RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Laveno (VA), 05/09/2022
Egregio Signor Direttore
di “MONOPOLI TRE ROSE”
70043 MONOPOLI (BA)
L’IMPORTANZA DELLO STUDIO DELLA STORIA ANCHE NELLE SCUOLE
Quale modesto studioso e appassionato della storia e della cultura classica e umanistica, ma soprattutto quale cittadino di questa nostra “civitas”, con l’inizio del nuovo anno scolastico mi preme evidenziare in senso estremamente negativo il tentativo di abolire la traccia storica nel tema all’esame di stato nelle scuole superiori (la vecchia maturità) avvenuto, ma per fortuna non concretizzatosi, con la Circolare del Ministero dell’Istruzione n. 3050 del 4 ottobre 2018. Anche se rimane tra le materie oggetto di possibile approfondimento la scomparsa della tradizionale traccia di storia dalle tipologie previste per l’esame di maturità sembra proprio andare verso una progressiva cancellazione della storia nella formazione dei giovani, già iniziata con la diminuzione delle ore di insegnamento nei nuovi istituti professionali, riducendo di fatto la rilevanza della storia come disciplina di studio in grado di formare la cultura dei cittadini. Svilire ancora la conoscenza della storia nella formazione scolastica significa accelerare il processo già in atto di riduzione della conoscenza del passato per la costruzione del futuro, forse perché alle nuove classi dirigenti, sia politiche che economiche, conviene avere e mantenere il popolo “ignorante” affinché non conosca la storia del proprio progresso e delle proprie conquiste culturali, politiche, civili e sociali, mai ottenute definitivamente.
Se spesso all’esame di stato i ragazzi non scelgono la traccia storica perché tratta argomenti relativi alla seconda metà del Novecento e all’età contemporanea, periodi non affrontati a scuola per mancanza di tempo, bisogna riaffermare e precisare con la forza della cultura che la storia è una materia molto importante poiché necessaria per capire e per conoscere il tempo presente: la storia resta sempre “magistra vitae” infatti, nonostante sia da molti superficialmente considerata inutile o una perdita di tempo poiché non serve per fini professionali o per ottenere un guadagno economico immediato, noi dipendiamo dalla storia, dalle scelte giuste o sbagliate compiute da alcuni uomini nel passato; in tutte le nostre città tutto quello che ci circonda proviene dalla storia e tutto richiama alla storia: i monumenti, le opere d’arte, le basiliche, le chiese, i palazzi, i castelli, le ville, le strade e le piazze con la loro toponomastica, ma ormai molti non la conoscono più! La scuola dovrebbe far comprendere ai giovani l’importanza della storia spiegando i fatti, gli eventi, le cause e le loro conseguenze con i relativi personaggi storici, le cui azioni si riflettono e si ripercuotono ancora nel nostro tempo, insegnando i grandi valori intramontabili e sempre attuali per i quali molte persone nel corso dei secoli, soprattutto nel secolo scorso, hanno perso la vita anche per noi.
Conoscere la storia dovrebbe impedire che si ripetano gli errori, anche tragici, del passato sia lontano che recente. Se non si capisce e non si sa da dove veniamo non possiamo capire dove vogliamo andare con e nella nostra società moderna, anche come cittadini all’interno di una collettività, perché lo studio della storia permette di capire il nostro presente, infatti la storia determina anche il senso di identità sia personale che nazionale; “Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro” diceva giustamente lo scrittore cileno Luis Sepúlveda: se non si vogliono ripetere gli errori del passato i cittadini e i governanti dovrebbero conoscere e studiare la storia.
Le persone che conoscono la storia possono ispirarsi agli immortali versi che Dante scrisse nel XXVI° canto dell’Inferno della Commedia: “considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”: nella conoscenza umana rientrano la storia e la memoria per capire e comprendere il mondo e il nostro presente poiché la storia è una chiave di interpretazione del presente.
Il grande storico francese contemporaneo Jacques Le Goff ha affermato che: “La storia è memoria. Una memoria che gli storici si sforzano, attraverso lo studio dei documenti, di rendere oggettiva, la più veritiera possibile: ma è pur sempre memoria. Non proporre ai giovani una conoscenza della storia che risalga ai periodi essenziali e lontani del passato significa fare di questi giovani degli orfani del passato e privarli dei mezzi per pensare correttamente il nostro mondo e per potervi agire bene. (…) Ma, ancora una volta, se l’insegnamento in Italia non partisse dall’antichità, temo che gli italiani avrebbero domani maggiori difficoltà per sapere cosa fare nella storia e per rendere il loro paese più ricco e fecondo di quanto sia stato finora”.
Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.








