne trova estrema mancanza”.
STEFANO CARBONARA
dai suoi libri
“Monopoli, Viaggio tra Cronaca e Storia” 2012
“Monopoli 2020, Passato e Presente” 2020






