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La Xylella avanza. Nuovi focolai a Monopoli, Fasano, Alberobello.

La Piana degli Ulivi secolari sempre più in pericolo, l'infezione procede lungo le strade. Gli abbattimenti tra Fasano e Monopoli.

by Stefano Carbonara
7 Agosto 2021
in Territorio
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ABBATTIMENTI ULIVI INFETTI IN FASANO-MONOPOLI
6 Agosto 2021

L’ARIF della Regione Puglia ha proceduto all’abbattimento di n.12 piante di ulivi infetti in contrada Fascianello in Fasano, sulla SS.16, presso la stazione di Servizio Carburanti Kuwait, a 500 metri dalla contrada Lamalunga in Monopoli.
Si tratta di piante già individuate diversi mesi nei monitoraggi effettuati, al cui abbattimento si doveva provvedere in modo tempestivo come prescritto dalle norme.
Sulla stessa particella di terreno si era già eseguito nella seconda metà dell’anno 2020 all’abbattimento di altri 22 ulivi infetti.
La presenza del focolaio in tale sito conferma in modo definitivo l’ipotesi che l’infezione da xylella sia portata dal vettore sputacchina, l’insetto che aggrappato ai mezzi di trasporto e alle persone provenienti dal Salento si diffonde, al momento della sosta, negli ulivi sani delle zone verso nord, quelle della Piana degli Ulivi secolari e monumentali.
Nello stesso appezzamento di terreno insistono altre piante di ulivi, in cui la presenza del batterio  è in fase di accertamento con ulteriori analisi di conferma.
Il recente focolaio  dell’agosto 2021 sulla strada tra Alberobello e Locorotondo, quello precedente del 2020 in Monopoli sulla SS 16 in contrada Chianchizza e sulla SP Monopoli – Castellana in contrada Grotta dell’Acqua e Samato e in Polignano a Mare confermano ancor più la modalità di trasmissione dell’infezione con i mezzi di trasporto.
Restano irrisolte alcune problematiche:
1) quella del monitoraggio, che viene effettuato su piante che presentano i sintomi del disseccamento, mentre sarebbe necessario eseguirlo a campione anche su ulivi senza sintomi, che potrebbero essere già infetti.
2) quella dell’abbattimento che viene eseguito in tempi molto tardivi rispetto  dall’accertamento dell’infezione e non tempestivamente come richiedono le norme. 

GALLERIA
Abbattimenti tra Fasano e Monopoli



xylella 1


NUOVO FOCOLAIO DI XYLELLA AD ALBEROBELLO
4 Agosto 2021

Continua inarrestabile l’avanzata della Xylella fastidiosa in Puglia con 5 ulivi infetti ad Alberobello, il quarto comune della provincia di Bari, con Monopoli, Polignano e Locorotondo, colpito dalla pandemia degli ulivi. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia, alla luce dei risultati dei rapporti di prova riportati da InfoXylella che conclamano la presenza di un nuovo focolaio ad Alberobello, città dei Trulli patrimonio UNESCO, con 5 ulivi risultati infetti a ridosso della Strada Provinciale 162 e ad un paio di chilometri dalla frazione di Coreggia, tra Alberobello e Locorotondo.

    Gli ulivi infetti ad Alberobello ricadono in ‘zona cuscinetto’, pertanto dopo il monitoraggio dell’area circostante – aggiunge Coldiretti Puglia – la Regione Puglia dovrà procedere all’eradicazione di tutte le piante specificate suscettibili alla Xylella nel raggio di 50 metri, eccezion fatta per gli olivi con caratteri di monumentalità per i quali è possibile avvalersi di una deroga.
    “I risultati delle analisi statistiche condotte dagli enti di ricerca impongono una seria riflessione circa il nuovo regolamento comunitario approvato il 14 agosto 2020 che ha ridotto a 50 metri, dai 100 metri inizialmente previsti, l’area buffer ovvero il raggio dell’area focolaio intorno alle piante trovate infette e soggette a taglio obbligatorio per sottrarle all’azione di diffusione degli insetti vettori, come la cicalina sputacchina. Se la sputacchina cammina fino a 400 metri in una stagione, l’area buffer di 50 metri risulta decisamente insufficiente a contenere il rischio contagio, quindi si ottiene solo un’azione di rallentamento della diffusione, non certo l’estinzione dei focolai più avanzati nelle aree cuscinetto sul fronte epidemico che richiederebbe invece azioni ben più drastiche”, insiste il presidente Muraglia.
    L’epidemia di Xylella dal 2013 ad oggi ha colpito 8mila chilometri quadrati, con un danno stimabile di oltre 1,6 miliardi euro, secondo un’analisi della Coldiretti Puglia.


