Nel 1880 è eletto per la prima volta nel Collegio di Monopoli il magistrato Luigi Indelli, già deputato per la Sinistra nel Collegio di Frosinone nel 1874.
XIV LEGISLATURA
1° Turno Ballottaggio
Data elezioni 16 maggio 1880 23 maggio 1880
Elettori 1.031, votanti, 1° turno 750, 804
Eletti e voti Indelli Luigi 300 401
Non eletti e voti Miani Nicola 289 203
Angiulli Andrea 139
Non ha luogo la proclamazione di Nicola Miani, per sospetti brogli a Fasano.
Nella tornata del 30 novembre la Camera proclama e convalida l’elezione dell’onorevole Indelli, dopo aver annullato le operazioni elettorali di Fasano, ove un Comitato Inquirente aveva accertato irregolarità per il voto di alcuni preti non elettori.

Luigi Indelli
Nasce a Monopoli il 14 gennaio 1828.
Si laurea a Napoli in Giurisprudenza.
Patriota e sostenitore dell’Italia unita, partecipa ai moti del 1848 a Napoli.
Nel 1860 è Segretario di Stato di Garibaldi, nel 1865 Questore di Napoli, poi Presidente di Corte d’Appello e d’Assise a Napoli, Roma e Frosinone.
Uomo di grande cultura giuridica, si distingue nel foro romano.
Liberale di sinistra, è deputato nel collegio di Frosinone dal 1874 al 1880, nel collegio di Monopoli dal 1880 al 1882, in quello di Bari I comprendente Monopoli dal 1882 al 1892, nel collegio di Monopoli dal 1900 al 1903, data della morte.
Grande oratore, fa parte di importanti commissioni della Camera ed è relatore di molti disegni di legge, alcuni contro i privilegi della Chiesa e dei vescovi. Il 23 febbraio 1884 sostiene in Parlamento la richiesta di istituzione dell’Università di Bari.
Segretario della Giunta per le elezioni. Delegato a Parigi del governo italiano, è insignito della Legion d’onore. Gentiluomo di antica razza, integerrimo, come risulta agli atti del Parlamento, è pronto a difendere la sua onorabilità sfidando a spada e pistola i suoi detrattori.
Muore a Roma il 20 febbraio 1903 mentre ancora ricopre la carica di deputato.
Nel 1905, per iniziativa di un comitato cittadino che raccoglie 1.043 lire, la città gli rende grandi onori e appone una lapide in Largo Plebiscito.
Dal discorso di commemorazione di Luigi Finamore Pepe, in occasione dell’inaugurazione della lapide in Piazza Plebiscito il 4 giugno 1905:
Egli nacque in questa città, il 14 gennaio 1828, dall’egregio gentiluomo Francesco Paolo Indelli, eletto giurista e colto poeta, e dalla distintissima Signora Raffaella Ammazzalorsa, cioè da coniugi che rappresentavano due fra le più antiche famiglie della città, i cui numerosi rampolli ora fioriscono e crescono prosperosi in diverse città d’Italia e in questa nostra Monopoli.
E qui è proprio dell’opera il distinguere come nella nostra città eravi un seggio dei nobili ed uno del popolo grasso, e che dal secondo seggio si poteva passare nel ceto dei nobili per dottrina, opere ed uffici governativi. E che proprio nel primo seggio, da tempo immemorabile, si leggevano iscritte le due nobili famiglie Indelli e Ammazzalorsa. La prima delle quali e cioè la Indelli, fu ricca di uomini illustri che onorarono se stessi e la Patria.
Nella prima adolescenza, Luigi era d’umor gaio, ma sempre concentrato e pensieroso; e così passava il primo fiore degli anni fra lo studio dei poeti e dei pensatori italiani e latini. Ma quando, sorpassati i tre lustri, si versava nelle materie filosofiche e in quelle del Diritto naturale, allora sviluppassi in lui l’amore della patria, della libertà e dei Doveri dell’uomo e del cittadino.
