IL DOTTORE COMMERCIALISTA
Aspetti e nuove problematiche della professione.

Avendo ampiamente superato i trent’anni di iscrizione all’Albo, avverto la necessità di volgere lo sguardo all’indietro per guardare se e come sia cambiata la professione, e, soprattutto, i mutamenti intervenuti nell’ambiente culturale di supporto alla medesima. Sono profondamente convinto che la professione contabile, ad onta di tutte le evoluzioni passate e future, trovi la sua autentica matrice in quello che un tempo si diceva il saper far di conto.
Dunque, la nostra caratterizzazione professionale è da ricercare in quel tratto distintivo che intimamente ci ha permeato nel percorso formativo, ovvero, tipicamente, nell’assunzione di principi dell’economia aziendale. Abbiamo avuto la fortuna di nascere nell’epoca della cosiddetta ragioneria scientifica, quando da tempo ormai la disciplina si era affrancata dal solo e puro tecnicismo. La teoretica si era fatta largo ed era più che maturo nel dibattito accademico il conio della Economia aziendale o, come qualche scuola riteneva di dover assumere, di Ragioneria ed Economia Aziendale (vedi cattedra di Paolo Emilio Cassandro).
Emblematico appare ripercorrere alcune vicende evoluzionistiche dei nostri studi, a partire, per esempio, dal Conto di reddito, ovverosia, dalla sua originaria denominazione di conto dei Profitti e delle Perdite così chiamato nel sistema patrimoniale (quest’ultimo essendo il primo criterio scientifico di attuazione del metodo, diffusosi in età comunale, della partita doppia), quando per il suo intrinseco contenuto era detto a risultati lordi ; il suo superamento con la riforma del 1974 – Legge n. 216 – che per la prima volta, nel nostro Paese, ha introdotto l’obbligo di scrittura del già citato conto di riepilogo a costi ricavi e rimanenze a tutto vantaggio di una indiscutibile e non più procrastinabile trasparenza della informativa di bilancio. Sino a quando, con il recepimento della IV Direttiva europea sui Conti annuali – 1991 -, avviene una vera e propria rivoluzione che muta, oltre che la denominazione in Conto Economico , anche la sua struttura formale e sostanziale. Il nuovo Conto Economico è a sezioni sovrapposte e, pur restando di derivazione contabile, abbandona la forma a sezioni contrapposte e indugia sulla concezione dei cosiddetti risultati intermedi.
Finalmente l’analisi del reddito d’esercizio può contare su una visione della gestione caratteristica o tipica, di una gestione accessoria, finanziaria e, infine, straordinaria.
Sopito il dibattito tra fautori del sistema patrimoniale (Fabio Besta) e sistema del reddito (Gino Zappa) con la definitiva affermazione di quest’ultima scuola, dopo circa ottanta anni abbiamo assistito al ribaltamento della teoria zappiana con una sorprendente velocità, tale da far pensare ad una vera e propria nemesi storica. Da oltre oceano, e in generale dal mondo anglosassone, si è andata imponendo una linea di pensiero a noi italiani nota come teoria della scuola “bestiana”, ovvero, quella già citata del sistema patrimoniale. A questa evoluzione ha concorso indubitabilmente il clima culturale che dagli anni ottanta in poi – dell’ultimo secolo – si è via via imposto.
A quegli anni, infatti, deve farsi risalire l’onda lunga di un neo liberismo che nei nostri studi ha avuto il massimo riconoscimento in quella filosofia della creazione del valore fattasi largo senza più remore. Creare valore significa accrescere il patrimonio aziendale e questa è la missione esclusiva alla quale deve attendere il manager. Appare evidente e consequenziale, pertanto, abbandonare quello che per noi era l’ancoraggio sicuro del costo storico a favore dell’ormai universale criterio di valutazione del fair value attraverso il quale si apre la porta, nuovamente e definitivamente, al sistema patrimoniale. E, con buona pace di Gino Zappa, dobbiamo prendere atto che la logica, alla quale eravamo abituati e, per certi versi, affezionati, dell’anticipazione dei costi rispetto ai ricavi, ha subito una inversione clamorosa. Con il fair value sono i ricavi potenziali – futuri – ad essere anticipati. Così si crea valore, così i corsi azionari si rivalutano. Il principio della prudenza – altra roccaforte – nella scala dei nuovi strumenti di valutazione è gerarchicamente sottomesso a quello del reddito maturato.
Mandato in soffitta il paradigma del reddito prodotto – realizzato- attraverso il criterio della competenza economica indirizzato all’individuazione del suo valore minimo (rinvio dei costi anticipati), infatti, non rimane che la nozione di reddito realizzabile – maturato – con il meccanismo dell’anticipo dei ricavi declinato, in quest’ultimo caso, con una competenza economica orientata al valore massimo.
Un particolare focus, poi, ci sembrerebbe di dover riservare alle definizioni, che la disciplina principe della nostra professione ha delineato, in ordine a talune condizioni di grande momento nella vicenda aziendale.