INDAGINE DELLA COMMISSIONE AGRICOLTURA CAMERA DEI DEPUTATI SERVIZIO STUDI
14 luglio 2021 

Il fenomeno del batterio della Xylella fastidiosa ha fortemente colpito il settore olivicolo-oleario della Puglia e del Salento in particolare. Sin dal suo manifestarsi, nel 2013, sono state progressivamente messe in atto delle misure fitosanitarie e degli interventi finanziari destinati a contrastare tale patogeno e a sostenere gli imprenditori del settore e i territori interessati.
Indagine conoscitiva sul fenomeno
La XIII Commissione Agricoltura della Camera ha concluso, il 21 febbraio 2019, un’indagine conoscitiva sul fenomeno legato al diffondersi del batterio della c.d. Xylella Fastidiosa, il quale ha colpito la Regione Puglia, approvando il documento conclusivo.
Dalle audizioni svolte è emersa la drammaticità della situazione in cui versavano gli olivicoltori pugliesi, a causa del diffondersi dell’area infetta dal batterio e la necessità di procedere con estrema urgenza, attivando ogni misura utile al contenimento del batterio stesso e alla ripresa produttiva dei territori colpiti.
L’area complessivamente interessata aveva raggiunto – come rappresentato nel corso dell’indagine – un’estensione di circa 750 mila ettari di superficie, a fronte degli 8.000 originariamente interessati dal fenomeno.

