È un momento molto difficile per la Cina ed in particolare per la città di Shanghai dove il numero delle persone infettate dal Covid è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi mesi; un’emergenza inattesa perché per molto tempo la Cina era riuscita a contenere il Covid.

Abbiamo cercato di comprendere meglio come viene vissuta questa emergenza raccogliendo la testimonianza di Raffaele Tamborrino, un avvocato di Monopoli che, da oltre sedici anni, lavora in Cina svolgendo attività di consulenza alle società straniere operanti nel mercato cinese.
Cosa sta succedendo a Shanghai?
L’ondata di contagi a Shanghai ha spinto le autorità locali a proclamare un lockdown generalizzato dalla fine di marzo, un provvedimento che molti hanno considerato eccessivo rispetto alla pericolosità della situazione.
Ricordo che quando c’è stata la prima ondata dell’epidemia nel 2020, la Cina ha immediatamente adottato la politica “Zero Covid” che per circa due anni si è rivelata un successo perché ha evitato l’espandersi del virus dal focolaio iniziale sorto a Wuhan (cosa particolarmente pericolosa in un Paese densamente abitato come la Cina).
Anche se ora il virus è cambiato, le autorità sanitarie cinesi continuano a perseguire l’obiettivo “Zero Covid” imponendo misure molto severe.
Quali provvedimenti sono stati adottati negli ultimi mesi?
All’inizio del 2022, a Shanghai, è stato abbastanza facile continuare ad isolare le poche persone positive.
Ma il numero di positivi ha continuato a crescere ed è iniziata una chiusura “a macchia di leopardo” nelle zone a rischio della città: se trovavano una persona positiva, isolavano il complesso residenziale dove abitava e facevano test a tutti fino a quando non c’era la certezza che non c’erano altri positivi.
Omicron è una variante molto più contagiosa dalle altre (anche meno letale) perciò a marzo il virus ha continuato a diffondersi e le zone chiuse della città continuavano ad aumentare.
Nel frattempo le autorità locali hanno cominciato ad attrezzare con urgenza dei centri di quarantena dove accogliere le persone positive (chi è positivo, anche senza sintomi, non può restare presso la sua abitazione).
La sera del 27 marzo è stato annunciato a sorpresa il lockdown a Shanghai che all’inizio sarebbe dovuto durare per pochi giorni per consentire test di massa su tutta la popolazione; purtroppo, alla fine di questo periodo, il lockdown è stato prorogato a tempo indeterminato a causa della gravità della situazione: ogni giorno circa 25.000 nuovi positivi (più del 90% sono asintomatici).

Come si vive a Shanghai durante il lockdown?
Le regole del lockdown in Cina sono molto severe: qui non si può uscire dalla propria abitazione (se non per le emergenze, previa autorizzazione), non si può andare a fare la spesa, non si può portare a spasso il cane o andare a fare sport.
Poiché pochi corrieri hanno la licenza per poter consegnare in questi giorni e molti rider sono chiusi in casa per il lockdown, ci sono difficoltà anche a farsi inviare alimenti.
Per questo le persone che vivono nello stesso complesso residenziale si organizzano in gruppi di acquisto collettivo per ordinare grandi quantitativi che sono i soli ordini accettati dai corrieri in questo periodo.
Inoltre, siamo preoccupati non solo per i danni alla salute derivanti da un possibile contagio ma anche per il fatto che i positivi (anche asintomatici) devono trasferirsi nei centri di quarantena, dove normalmente ci sono molte persone ospitate nella stessa stanza con scarse condizioni igieniche.
Quale sarà l’impatto sull’economia?
Già dal 2020 l’economia cinese ha sofferto per le restrizioni alla circolazione di merci e persone, per l’aumento del costo dei trasporti, e per le improvvise interruzioni nelle catene delle forniture.
Con la chiusura realizzata negli ultimi due mesi (non solo a Shanghai ma anche in altre importanti città della Cina), si stanno già verificando gli stessi problemi a livello logistico e l’economia cinese certamente subirà una ulteriore crisi.
Il Canton, Jilin, Shanghai e l’area intorno a Shanghai (le province dello Zhejiang e del Jiangsu), dove il problema della pandemia è tornato prepotentemente, sono infatti aree fortemente industriali che contribuiscono in modo significativo all’economia del Paese;
Se la situazione attuale persistesse per altri mesi, gli indicatori di crescita del prodotto interno lordo potrebbero contrarsi significativamente.
Come stanno reagendo le aziende italiane?
La strategia “Covid tolleranza zero” sta creando molte difficoltà alle attività delle imprese italiane sia perché molte persone in questi mesi non sono potute andare a lavorare sia perché la catena logistica è stata messa in crisi; se queste norme rigide persistono ci saranno ulteriori disagi e sarà più difficile per le aziende italiane fare business in Cina.
C’è preoccupazione tra gli imprenditori e manager italiani ma sinceramene ritengo che, nonostante le difficoltà, la maggior parte delle aziende italiane non rinuncerà alle opportunità che ci sono in questo Paese ma cercherà un approccio positivo per superare questo difficile momento e per continuare a lavorare in Cina.
- intervista a cura di Stefano Carbonara
COPERTINA del Libro “Lettere a Sofia sulla felicità”