Periodicamente risulta fondamentale dover verificare se, e in quale misura, sussistano le situazioni di equilibrio economico, finanziario e patrimoniale dell’azienda, che sole possono garantire il perdurare della continuità del medesimo organismo produttivo oggetto della nostra attenzione. La prima delle condizioni cui ci si riferisce, – equilibrio economico -, si ritiene raggiunta allorquando tutti fattori produttivi, facenti capo alla combinazione aziendale, siano sufficientemente remunerati. In estrema sintesi i fattori capitale e lavoro, che al complesso aziendale afferiscono, dovranno trovare ragione del loro impiego in equi ritorni senza che possano rischiare un qualsiasi depauperamento. L’equilibrio finanziario, invece, si ritiene soddisfatto solo quando il sistema azienda raggiunge e conferma la capacità di far fronte, con normalità, agli impegni assunti. Il mancato rispetto di un ordinato afflusso e deflusso di mezzi monetari sarebbe indice di squilibrio finanziario che ben presto si tramuterebbe in ben più importanti disfunzioni economiche e patrimoniali.
E, proprio in quest’ultima ottica, equilibrio patrimoniale, la migliore dottrina si è spesa per giungere a concetti importanti. Tra le tante argomentazioni sul tema, particolarmente adatte ad una efficace sintesi, sono quelle che muovono nel senso che, per equilibrio patrimoniale, debba intendersi una struttura della grandezza stock coerente nelle sue componenti (attivo-impieghi e passivo- fonti). Coerenza, appunto, “fra il grado di liquidità degli attivi e la stabilità delle fonti” (v. Paola Galbiati, pag.183, La struttura finanziaria delle imprese, Egea 1999).
Essendo avvezzi all’assillo diuturno delle tante problematiche che a noi si propongono, quando ci sembra di non trovare soluzioni ai mille risvolti che la pratica ci sottopone, credo, sia utile riflettere sui grandi insegnamenti che ci hanno consegnato i Maestri del passato e del presente. Con l’ingenuità di uno studente iscritto al primo anno di economia, chiediamoci che cosa è l’economia aziendale, e, a cosa serve. Ci verranno in mente le tante definizioni. Io personalmente propenderei per quella dello Giannessi, ossia, conversione e riconversione di valori. La contabilità converte i fatti aziendali in cifre, mentre la riconversione di queste ultime, esposte e classificate in bilancio, ci offre l’opportunità di una puntuale analisi dell’orientamento aziendale.
Quando ci si chiede di leggere un bilancio è d’uopo avere a mente la grande lezione di Cassandro il quale ci ha insegnato che, spesso, nell’interpretare un simile documento di sintesi dobbiamo chiederci, criticamente, con scetticismo professionale, se non vi siano state tendenze degli amministratori, che quel documento hanno redatto, a fare ricorso a valutazioni che abbiano portato al cosiddetto annacquamento di capitale, ovvero, mutatis mutandis, all’opposto fenomeno delle riserve occulte.
D’altro canto, non possiamo ignorare le fondamentali riflessioni di uno tra i massimi aziendalisti contemporanei, Ferdinando Superti Furga, quando, tra le tante considerazioni della sua lectio, classifica i principali documenti di bilancio – Stato patrimoniale e Conto economico – come, rispettivamente, di documento sincrono il primo, e diacronico il secondo, solo per citare, estemporaneamente, il grado di evoluzione dell’analisi da questi proposto.
Nel microcosmo assolutamente non esaustivo, anzi certamente lacunoso per omissioni, del florilegio che qui si va proponendo, come non citare Piero Mella, altro gigante contemporaneo nello studio dell’economia aziendale, che ci ha riproposto e illustrato, da par suo, due concetti basilari quali quelli della relazione finanziaria fondamentale (grazie alla quale si riesce a rispondere alla sempre pressante richiesta del se e fino a quando l’impresa può indebitarsi) e della equazione economica fondamentale (che ci ha permesso di indagare in profondità sul più importante indicatore economico).
Impossibile, poi, non accennare alla ormai imprescindibile rendicontazione finanziaria per la quale l’intera disciplina ha dovuto volgere la dovuta attenzione. Il Rendiconto Finanziario è divenuto parte integrante del bilancio di funzionamento così come recita la cogente norma civilistica. Esso, ampliando enormemente il ventaglio informativo del documento di bilancio, ci da oggettiva contezza delle variazioni di liquidità – generata e impiegata- nel periodo amministrativo.
E ancora, Flavio Dezzani con la sua opera sistematica e copiosa; Antonelli e D’Alessio per la loro sintesi e sistemazione recente con lo sguardo rivolto alla grande tradizione accademica; Marino Milone pioniere negli studi aziendali della globalizzazione con le sue Impresa multinazionale e Joint venture; Antonio Pastore con la sua originalissima definizione di endofinanziamento; Nicola Di Cagno devoto discepolo ed esegeta di P. E. Cassandro e della sua già ricordata scuola barese di Ragioneria ed Economia aziendale.
Con questa brevissima panoramica abbiamo tentato di dare una piccola idea di cosa sia stata l’elaborazione della cifra identitaria della nostra professione. Concetti dei quali fare tesoro nell’esercizio quotidiano del mestiere, lezioni magistrali. Come si vede la strada professionale da noi percorsa nella sua originalità e unicità è stata lunga e tortuosa, in evoluzione continua, con un grado di complicazione teorico-pratico che richiede dedizione nella formazione e nell’aggiornamento, certi come siamo che il cammino, dicevamo, è stato lungo e che lo sarà per tanto ancora.