Peraltro, la cosiddetta zona cuscinetto insisteva sulle province di Bari e Barletta-Andria-Trani (BAT) che, con i loro circa 132 mila ettari, rappresentavano il 12 per cento della superficie agricola utilizzabile olivetata italiana e, con oltre 120 mila tonnellate complessive di olio prodotto, rappresentavano il 28 per cento della produzione nazionale (dati della campagna 2017/2018).
Il contagio, partito dalla provincia di Lecce, ha coperto gran parte della provincia di Brindisi, essendosi esteso, dapprima, a quella di Taranto ed avendo, poi, raggiunto, all’inizio del 2018, i confini della provincia di
Bari. Il rilevamento di focolai di Xylella fastidiosa in punti diversi della zona cuscinetto ha, quindi, reso necessaria una nuova demarcazione della zona infetta e una nuova delimitazione delle aree oggetto di misure di contenimento, con uno spostamento di circa 20 chilometri verso nord dei confini della zona infetta, della zona di contenimento (che comprende i primi 20 chilometri della zona infetta adiacente alla zona cuscinetto) e della zona cuscinetto. Successivamente, vi è stata la notizia del ritrovamento di una pianta infetta in un’area ricadente nel comune di Monopoli (Bari).
Secondo quanto ha rilevato la Commissione Agricoltura, è – ormai – certo che la causa del disseccamento degli ulivi in Puglia è stata dovuta al diffondersi del batterio della Xylella fastidiosa e alla sua capacità di essere trasportato da taluni vettori, tra i quali, il più noto è quello denominato Philaenus spumarius L., nota come “sputacchina media”.
La presenza del batterio ha richiesto interventi di contenimento, risultando, pressoché impossibile un’eradicazione totale.
La Xylella fastidiosa deve essere cioè eradicata laddove sia possibile, e contenuta laddove l’eradicazione non sia più attuabile.
Proprio per la complessità della situazione la Commissione ha sottolineato come occorreva agire in maniera sinergica su vari fronti e con diversi interventi.
In primo luogo occorreva adottare un piano di comunicazione concordato con tutti i soggetti istituzionali competenti, che individuasse in modo chiaro e univoco le procedure a cui sono tenuti le istituzioni pubbliche e i privati per affrontare l’emergenza.
E’ risultato, poi, necessario monitorare costantemente, con il concorso dei rappresentanti della ricerca, l’evoluzione della malattia, in modo da intervenire prontamente per evitare l’ulteriore propagazione in territori incontaminati e il ripetersi di nuove infestazioni su piante già colpite.
E’ risultato, inoltre, essenziale un piano di lotta ai vettori, in modo che si potesse impedire alle
popolazioni di insetti di poter trasportare il batterio; a tal fine occorreva, secondo la Commissione, abbattere la fonte di inoculo rappresentata dalla pianta malata e, secondariamente, adottare metodi di lotta, anche con antagonisti biologici.
Con riferimento all’attività di contrasto al vettore, occorreva attivare la lotta integrata allo stesso, privilegiando misure fitosanitarie di natura agronomica e fitoiatrica a basso impatto ambientale.
Dalle audizioni svolte nel corso dell’indagine conoscitiva è, poi, emersa l’importanza di effettuare un controllo integrato e di declinare le misure di controllo in maniera diversa, a seconda del tipo di zona interessata.
Al momento dello svolgimento dell’indagine conoscitiva, la normativa includeva, tra le operazioni meccaniche per il controllo degli stadi giovanili, le seguenti tipologie di intervento: lavorazioni superficiali del terreno; trinciatura delle erbe; piro-diserbo; trattamenti erbicidi. I soggetti auditi hanno raccomandato e
indicato anche una serie di buone pratiche agronomiche da seguire per mantenere pulito il terreno, da combinare con le pratiche meccaniche, optando per quelle tecniche che meglio si adattassero a gestire i terreni che sono poveri di sostanza organica.
Con riferimento all’obbligatorio ricorso a trattamenti insetticidi incompatibili con il metodo biologico, da parte delle aziende agricole condotte secondo metodi di agricoltura biologica, la Commissione ha rilevato
l’opportunità che le medesime ricevessero specifici indennizzi per la perdita dei contributi europei, causa l’utilizzo di prodotti non consentiti per tale metodo di produzione.
La Commissione ha sollecitato, al riguardo, la revisione del decreto del Presidente della Repubblica n. 357 del 1997, con il quale è stata recepita la cosiddetta direttiva Habitat (Direttiva 92/43/UEE) che, con una scelta operata solo in Italia in ambito europeo, ha vietato in modo assoluto l’introduzione, in natura, di specie e popolazioni non autoctone, senza prevedere deroghe finalizzate a consentire la lotta biologica.
E’ emersa, inoltre, la necessità di snellire le procedure per l’abbattimento delle piante infette.
A tal proposito, la Commissione ha ritenuto che, nella zona cuscinetto e nella zona di contenimento, gli interventi di eradicazione e di rimozione delle piante infette – necessari al fine di eliminare le fonti di inoculo del vettore – dovessero essere effettuati con tempestività.
In questo senso, la Commissione ha reputato che si dovesse giungere rapidamente alla definizione di una normativa – di carattere emergenziale – che consentisse di dare tempestiva attuazione alle misure fitosanitarie e di semplificare le procedure istruttorie prodromiche all’abbattimento e alla rimozione delle
piante infette che ricadano in aree soggette a vincolo ambientale o siano ulivi secolari. La Commissione è stata, infatti, consapevole che l’ampia frammentazione delle proprietà, spesso intercalate con aree gestite
dalle amministrazioni locali, la presenza di residui di lotti fondiari che hanno avuto altre destinazioni e che rimangono in completo stato di abbandono, sia per incuria, sia per l’oggettiva difficoltà della loro gestione (scarpate, canali), andavano a condizionare la capillarità dell’operazione necessaria per conseguire il risultato desiderato.
Occorreva, quindi, intervenire anche in quelle aree di proprietà pubblica o abbandonate, dove non era possibile far affidamento sull’intervento degli olivicoltori.