Fu in questi felici disposizioni dell’animo che suo padre l’inviò a Napoli per apprendere studi legali sotto la guida dell’indimenticabile professore di Diritto, Roberto Savarese. Ma, sopraggiunto l’anno 1848, il turbine della rivoluzione lo avvolse e slanciò in mezzo alla tempesta liberale della quale non fu ultima parte, quando aveva già ottenuto la laurea dottorale e si faceva distinguere per brillanti saggi poetici e correttissimo eloquio.
Alle prime gioie di quell’anno ricordevole, successero i fremiti della reazione e il mio giovine amico, insieme a suo fratello Nicola, dovette assistere alle barricate del 15 maggio ed agli eccidi e massacri che seguirono la sconfitta dei liberali.
Egli ritornò qui a Monopoli, ma in breve fece di nuovo capolino a Napoli, dove pel suo valore letterario fu ammesso allo scelto circolo del Conte di Siracusa che, quantunque fratello di Ferdinando, pure non ne approvava la politica e il bigottismo.
Fu in quella riunione che Luigi apprese di essere minacciato di arresto insieme al fratello Nicola, pel contegno da essi serbato anteriormente al 15 maggio. Quindi entrambi i fratelli presero il volo prima per la Toscana e poi per l’ospitale Torino, e quivi parteciparono alla compilazione del giornale Espero ed in altri, essendo molto pregiati in quella città pel loro liberalismo e per la loro dottrina come pubblicisti.
Intanto, conosciutasi in Napoli la sua fuga, veniva segnato dal terribile Peccheneda tra i contumaci ed attendibili per essere giudicati a suo tempo.
Rimpatriato con le armi di Garibaldi, dal quale fu assunto nella segreteria di Stato, scrisse nel giornale la Patria con Bianchi-Giovine, avendo continue offerte di cariche eminenti, da lui sempre rifiutate per avere le mani libere. Infatti in quel tempo istesso, oltre dei suoi articoli nel Nomade, Diorama ed altri giornali italiani ed esteri, egli scriveva due tragedie, una dal titolo di Cesare Borgia e l’altra dello sventurato segretario di Federico II, Pier delle Vigne. La quale ultima tragedia venne rappresentata al teatro dei Fiorentini di Napoli da quei valorosissimi attori Prepiani, coniugi Monti e dalla egregia Tessari. E non solo fu applaudita, ma replicata per diverse sere. Mise a stampa lavori di critica, di estetica e ne pubblicò altri sulla Giuria, sulla Proprietà letteraria ed industriale.
In seguito alle premure del Governo accettò l’ufficio di Questore di Napoli, dove rese segnalati servigi nel tempo della guerra con l’Austria. Cessata questa, dava le sue dimissioni; ma per autorevoli insistenze accettava la nomina di Consigliere di Corte d’Appello, e tenne la presidenza delle Assise negli Abruzzi, quindi in Napoli, in Roma ed in Frosinone e fu in quella città che nel 1874 veniva eletto per la prima volta deputato al Parlamento Nazionale.
Cosi ché lasciando la toga per la politica, a questa si dedicò e riprese con l’antico suo valore l’esercizio dell’avvocatura, la quale ampiamente e decorosamente esercitò presso la maggior parte dei tribunali e delle Corti Italiane.
Chiunque abbia famigliari i resoconti delle tornate della camera elettiva, deve ricordare che non vi fu discussione importante nella quale Indelli non prendesse la parola nel tempo in cui esercitava il mandato, e che fu sempre assiduo nelle tornate della medesima, nella quale si unì a quel manipolo di deputati liberali, come Depretis, Crispi, Nicotera, Lazzaro ed altri.
Basti a svelarne il patriottismo il notare che quando la sua unica e dilettissima figliuola lanquiva colpita dal morbo fatale che nel cuore dei suoi anni la rapiva all’affetto paterno, egli trovò nella voce del dovere la forza per sostenere virilmente in Parlamento lo scrutinio di lista.
E Dio volesse che non solo si fosse conservato, ma che invece si fosse esteso dal circondario alle intere provincie, perché così avremmo una camera di più alta ed intemerata intelligenza, e non si sarebbe lamentata, come oggi, né la esiguità del numero dei votanti nelle discussioni, né le molteplici inchieste per brogli, corruzioni e pressioni, dappoi ché quello che riesce possibile con mille o duemila elettori, riuscirebbe quasi impossibile sopra una massa di cento e più mila votanti.
