Il Papa, alla notizia dei 90 dispersi in mare al largo della Libia, invita a difendere la vita umana e a non cedere alla tentazione di innalzare i muri.
«La nostra compassione non si esaurisca in parole vane, ma accenda il falò dell’accoglienza».
Celebra la messa alla Valletta e nell’omelia ammonisce contro “il tarlo dell’ipocrisia”.
«Aiutaci a riconoscere da lontano i bisogni di quanti lottano tra le onde del mare, sbattuti sulle rocce di una riva sconosciuta».
È la preghiera per i migranti: «Fa’ che la nostra compassione non si esaurisca in parole vane, ma accenda il falò dell’accoglienza, che fa dimenticare il maltempo, riscalda i cuori e li unisce».
Parole pronunciate dopo l’ennesimo naufragio nelle acque internazionali del Mediterraneo.
Ieri “Medici Senza Frontiere” aveva segnalato la scomparsa in mare di oltre novanta persone partite dalla Libia.
«Il Signore desidera che noi, perdonati, diventiamo testimoni instancabili di riconciliazione», in un mondo dove «non esiste la parola ‘irrecuperabile’».
Nel giorno successivo, Papa Francesco rinnova l’appello per la fine della guerra in Ucraina.
«Le ultime atrocità, come il massacro di Bucha e le crudeltà sempre più orrende, sono compiute contro civili, donne e bambini inermi».
Mostra una bandiera ucraina proveniente proprio da quella città e ritorna a parlare del suo recente viaggio apostolico a Malta. Percorso e luogo-chiave per l’evangelizzazione e le migrazioni con recenti notizie relative ai detenuti nei centri della Libia.
Deportati nel deserto.
Un dramma che continua.
Allo stesso modo l’ONU è completamente impotente nella guerra in Ucraina.