Tale attività avrebbe dovuto ovviamente tenere conto – come da più parti sottolineato nelle audizioni – del valore identitario dell’olivo per il territorio pugliese.
Infine – anche se ciò per la Commissione era di primaria importanza – si è manifestata la necessità di ripristinare il potenziale produttivo delle aree colpite, mediante l’impianto di varietà di ulivo tolleranti ed interventi volti a favorire la biodiversità.
Nella zona infetta era necessario apprestare interventi di rigenerazione del terreno, con l’utilizzo di compost che potessero fornire quel materiale minerale di cui il terreno ha bisogno e potessero arricchire il terreno di acqua. Occorreva, poi, predisporre interventi di potatura costanti delle piante ancora vive, in modo da permettere una loro rigenerazione.
La rimozione delle piante infette doveva essere accompagnata da interventi volti al reimpianto di specie tolleranti al batterio.
La sostituzione degli esemplari espiantati con varietà tolleranti alla Xylella fastidiosa, già presenti sul mercato, come la Leccino o la FS-17, o che sarabbero state certificate come tolleranti in futuro, nelle aree di contenimento e nella buffer zone, avrebbe consentito sia di creare barriere naturali in grado di ostacolare la diffusione del patogeno, sia di ripristinare la potenzialità produttiva delle aree infette.
L’efficacia della misura era, evidentemente, condizionata dalla corresponsione di contributi adeguati agli agricoltori che avessero sostenuto costi per l’estirpazione delle piante e di finanziamenti per la realizzazione di investimenti produttivi nelle aziende.
Parimenti, la Commissione ha reputato che dovesse essere incoraggiata con adeguati finanziamenti la pratica dell’innesto di specie tolleranti su piante ospiti – i cui risultati la Commissione ha potuto apprezzare in occasione del sopralluogo svolto nel campo sperimentale Ipsp-Cnr a Presicce – allo scopo di salvaguardare
gli ulivi monumentali, in considerazione del loro valore storico-culturale e paesaggistico.
A tale riguardo, la Commissione ha condiviso quanto emerso nelle audizioni in merito all’opportunità di perseguire la strada della consociazione dell’olivicoltura con l’orticoltura, per elevare il livello di biodiversità ed evitare la monocultura, anche al fine di non creare i presupposti per l’insorgere in futuro di problemi analoghi a quello della Xylella.
La Commissione ha ritenuto, in particolare, che dovesse essere incoraggiata nella zona infetta, attraverso strumenti di sostegno al reddito degli agricoltori, la parziale riconversione verso altre colture, presenti in passato e sostituite nel tempo, anche al fine di diversificare il paesaggio agrario e aumentare la biodiversità
nel territorio, così come, stante la vocazionalità dei territori ad ospitare altre colture, anche alloctone a quelle attuali, la riconversione verso colture, come quella della frutta tropicale, che stavano dando vita a positive esperienze in altre regioni.
La Commissione ha reputato, inoltre, che la ripresa produttiva delle aree colpite dovesse essere accompagnata anche da interventi di riorganizzazione dell’intera filiera olivicola, che coinvolgessero sia le aziende vivaistiche – per le quali, se ricadenti nell’area delimitata, era necessario prevedere un sostegno specifico – sia i frantoi, che duramente stavano pagando il prezzo dell’emergenza.
In questo senso, la Commissione ha condiviso l’esigenza di rivedere il Piano olivicolo nazionale, la cui adozione in altri Paesi ha consentito di rilanciare la filiera olivicola, anche al fine di attuare quelle proposte provenienti dal mondo scientifico che individuassero un percorso complessivo (agronomico-colturale e
culturale, fitoiatrico ed ecosostenibile) che potesse ridare speranza e futuro al comparto, incentivare gli imprenditori agricoli ad investire, favorire il ricambio generazionale e l’aggregazione tra imprese.
Nel frattempo, risultava necessario sostenere gli olivicoltori pugliesi, intervenendo con una moratoria per il pagamento delle scadenze relative al pagamento delle rate dei mutui e degli oneri previdenziali e assistenziali a cui erano tenute le imprese del comparto. Occorreva, poi, agire sulla riforma della politica agricola comune in corso di discussione a Bruxelles, affinché l’OCM olivo fosse messa al centro del nuovo
regolamento unico, declinando, poi, le singole misure di intervento all’interno dei piani che i singoli Stati nazionali sarebbero stati chiamati ad elaborare. Nel frattempo, occorreva fare in modo che le organizzazioni dei produttori riconosciute, le cui aziende ricadevano nelle aree colpite dalla Xylella, potessero derogare ai parametri di commercializzazione previsti dalla normativa europea. Occorreva, poi, prevedere una forma di intervento di ristoro per quei piccoli agricoltori che si erano riuniti in strutture cooperative e che non avevano titolo a partecipare alle misure regionali del Piano di sviluppo rurale.
Infine, la Commissione ha ritenuto fondamentale favorire approcci per il futuro, per mezzo del supporto alla ricerca scientifica e all’applicazione delle tecniche e dei metodi acquisiti attraverso la sperimentazione che, come nel caso delle linee di ricerca sulle resistenze genetiche e sulle pratiche dell’innesto, stava dando risultati molto incoraggianti.
In un’ottica più generale, volta a prevenire l’ingresso e la diffusione di specie invasive nel Paese, la Commissione, come rilevato da alcuni auditi, ha ritenuto infine necessario intensificare i controlli a livello frontaliero, tenuto conto dei limiti evidenziati dal sistema di difesa fitosanitaria aperto che vige nell’Unione europea e della presenza, nel nostro Paese, di numerosissimi punti di ingresso ufficiali – che lo penalizzano ulteriormente – nei quali si sarebbe dovuto prevedere un servizio fitosanitario con stazioni di quarantena.