Fu sempre uno dei pochi strenui e laboriosi deputati, fu Segretario della Giunta delle elezioni, membro della Giunta Generale e del Bilancio, Presidente in diversi uffici, Relatore del Bilancio dei Lavori Pubblici, e membro di moltissime commissioni, dando sempre prove del rigoglio della sua vita intellettuale, dei profondi suoi studi e del suo costante proposito di volere ampliata la libertà nei limiti che lo Statuto consente.
Rieletto in Frosinone e quindi nel 1880 dai Collegi di Frosinone istessa e di Monopoli, prescelse rappresentare la sua città nativa.
Inviato a Parigi dal Ministero Depretis, come Delegato del Governo italiano per la discussione di un Trattato internazionale fra ventidue Stati per la protezione della proprietà industriale, seppe degnamente rispondere alla fiducia in lui riposta, e ritornò in patria insignito dal presidente Grey della commenda della legion d’onore.
Vero gentiluomo di antica razza, Luigi Indelli, mentre tesoreggiava come primario avvocato e pubblicista, spargeva a piene mani l’oro senza appropriarsene la minima parte, e fu tale integrità che nella Camera dei Deputati, all’epoca della sua morte, ne fu fatta speciale menzione da chi ne lamentava la perdita.
Qualunque incarico gli veniva addossato era da lui religiosamente espletato.
Né soffrì mai che altri con le parole e con gli atti osasse diminuirne la stima, sicchè sovente scese sul terreno con la spada e la pistola a difendere l’onor suo in singolari certami, come si conveniva al suo animo nobile che sentiva profondamente la propria dignità.
Egli si moriva, come si è detto, in Roma il 20 febbraio del 1903, compianto amaramente dalla patria, dai figliuoli, dai fratelli, dalle sorelle, dai numerosi congiunti ed amici e dall’istesso Governo che lo riteneva per uno de suoi più solidi propugnacoli.
Ed a voi, giovani di questa città, raccomando d’imitare le virtù e l’indipendenza di colui che oggi si commemora. Perché solo con i meriti propri si può emergere fra gli uomini ed acquistare il diritto alle onoranze, ai monumenti ed al ricordo delle generazioni avvenire. Non è con l’oro e le ricchezze, ma con lo studio e il valore che vanno gli uomini distinti. E sia vostro specchio questo piccolo segno di gratitudine che dà Monopoli al suo compianto concittadino, On. Luigi Indelli, come altra volta la dava al giurisperito, Giuseppe Polignani, e come sarebbe stato utile rammentare altri valentissimi suoi figli, ora obliati.
Nella biografia tratta dal Il Parlamento subalpino e nazionale di Telesforo Sarti, 1890, a proposito di Luigi Indelli si legge:
Giureconsulto e liberale pugliese, lungo le legislature XII e XIII rappresentò alla camera nazionale il collegio di Frosinone; in principio della XIV, rieletto nel suddetto collegio ed a Monopoli, optò per questo; e dal 1881 ( legislature XV e XVI), per l’adozione dello scrutinio di lista, ha seduto e siede nell’Assemblea fra i rappresentanti del 1° collegio di Bari. Milita nelle fila del centro sinistro, ha partecipato sempre assiduamente ai lavori parlamentari e votato colla più grande e severa indipendenza, or prò, or contro il governo, a seconda che la coscienza, non la disciplina di partito dettavagli.
Lavoratore assiduo, parlatore valente, parlamentare consumato, relatore di varie leggi, ha sempre saputo corrispondere alla fiducia in lui riposta, Prima di essere deputato, ha servito lodevolmente la magistratura. Simpatico, affabile, gode universale stima e se la merita. Pronto a giovare a quanti a lui ricorrono, appena lo possa, è meritamente voluto bene. Carattere franco, diritto, energico, il governo lo apprezza moltissimo.
La città di Monopoli gli ha dedicato una via.
La lapide, posta davanti al Municipio, meriterebbe un’accurato restauro.
STEFANO CARBONARA
dai suoi libri
Monopoli, Viaggio tra Cronaca e Storia. 2012
Monopoli 2020, Passato e Presente. 2020
per interessati ai libri tel. 3384591147







