LA FINE DEL FASCISMO E L’ARRIVO DEGLI ALLEATI
Travolto dalle sconfitte del secondo conflitto mondiale, in cui irresponsabilmente ha trascinato il paese, Mussolini subisce la mozione di sfiducia del Gran Consiglio del Fascismo il 25 luglio del ’43.
Vittorio Emanuele III, fin qui inerte spettatore o complice attivo della dittatura, fa arrestare il Duce e conferisce l’incarico di formare il governo al maresciallo Badoglio.
I primi passi di un ritorno alle libertà politiche e sindacali devono fare i conti con la prosecuzione della guerra.

Dopo l’armistizio di settembre con gli Alleati anglo-americani, sbarcati massicciamente in Sicilia, il Re fugge a Brindisi con la famiglia e il governo, lasciando nel disorientamento le forze armate e in balia delle truppe tedesche Roma con gran parte della penisola.
Mentre nel Centro Nord si organizza la Resistenza, tra le forze politiche antifasciste si pone con sempre maggiore insistenza il problema istituzionale.
Nel gennaio del ’44 si tiene a Bari, nel teatro Piccinni, il congresso dei CLN / Comitati di Liberazione Nazionale dell’Italia liberata, un emozionante ritorno, dopo più di 20 anni, ai modi della vita democratica.
Nel documento finale l’abdicazione del Re viene posta come condizione preliminare alla ricostruzione morale e materiale del Paese.

Con la Svolta di Salerno, invece, il leader comunista Palmiro Togliatti lancia l’ipotesi di formare un governo di unità nazionale, rimandando la decisione sui destini della Monarchia.
Con il compromesso della Luogotenenza si può formare un secondo governo Badoglio, a cui partecipano esponenti di tutti i partiti antifascisti.

Si succedono alla Presidenza del Consiglio Bonomi, Parri del Partito d’Azione, De Gasperi della DC.
L’ASSEMBLEA COSTITUENTE E LA NUOVA COSTITUZIONE REPUBBLICANA.
Nel 1945 viene nominata una Consulta Nazionale, formata da 200 esponenti dei partiti antifascisti, che elabora e sottopone al governo per l’approvazione il decreto del 10 marzo 1946, una tappa importante per il ripristino della libertà e della democrazia nel paese.
Esso fissa le norme per l’elezione dell’Assemblea Costituente, riconoscendo il diritto di voto a tutti i cittadini che abbiano compiuto 21 anni, senza distinzione di sesso. Sono esclusi dal voto quanti abbiano ricoperto cariche pubbliche durante il fascismo. Per la prima volta in Italia votano le donne, che vengono dichiarate anche eleggibili
Si vota con un sistema proporzionale su collegi plurinominali.
Ogni lista è contrassegnata dal simbolo di partito e può presentare un numero di candidati compreso tra un minimo di tre e un massimo corrispondente al numero di seggi assegnati al Collegio.
È possibile esprimere due o tre preferenze a seconda dell’ampiezza dei collegi. Il voto è segreto.
Dopo accese e sofferte discussioni, si decide di indire un Referendum per la scelta istituzionale tra Monarchia e Repubblica e di eleggere un’Assemblea Nazionale che elabori la nuova Costituzione.

Della Consulta Nazionale fa parte il monopolitano Eugenio Laricchiuta, esponente di primo piano del Partito Socialista.
Le consultazioni si tengono il 2 giugno 1946.
I risultati nazionali per l’elezione dei 573 deputati dell’Assemblea Costituente vedono la prevalenza della DC con 207 seggi, seguita dal PSI con 115 e dal PCI con 104.

Nel Collegio di Bari-Foggia vengono eletti 21 deputati costituenti fra cui Nicola Lagravinese, insigne medico dell’Ospedale di Monopoli, appartenente al Partito dell’Uomo Qualunque.
L’esito del Referendum, in tutta l’Italia, segna il tramonto della Monarchia e la vittoria della Repubblica.
Monopoli, invece, si pronuncia in favore dell’istituzione monarchica.
Risultati del referendum del 2 giugno 1946
Repubblica Monarchia
Dato nazionale 12.717.923 54 % 10.719.284 46%
Monopoli 2.158 15 % 12.582 85 %
L’Assemblea Costituente si riunisce per la prima volta il 25 giugno e dà avvio ai lavori per l’elaborazione della nuova Costituzione Repubblicana e democratica, che entrerà in vigore il 1° gennaio 1948 e costituirà la base fondamentale dei principi e dei valori della nuova Repubblica Italiana.
PARLAMENTARI MONOPOLITANI ELETTI DAL 1948 AL 2022

Luigi Russo. Senatore democristiano dal 1948 al 1976.
Nato a Monopoli il 6 gennaio 1904, morto il 5 novembre 1992.
Pittore, poeta, scrittore.
Docente di Lettere ai Licei Classici di Conversano, Taranto e Scacchi di Bari.
Presidente della VI Commissione Pubblica Istruzione.
Promotore dell’istituzione della Biblioteca Comunale Prospero Rendella.

Enrico Alba. Deputato democristiano, in carica dal 1959 al 1968.
Nato a Monopoli il 25 agosto 1921, morto il 5 settembre 2012.
Poeta, pubblicista e scrittore.
Docente di Lettere alla Scuola Media Galilei di Monopoli.
Deportato nei campi di concentramento in Germania.
Consigliere ed assessore provinciale. Promotore delle strade provinciali di Monopoli per Castellana, Alberobello, Torre Canne, Frangesto Mare Capitolo.
Presidente del Consorzio del Porto di Bari. Dirigente nazionale ACLI.

Tommaso Avezzano Comes, senatore socialista, in carica dal 1968 al 1976.
Nato a Monopoli il 16 agosto 1921, morto il 16 febbraio 1994.
Impiegato comunale dello Stato Civile di Monopoli.
Consigliere Provinciale e Segretario Provinciale del PSU.
Vice Presidente della Commissione Lavori Pubblici.
Membro aggiunto della Corte Costituzionale.

Tommaso Mitrotti, senatore missino, in carica dal 1979 al 1987.
Nato a Monopoli il 13 giugno 1938, vivente.
Geometra, amministratore delle Filiali Total di Monopoli.
Laureato nel 2005 in Scienze dell’Educazione.
Presidente della Finanziaria Cofim e del Centro Ricerche “Il Collegio”.
Consulente presso l’Ufficio Questori del Senato.

Pierfelice Zazzera, deputato dell’Italia dei Valori, in carica dal 2008 al 2013.
Nel 2018 aderisce al Movimento 5 Stelle.
Nato a Putignano il 20 giugno 1967, cittadino di Monopoli.
Medico Nefrologo presso l’Ospedale di Gioia del Colle.
Membro della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.








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