INCONTRO
Comitato Regionale No Xylella SI Produttività

Il 16 luglio 2021 presso l’Hotel Vecchio Mulino di Monopoli, con la partecipazione di un nutrito numero di agricoltori e olivicoltori, si è svolto un incontro sulla situazione dell’infezione della Xylella in Puglia.
Ad organizzarlo la Confagricoltura di Monopoli, segretario Cosimo Dalessio, sponsor e finanziatore dell’evento.

Relatori Paolo Leoci, portavoce del Comitato No Xylella Si Produttività e consulente agrario di campo e Francesco Bellino, componente tecnico dello stesso Comitato.

Tra i presenti i delegati all’Agricoltura dei Comuni di Monopoli, Castellana Grotte e Conversano.

La situazione è molto grave. In gioco è il destino dell’intera Piana degli Ulivi secolari e monumentali. Finora gli interventi non hanno fermato l’avanzata e i piani in corso sono carenti e inadeguati ad affrontare decisamente ed efficacemente il problema.

Necessaria un’azione forte e coordinata da parte degli olivicoltori, delle associazioni sindacali, delle amministrazioni comunali nei confronti della Regione Puglia e del Governo Nazionale.

L’incontro si è svolto allo scopo di raccogliere il grido d’allarme partito dalla base, cittadini a vario titolo preoccupati dell’avanzata incontrastata della fitopatia nella Piana degli Ulivi Monumentali e nel Sud Est barese, visti anche i nuovi ritrovamenti di piante infette a Monopoli e Polignano a mare.

L’evento si è svolto in tre fasi: dapprima una relazione tecnica su “Il batterio organismo alieno da quarantena, gli insetti vettori e le tecniche di contrasto”, necessaria a comunicare e far crescere la consapevolezza sulla problematica, a cui è seguita un’analisi approfondita sul “Nuovo Piano di Azione Regionale, strategie di contrasto e risultati a confronto a distanza di 6 mesi dal primo ritrovamento di piante infette a Monopoli”.

