Gli Spagnoli ancora a Monopoli
Nel 1711 sindaco della città è il capitano Pietro Francesco Ghezzi, mentre gli eletti, i componenti del governo della città, sono Antonio Indelli, Giovanni Francesco Indelli, Cosmo Valente, Giovanni Nicolò di Bari.
In occasione dell’elezione di questo governo cittadino si fa valere, su richiesta di alcuni decurioni, la regola che le schede estratte dalla bussola non debbano essere visionate solo dal sindaco pro tempore e dal governatore, ma da tutti i decurioni, per evitare i brogli già verificatisi in passato, tanto che “il governo non poteva chiamarsi elettivo ma girativo”.
Nel 1727, per opera del sindaco Benedetto Palmitessa, viene eseguita la raccolta delle schede notarili, con l’elenco di tutti i proprietari e dei luoghi della Grande Selva, compilate nel 1566 in occasione dell’accordo di Bernardino de Santa Cruz.
Nel 1788 fra’ don Erberto Mirelli, commendatore dei Gerosolimitani di Monopoli, provvede a sue spese alla trascrizione delle schede raccolte in un codice di 446 pagine.
Si tratta del cosiddetto Santacroce, preziosissimo documento sulla storia di Monopoli, oggi conservato nella Biblioteca comunale.
L’arrivo dei Borboni nel Regno di Napoli

In seguito ad una delle guerre di successione che nel corso del Settecento rimescolano le carte in Europa, nel 1734 si verifica il passaggio del Regno di Napoli e della Sicilia a Carlo di Borbone, primogenito dei sovrani spagnoli, dopo circa un ventennio di dominio austriaco.
A Monopoli, durante il regno borbonico, l’amministrazione della città è ancora affidata al Decurionato o General Parlamento, l’attuale Consiglio Comunale, i cui componenti devono avere una rendita annua non inferiore a 96 ducati, come stabilito per le città con più di 6.000 abitanti.
Vige il regime della distinzione dei ceti o delle piazze, passate a tre, quella dei nobili o patrizi, quella dei civili o borghesi, la terza del popolo basso o popolari o plebei, che esprimono lo stesso numero di rappresentanti.
I decurioni sono fissati in numero di tre per ogni 1.000 abitanti, si riuniscono almeno una volta al mese e, con l’intervento del Sindaco, del Cancelliere comunale e del Parroco, formano la lista di leva e propongono alle autorità superiori le guardie urbane ordinarie e supplenti.
Nel 1741 sindaco della città è don Giovanni Taveri.
Il governo ordinario e quotidiano del Comune è affidato ad un organo, il Reggimento, corrispondente all’attuale Giunta, composto dal Sindaco e dagli Eletti o Priori.
Le cariche di sindaco e di eletto sono onorarie e come tali non prevedono retribuzione.
Tutte le nomine, proposte dal Decurionato, vengono ratificate dal potere centrale con apposito decreto reale, tramite l’Intendente della Provincia, che per Monopoli è l’Intendente di Terra di Bari.
A rappresentare il potere regio in città è il Governatore, sua diretta espressione.
Agli inizi dell’800 Monopoli ha come governatore Raffaele de Monteruli, sindaco della città è Michele Rota.
Alla riunione del 2 luglio 1801 del General Parlamento partecipano 60 decurioni, cifra che, tenuto conto della ragione di 3 per ogni 1.000 abitanti, farebbe pensare una popolazione intorno ai 20.000 abitanti.
Scopo della riunione è l’elezione degli amministratori, che formano il Reggimento.

Per sorteggio sono nominati per il primo ceto Giovanni Carbonelli, designato primo eletto, e Domenico Guida, per il secondo ceto Natale Formica e Geronimo Dell’Erba, per il terzo ceto il canonico Domenico Palmitessa e Tommaso Palmitessa. Si procede all’elezione del General Sindaco.
Come si legge nel verbale della riunione inviato al Regio Supremo Tribunale e al Regio Governatore, i sei amministratori designano all’unanimità il patrizio Filippo Manfredi, con applauso e contento universale per trovarsi in lui felicemente riunite tutte le doti e prerogative desiderabili in chi deve sostenere una simile carica.
Non tutti, evidentemente, la pensano in questo modo. Il decurione Mario Campanelli presenta al Governatore un ricorso per la nullità dell’elezione, in quanto non tutti i decurioni vi hanno preso parte e in quanto il primo eletto Giovanni Carbonelli è nipote di Manfredi, il quale a sua volta è creditore dell’Università per un capitale di seimila ducati.
Lo stesso Manfredi presenta al governatore Monteruli la rinuncia.
Sentita la Regia Camera Sommaria, presieduta da Goffredo De Bellis, in base alle Regole Prammatiche vigenti, il 2 agosto 1801 il Duca di Canzano, Ciamberlano di Sua Maestà, Consigliere di Stato, Intendente della Provincia di Terra di Bari, con sede a Trani, conferma l’elezione del sindaco Manfredi.
Nel 1805 viene eletto sindaco il dott. Filippo Perrini.
Monopoli e la Repubblica Partenopea a Napoli
Per riconoscere quanto preziosi siano i valori di libertà, giustizia e indipendenza, conta sapere quanto sia costata la loro assenza nella storia di un popolo, di una nazione, di una città.
Le vicende storiche di Monopoli mettono in evidenza le traversie e le angherie subite dai suoi abitanti per lunghi secoli dalle diverse dominazioni straniere.
È con la Rivoluzione francese e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 che i principi di libertà e uguaglianza, quali diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo, cominciano ad essere oggetto di controversie e aspirazioni fra gruppi di intellettuali e borghesi in Europa e anche in Italia.
Monopoli partecipa ai dibattiti, ai moti, alle rivolte, avvenuti prima e durante il Risorgimento, dando il suo contributo alla costruzione dell’Italia unita e indipendente.

