
Giovanni Battista Montini, Arcivescovo di Milano, il 21 giugno 1963, fu eletto Papa.
Nei mesi precedenti la stampa italiana aveva fatto il suo nome come successore di Giovanni XXIII, il Papa Buono.
Lui evitava di parlarne, anzi smorzava in tutti i modi tanto interesse.
In un discorso ai seminaristi di Venegono, subito dopo la morte di Papa Roncalli e pochissimi giorni prima della sua elezione, ammonì e chiese loro di «non essere informati dai rotocalchi (…). Non credete poi a quello che dicono sul conto mio, perché sareste proprio addirittura presi in giro da questa brava gente che cerca di indovinare e fare pronostici».
Inoltre, per deviare ogni ragionamento, prospettava che fosse già pronta all’orizzonte la novità di un Papa straniero. Si raccontano alcuni aneddoti legati alla sua elezione. Pare che, appena eletto Papa, nella stessa Cappella Sistina, non abbia fatto nessun discorso. Si limitò ad esprimere la sua accettazione e contemporaneamente ad annunciare il semplice nome: Paolo. In un appunto, annotato dal neo eletto, si legge che quel nome fu scelto «per devozione all’Apostolo – primo teologo di Gesù Cristo – l’amoroso di Cristo – per ammirazione all’Apostolo-missionario, che porta il Vangelo al mondo, al suo tempo, con criteri di universalità, il prototipo della cattolicità».
Fu il successore di Giovanni XXIII. Ne raccolse l’eredità. La più impegnativa. Quella di continuare il Concilio Ecumenico Vaticano II, aperto da poco, nell’ottobre del1962.
Nel Conclave entrarono ottantadue cardinali per votare all’ombra delle austere volte della Cappella Sistina. Fu l’ultimo, nel quale potevano entrare, assieme ai cardinali, nonostante l’extra omnes (il «fuori tutti» che precede la chiusura ermetica del recinto del Conclave), anche i loro segretari. Fu eletto dopo cinque scrutini.
I due schieramenti conciliari si fronteggiarono, rendendo evidente la spaccatura del Concilio. La linea dell’ “aggiornamento” e della Chiesa “in uscita” offrì quella speranza che l’umanità attendeva.
Molti pensieri affollavano la mente del nuovo Papa, mentre si sistemava nel suo nuovo alloggio: «Sono nell’appartamento pontificio, impressione profonda, di disagio e di confidenza insieme. Telegrammi a casa, a Milano, a Brescia, ecc, ad alcune persone amiche – telefonate – poi è notte: preghiera e silenzio. No, che non è silenzio, il mondo mi osserva, mi assale. Devo imparare ad amarlo veramente. La Chiesa qual è. Il mondo qual è. Quale sforzo! Per amare così bisogna passare per il tramite dell’amore di Cristo. Mi ami? Pasci. / O Cristo, o Cristo! / Non permettere che io mi separi da Te. / O Cristo, o Cristo: io in Voi. Tante impressioni possono commuovere e distrarre, creando fantasie e sentimenti, da cui altri trarranno argomenti di discorso e di colloquio piacevole; non io: bisogna che io alimenti la mia coscienza e la mia vita interiore d’altri pensieri, quelli dell’ufficio immane che mi è affidato, del contegno interiore ed esteriore, ch’esso mi impone; del riferimento a Cristo, a Dio ch’esso postula come sua fonte e sua ragione d’essere. Coscienza di servo obbligato a grandi cose».
Antonio Losito