Nella relazione sono emerse forti criticità che il Comitato aveva già espresso preventivamente alla redazione del nuovo piano di azione e formalizzato in sede istituzionale all’Assessore Donato Pentassuglia ed al Direttore del Dipartimento Agricoltura Prof. Gianluca Nardone della Regione Puglia. A pubblicazione avvenuta del piano, riscontrato il non accoglimento di nessuna delle istanze avanzate, il comitato ha chiesto ed ottenuto la convocazione della Commissione Agricoltura della Regione Puglia in cui è stato formalizzato un nuovo documento con puntuali richieste di modifica del Piano, in quella sede accolto all’unanimità dai consiglieri ed organizzazioni di categoria presenti.

La manifestazione di Monopoli, nell’ultima fase si è caratterizzata per l’importante contributo di idee dei tanti presenti e dagli avvaloranti interventi dei rappresentanti istituzionali delegati all’agricoltura dei Comuni di Monopoli, Castellana Grotte e Conversano e dal Coordinatore Regionale delle Città dell’Olio.

Dopo una lunga presentazione e successiva discussione l’assemblea dei presenti ha dato mandato agli organizzatori di chiedere a gran voce una nuova convocazione della Commissione Agricoltura della Regione Puglia e di impegnare tutte le Organizzazioni di Categoria Agricola e l’ANCI Puglia nel farsi portavoce delle istanze raccolte ed elaborate, in occasione dei tavoli di consultazione preventivi all’approvazione delle legge regionale di aggiornamento della 4 del 2017, avente ad oggetto “Gestione della batteriosi da Xylella fastidiosa nel territorio della Regione Puglia”.

GALLERIA

 







 


NOTIZIARIO PRECEDENTE

XYLELLA: COLDIRETTI PUGLIA, MONITORAGGI COL CONTAGOCCE SOLO 15 SQUADRE SU 90 DEL 2020; 11 ULIVI INFETTI A MONOPOLI E 1 A POLIGNANO

Monitoraggi anti Xylella col contagocce, in ritardo rispetto al piano di azione 2021 pubblicato lo scorso aprile, a cui sono impegnate solo 15 squadre con 30 tecnici rispetto alle 90 squadre e 180 tecnici dell’anno scorso, con il rischio che salti la scadenza programmata di ottobre 2021 per la chiusura dell’attività di monitoraggio e campionamento, utile a salvare la Piana degli ulivi monumentali e fermare l’avanzata della malattia verso l’area ancora indenne. E’ quanto stigmatizza Coldiretti Puglia che chiede una stretta ad Arif per portare a regime il piano di monitoraggio entro i tempi prestabiliti, con l’impiego di almeno un numero pari a quello degli anni precedenti di agenti dedicati al monitoraggio e al campionamento degli ulivi, mentre sono già stati conclamati infetti alla Xylella 11 olivi e Monopoli e 1 a Polignano.