Alle vicende della Repubblica Partenopea del 1799, prima esperienza nel meridione di un tentativo di governo improntato ai valori del costituzionalismo, della libertà e della uguaglianza civile, in netta antitesi al modello borbonico, partecipano diversi esponenti liberali pugliesi, iscritti alle due sette segrete napoletane, la LioMo (Libertà o Morte) di tendenza radicale e la RoMo (Repubblica o Morte) di tendenza più moderata.
Ignazio Ciaia, patriota di Fasano, che ha studiato nel Seminario di Monopoli, fonda a Napoli i primi gruppi giacobini e massonici, diventando poi membro del governo provvisorio della Repubblica Partenopea.
Di Monopoli è Rocco Lentini, un attivo protagonista dell’esperienza rivoluzionaria napoletana.
L’arrivo dei Francesi e la reazione dei Borboni.
Durante la Repubblica Partenopea le truppe francesi arrivano in Puglia, nel marzo 1799 a Monopoli c’è un presidio al comando di Sarrazin.
Solo per venti giorni, dal 7 al 27 aprile 1799 Monopoli ha un governo rivoluzionario, sostenuto dai francesi.
Avvengono scontri e lotte tra cittadini di fazioni opposte.
I Borboni sono sostenuti da un nucleo di realisti, formato dal tenente di cavalleria Michele Martinelli, dal cavaliere di Malta Giovan Battista Affaitati, dal cavaliere napoletano Giovanni Sersale, dal patrizio Teodoro Palmieri e suo fratello monsignore, da Giacinto ed Alessandro Manfredi, dal sergente Vito Alba, dal caporale Pietro Vitti, da Benedetto Massa e Giuseppe Angelini.
Negli scontri vengono uccisi Lorenzo Siciliani e Giuseppe Fiume, in quanto filofrancesi.
La ritorsione francese porta all’arresto di Michele Martinelli, Teodoro Palmieri, Giacinto e Alessandro Manfredi, Giovanni Sersale.
Mentre in Puglia guadagnano terreno le truppe sanfediste reclutate dal cardinale Ruffo a partire dalla Calabria, specialmente tra i contadini ostili ai giacobini della repubblica e mobilitati in difesa della santa fede, alcune città resistono ai saccheggi e subiscono dure rappresaglie.
L’avvocato monopolitano Cesare Antonelli, amico di Ignazio Ciaia, combatte contro le milizie filo borboniche.
A Monopoli, per aver partecipato al breve governo rivoluzionario della città, Cesare Acquaviva e Luigi Cafaro, affiliati alla vendita carbonara La Merlina, Ottavio e Francesco Palmitessa, Cesare e Giambattista Lentini, Ignazio De Bellis, il notaio Cesare Bellantuono sono condannati con la confisca di tutti i loro beni; Michele Insanguine è incarcerato nel castello di Barletta.

Dopo appena sei mesi di vita, a giugno del ’99, la Repubblica Partenopea crolla sotto l’onda d’urto dei sanfedisti.
Tra l’altro non aveva posto mano in maniera efficace a problemi concreti e gravi come la questione agraria.
In un contesto che vedeva la persistenza del latifondo feudale a fronte di una massa di contadini oppressi e miseri, le moderate risoluzioni deliberate dalla repubblica di fatto lasciano la terra in mano ai baroni.
È per questo che i contadini delusi ed esasperati, estranei alle posizioni culturali e politiche della borghesia repubblicana, diventano facilmente reclutabili in difesa delle loro tradizioni, del Papa e del Re in nome della Santa Fede.
Diversi patrioti pugliesi e monopolitani sono condannati per aver partecipato direttamente all’esperienza della Repubblica Napoletana o per aver sostenuto nelle loro città le idee e i valori della rivoluzione antiborbonica.
Ignazio Ciaia viene impiccato.
Rocco Lentini è arrestato e rinchiuso in carcere, Francesco Cimino, un altro esponente giacobino di Monopoli, è ucciso da sicari borbonici.
STEFANO CARBONARA
dai suoi libri
Monopoli, Viaggio tra Cronaca e Storia. 2012
Monopoli 2020, Passato e Presente. 2020






