Per proseguire l’azione di governo non ci sono margini.
Mario Draghi ha rassegnato le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che le ha respinte, rinviando il premier alle Camere, dove parlerà mercoledì.
Una nota del Quirinale afferma che le dimissioni non sono state accolte e: «ha invitato il presidente del Consiglio a presentarsi al Parlamento per rendere comunicazioni, affinché si effettui, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata a seguito degli esiti della seduta svoltasi oggi presso il Senato della Repubblica».
Il premier ha detto ai ministri che «la maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo dalla sua creazione non c’è più», e che «è venuto meno il patto di fiducia alla base dell’azione di governo».
«Le votazioni di oggi in Parlamento sono un fatto molto significativo dal punto di vista politico».
«In questi giorni da parte mia c’è stato il massimo impegno per proseguire nel cammino comune, anche cercando di venire incontro alle esigenze che mi sono state avanzate dalle forze politiche. Come è evidente dal dibattito e dal voto di oggi in Parlamento questo sforzo non è stato sufficiente.
Dal mio discorso di insediamento in Parlamento ho sempre detto che questo esecutivo sarebbe andato avanti soltanto se ci fosse stata la chiara prospettiva di poter realizzare il programma di governo su cui le forze politiche avevano votato la fiducia. Questa compattezza è stata fondamentale per affrontare le sfide di questi mesi. Queste condizioni oggi non ci sono più».
Draghi ha ringraziato i ministri per «il lavoro e i tanti risultati conseguiti. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo raggiunto, in un momento molto difficile, nell’interesse di tutti gli italiani».
Al Senato, con 172 voti favorevoli, è stata votata la fiducia posta dal Governo sul Decreto Legge “Aiuti”, che stanzia decine di miliardi per imprese e per famiglie.
Giuseppe Conte, il leader del M5S, aveva annunciato che, al momento del voto, il suo gruppo avrebbe abbandonato l’aula.
E così è stato. Un fatto inedito.
Fallito anche il tentativo del Ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, per evitare la crisi.
Draghi ha indicato la fiducia, come unica via percorribile.
La crisi politica si è aperta.
Non nei numeri, perché il Governo continua ad avere la maggioranza anche senza il M5S.
Anche per questo Draghi si è consultato con il Colle.
Il Pd, Italia Viva, Leu e il gruppo di Di Maio hanno già detto che è in itinere un processo, perché mercoledì ci siano le condizioni per «far ripartire Draghi».
Il Ministro Dario Franceschini ha detto: «La giornata decisiva sarà mercoledì, non oggi. In Parlamento, alla luce del sole, tutte le forze politiche dovranno dire agli italiani cosa intendono fare».
«Noi lavoriamo per un Draghi-Bis da qui ai prossimi mesi per finire il lavoro su Pnrr, legge di Bilancio e situazione ucraina».
«Niente scherzi, questa legislatura è finita», ha detto dall’altra parte Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Anche la Lega di Salvini vuole andare subito al voto.







