
Il carrubo, caratteri della pianta.
L’albero del carrubo (Ceratonia Siliqua) è stato anticamente importato dalla popolazione dei Fenici. Al tempo dei Romani era particolarmente diffuso.
Albero sempreverde, è coltivato soprattutto nel sud Italia, in Sicilia (provincia di Ragusa) in Sardegna sud-orientale e in Puglia (comuni di Monopoli, Fasano e Ostuni), in Spagna, in Portogallo e in Africa settentrionale.
Appartiene alle Leguminose, famiglia delle Fabaceae, la stessa dei piselli e delle fave.
Si tratta a tutti gli effetti di legumi dai baccelli marroni e dall’odore caratteristico, lunghi circa 15 cm e contenenti semi al loro interno.
I fiori sono molto frequentati dalle api, e ciò costituisce un valido contributo alla estensione dell’apicoltura nelle aree di coltivazione del carrubo.
Il nome “carrubo” deriverebbe dal greco “kéras” (corno) e“téino” (proteso) per la forma del frutto; il nome della specie invece deriva dal latino “siliqua” (baccello).
Secondo altri l’etimo del nome “carrubo” (o anche “caruba”) ha origini arabe e deriva da “kharrūb”. Dal nome greco delle carrube (kerátion) deriva il termine “carato” (unità di misura per la massa di materiali preziosi).
Nelle regioni del sud Italia è facile incontrarlo in consociazione soprattutto con l’Olivo, formando gli oleo-ceratonieti di notevole effetto.
Negli interventi forestali è utilizzato in associazione con il pino d’Aleppo, soprattutto nei rimboschimenti costieri.
Il legno è duro e resistente, caratteristiche apprezzate in falegnameria, anche se marcisce a contatto con l’acqua.
E’ una specie arborea a crescita lenta, ma è molto longeva.
Habitat del carrubo.
Preferisce ambienti luminosi e soleggiati, alte temperature e qualsiasi tipo di terreno, sia in prossimità delle zone costiere, che interne fino a circa 400 metri di quota.
Si tratta di una pianta eliofila e xerofila, poco esigente, che cresce anche in suoli aridi e rocciosi, non è bisognevole di particolari cure, limitate alla sola potatura pluriennale.
Spontanea nel bacino del Mediterraneo, è una pianta rustica, poco esigente, che cresce bene in terreni aridi e poveri, anche con molto calcare, non resiste alle gelate, ma sopporta bene i climi caldi e sta suscitando grande interesse come coltivazione di fronte alle prospettive di cambiamento climatico, per la continua produzione di ossigeno sia nelle campagne, sia nelle aree urbane.
Interessante, negli ultimi anni, per la folta chioma sempreverde e per il bell’aspetto monumentale del tronco e della stessa chioma, l’utilizzo di piante di carrubi per il verde cittadino, sia come piante singole, sia come componenti di parchi urbani, sia come recinzioni di aree private o pubbliche.
Il mercato delle carrube.

Un albero di carrubo secolare produce, nelle annate migliori, tra 1 e 2 quintali di carrube.
Fino a qualche anno fa i prezzi di vendita delle carrube si mantenevano a livelli bassi, circa 20-30 euro al quintale, un prezzo appena conveniente per gli agricoltori.
Nonostante questi livelli gli agricoltori hanno provveduto comunque alla raccolta e alla vendita delle carrube, in quanto i costi di produzione non sono elevati, non avendo i carrubi bisogno di cure particolari, né di interventi fitosanitari, in quanto molto resistenti e la raccolta, eseguita anche con l’ausilio di reti, non presenta spese eccessive.
A partire dal 2019 i prezzi si sono man mano incrementati, passando prima a 40-50 euro, per raggiungere nell’estate 2022 fino a 100 euro a quintale, un prezzo conveniente e remunerativo per i produttori agricoli. Da una pianta di carrubo secolare si ricavano, al lordo delle spese, 100-200 euro.
Il carrubo a Monopoli.

Nella zona tra Monopoli, Fasano e Ostuni il termine comune dialettale è l’albero delle “corne”.
Nell’agro di Monopoli è diffuso nelle zone pedecollinari, in particolare nelle contrade S. Teresa, Guidano, Conchia, Casale, Turchiano, Vagone e S. Oronzo, consociato agli alberi di ulivo.
Molte piante, specie nella zona tra Monopoli e Ostuni, sono secolari, con tronchi di grande diametro e con forme scultoree.
I diversi esempi di alberi di carrubi piantati nel centro urbano di Monopoli, per verde e recinzioni, con interventi privati, ma anche in qualche caso pubblici, si sono dimostrati positivi per le funzioni di ossigenazione e di ornamento.
Carrube, proprietà e benefici per la salute.
Le carrube sono i frutti provenienti dall’albero sempreverde del carrubo.
In generale le carrube vengono impiegate come mangime per animali; in tempi di guerra e di fame sono state utilizzate per l’alimentazione umana.
Dal punto di vista della composizione la carruba risulta molto ricca di zuccheri, grassi e presenta una buona percentuale di proteine; contiene anche minerali, come potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro e vitamine, in particolare quelle del gruppo A, B, C, E e K oltre ad una buona concentrazione di folato alimentare.
Le carrube vengono utilizzate, previa lavorazione, come:
– surrogati del cacao – la farina di carrube viene infatti scelta come ingrediente di alcune ricette per chi è allergico al cacao.

