«Per favore, per favore: non abituiamoci alla guerra, impegniamoci tutti a chiedere la pace».
È Papa Francesco, che lo ha gridato con dolore, all’Urbi et orbi di Pasqua.
Lo aveva supplicato con un silenzio ponderato durane le celebrazioni del venerdì santo.
Si è rivolto a tutti i responsabili delle nazioni.
La sua voce continua incessantemente a invocare la pace.
Implora di fermare la guerra.
Avverte, ormai, che siamo davvero sull’orlo della catastrofe, a un passo dal non ritorno.
Con lucidità estrema intravede una fatalità: l’Occidente sta scivolando sulla china di un conflitto illogico.
Con lungimiranza e chiarezza nota che stiamo precipitando verso una assuefazione incontrollata. Direttamente verso una irreversibile guerra globale.
Una visione esemplarmente limpida. Francesco è impegnato nell’indicare che non possono esistere guerre giuste. La guerra è sempre per il potere. Un oltraggio e «un tradimento blasfemo del Signore della Pasqua».
«Ciò che maggiormente ci impedisce di comprendere pienamente la situazione è che la parola ‘umanità’ suona vaga e astratta. Gli individui», e Papa Francesco anche in passato molte volte lo ha affermato, «faticano a immaginare che a essere in pericolo sono loro stessi, i loro figli e nipoti e non solo una generica umanità.
Faticano a comprendere che per essi stessi e per i loro cari esiste il pericolo immediato di una mortale agonia».







