Poco tempo fa abbiamo celebrato l’anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale.
È terribile pensare che lo scontro di notevoli proporzioni tra Russia e Ucraina, a cui stiamo assistendo, sfugge giorno dopo giorno a qualsiasi controllo.
Una «guerra mondiale a pezzi», come ha affermato in più riprese Papa Francesco.
L’allargamento delle ostilità è sotto gli occhi di tutti.
Gli scenari sono amplificati e si prospettano sempre più distruzioni su vasta scala e non si intravede nessun “cessate il fuoco”.
Anche le coscienze sono rassegnate.
Si sono inesorabilmente inceppate le timide trattative sventolate agli inizi. Anzi, sembra che siano state prima denigrate e poi messe a tacere.
Anche la voce del Papa viene derubricata a pura testimonianza.
Invece è uno dei pochi interventi coraggiosi, che hanno chiarito l’enormità dell’azzardo: «Mi chiedo se ci sia la volontà di evitare una continua escalation militare e verbale».
Si procede con cieca incoscienza verso un profondo baratro.
Talvolta siamo raggelati nel leggere i giornali e nell’assistere alle spiegazioni televisive quotidiane.
Non parliamo dei commenti sui social. L’ignoranza e l’addormentamento generalizzato sembra un tifo da stadio e un assurdo furore, che offusca ogni prudenza e qualsiasi ragionamento.
La guerra non è un gioco, né può essere ridotta all’unico modo per risolvere le controversie tra le nazioni. Liberarsi del “cattivo di turno” appartiene ai molti decenni ormai trascorsi.
Possiamo rassegnarci a scoprire che ogni giorno siamo seduti su una polveriera? L’irrazionalità ci sta contagiando?
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha scritto:
«È sparita la consapevolezza di due guerre mondiali. È già il tempo dell’amnesia, e i nazionalismi sono amnesia».
E Marco Tarquini, direttore del quotidiano Avvenire, aggiunge:
«Gli eroi sono quelli che non uccidono».
Sul nostro pianeta è facile iniziare una guerra.
Difficile è portarla a termine.
Non possiamo non ricordare l’accorato appello del 25 ottobre 1962, quando Papa Giovanni XXIII, rivolgendosi ai contendenti, USA e URSS, e al mondo intero, per scongiurare la crisi dei missili di Cuba, affermò:
«Noi ricordiamo i gravi doveri di coloro che hanno la responsabilità del potere. E aggiungiamo: che ascoltino il grido angoscioso che, da tutti i punti della terra, dai bambini innocenti agli anziani, dalle persone alle comunità, sale verso il cielo: Pace! Pace!».
Antonio Losito