– come additivi alimentari – la farina di carrube è un ottimo addensante, usato in molte preparazioni alimentari che spaziano dai gelati alle carni in scatola.
– come alimenti dietetici, dato che contengono moltissimi minerali (potassio, calcio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro) e svolgono funzione antiossidante, gastro-protettiva.
Tra le proprietà terapeutiche possedute da questo frutto occorre distinguere tra la farina di carrube, utile in alcuni
casi per contrastare la diarrea e la polpa di carrube che, invece, assolve all’effetto lassativo.
A differenza del cacao la farina di carrube non contiene caffeina, per cui può essere assunta da chi non può ingerire sostanze eccitanti o deve seguire un particolare regime dietetico.

La scarsissima presenza di glutine e la presenza di zuccheri naturali rende questo ingrediente ideale anche per chi soffre di celiachia e diabete.
L’alta presenza di fibre aumentano il potere saziante delle carrube, che costituiscono, quindi, un ottimo cibo spezza-fame per chi sta seguendo diete dimagranti.
Studi recenti su particolari proprietà dei derivati alimentari da carrube.
In uno studio del 2020 si dimostra che sono una preziosa fonte non solo di composti fenolici e antiossidanti, ma anche di proteine, lipidi e galattomannani con proprietà funzionali che migliorano il loro valore nutrizionale.
Studi di laboratorio sulle catechine dimostrano inoltre che estratti di foglie e i baccelli sono in grado di determinare la morte nelle linee cellulari tumorali.
Particolarmente interessanti i risultati di uno studio del 2021, da cui emerge che l’estratto di carrube ha effetti migliorativi sui parametri spermatici e della frammentazione del DNA negli animali trattati con Ciclofosfamide. Un risultato che apre una strada anche al trattamento di alcuni tipi d’infertilità maschile.
Il progetto CE.SI.RA. sul carrubo in Puglia.
Nel 2021 è partito il progetto CE.SI.RA, CEratonia SIliqua Risorsa genetica Autoctona da valorizzare, finanziato dal PSR Puglia 2014-2020, con l’obiettivo di valorizzare il carrubo pugliese (varietà “Amele”) con interventi in grado di apportare innovazione in una filiera con molte potenzialità, oggi quasi per niente sfruttate.
I partner che hanno partecipato sono otto e presenti nel territorio di Ostuni, Fasano e Monopoli, corrispondente alla Piana degli olivi monumentali.
Capofila del progetto è l’Azienda Agricola Olère di Ostuni, gli altri sono la Società Agricola Fratelli Barnaba di Monopoli, la Ditta D’Amico Vitamaria, l’Op Acli Terra, il CNR-Istituto di scienze delle produzioni alimentari di Bari ISPA), l’Università di Bari (Dipartimento interdisciplinare di medicina e Dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti-DISSPA), il Politecnico di Bari (Dipartimento di meccanica, matematica e management) e il Parco naturale regionale Dune Costiere “da Torre Canne a Torre S. Leonardo”.
Mariantonietta Porcelli della Società Agriplan, Innovation Broker del progetto, ha presentato i lavori conclusi il 22 giugno 2022.
Si sono eseguite operazioni di censimento, concimazione, innesti, raccolta, per passare alle opere di ingegneria come la realizzazione del primo prototipo di estrazione industriale a ultrasuoni dei componenti nutraceutici delle carrube, che abbatte di oltre cinquanta volte i tempi di produzione canonici dei concentrati provocando la rottura delle cellule in modo da estrarre le preziose molecole in esse contenute.
Per Franco Nigro, docente dell’Università di Bari, il carrubo è una pianta di particolare interesse fitopatologico, sia per la limitata presenza di alterazioni causate da agenti infettivi sia per il variegato contenuto di sostanze di interesse nutraceutico, caratterizzate da attività antimicrobica e antifungina.
Per il senatore Dario Stefano il progetto Cesira coltiva l’ambizione di dare soluzione ad un tema che la Xylella ha messo a nudo, quello della monocoltura, e offre un contributo fattivo alla necessità di riforestare il territorio pugliese distrutto.
Per l’Assessore all’Agricoltura della Regione Donato Pentassuglia, il progetto è una novità assoluta, segno distintivo di come guardare avanti per ricostruire il paesaggio agrario, di come diversificare puntando sulla biodiversità.








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Artixo l o assai interessante