“Uno scenario ‘senza difesa’, soprattutto nell’attuale contesto pugliese dove è determinante l’attività di contenimento della malattia, è inimmaginabile. Lotta al vettore anche finanziata, monitoraggi e campionamenti sono attività cruciali considerato che non esiste ancora una cura per la batteriosi, per l’individuazione dei focolai nei primissimi stadi della infezione su piante sensibili e la successiva rimozione secondo legge, così come il controllo della presenza di potenziali vettori contaminati, restano l’unica soluzione per ridurre la velocità di avanzamento della infezione. L’efficacia e sistematicità è garanzia per le aree indenni della Puglia e delle regioni limitrofe e non va messo in alcun modo in discussione, anzi il sistema dei monitoraggi e campionamenti va potenziato, perché la lotta all’insetto vettore è stata trascurata e monitoraggi e campionamenti degli ulivi ancora oggi si basano principalmente su analisi visiva di piante troppo spesso asintomatiche”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Intanto, continua la conta degli ulivi infetti a Monopoli, mentre a Polignano l’ulivo infetto è ubicato nei pressi della frazione di Triggianello, in un focolaio individuato nella precedente campagna di monitoraggio, ovvero un’area con raggio di 50 metri nel contorno delle piante già trovate infette e, salvo deroghe, già abbattute. Si tratta di un olivo che, sulla base del requisito di monumentalità, che era stato escluso dalla Determina di abbattimento – spiega Coldiretti Puglia sulla base degli aggiornamenti di Infoxylella – avvalendosi della possibilità di deroga prevista appunto per i Monumentali risultati negativi alle analisi. Analoga la situazione per 2 dei 3 nuovi positivi di Monopoli, anch’essi monumentali ricadenti in due precedenti focolai, mentre il terzo olivo infetto di Monopoli, essendo appena 4-5 metri fuori dei 50m del focolaio già demarcato, genera a sua volta un nuovo focolaio.

“I risultati delle analisi statistiche condotte dagli enti di ricerca impongono una seria riflessione circa il nuovo regolamento comunitario approvato il 14 agosto 2020 che ha ridotto a 50 metri, dai 100 metri inizialmente previsti, l’area buffer ovvero il raggio dell’area focolaio intorno alle piante trovate infette e soggette a taglio obbligatorio per sottrarle all’azione di diffusione degli insetti vettori, come la cicalina sputacchina. Se la sputacchina cammina fino a 400 metri in una stagione, l’area buffer di 50 metri risulta decisamente insufficiente a contenere il rischio contagio, quindi si ottiene solo un’azione di rallentamento della diffusione, non certo l’estinzione dei focolai più avanzati nelle aree cuscinetto sul fronte epidemico che richiederebbe invece azioni ben più drastiche”, insiste il presidente Muraglia.

L’epidemia di Xylella dal 2013 ad oggi ha colpito 8mila chilometri quadrati, con un danno stimabile di oltre 1,6 miliardi euro, secondo un’analisi della Coldiretti Puglia. “Come ripetutamente segnaliamo e denunciamo da anni – torna a ribadire il presidente Muraglia – il monitoraggio degli ulivi non può essere esclusivamente visivo, perché la Xylella è come il Covid, la malattia è asintomatica per un lasso di tempo imprecisato, per cui le piante appaiono sane alla vista. Per accertare la presenza della malattia nell’area a forte rischio vanno effettuati campionamenti e analisi anche di ulivi apparentemente sani, senza che sia ancora ben visibile alcun segno di disseccamento”, ricordando che è andato “perso 1/3 degli ulivi di inestimabile valore preservati nel tempo, è impensabile continuare a perdere un patrimonio vitale per la Puglia sul piano agricolo, paesaggistico, culturale e turistico”, conclude il presidente Muraglia.

Monitoraggi delle piante non solo visivi e dell’insetto vettore ‘la sputacchina’, campionamenti ed espianti tempestivi in caso di ulivi infetti, considerato che non esiste ancora una cura per la batteriosi, restano – aggiunge Coldiretti Puglia – l’unica soluzione per ridurre la velocità di avanzamento della infezione. L’efficacia e sistematicità sono garanzia per le aree indenni della Puglia e delle regioni limitrofe e non vanno messe in alcun modo in discussione.

La vastità del problema, la rilevanza economica della coltura per l’intero territorio regionale e le prescrizioni della normativa fitosanitaria comunitaria e nazionale in caso di ritrovamento di patogeni da quarantena – conclude Coldiretti Puglia – impongono scelte e provvedimenti urgenti, anche in considerazione della diffusione della malattia che, dopo aver causato il disseccamento degli ulivi leccesi ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando sino alla provincia di Bari, con effetti disastrosi sull’ambiente, sull’economia e sull’occupazione.

11 luglio 2021 / Nota inviata dal dott. Giuseppe Fierro di Lecce.

 


Rapporto dell’11 luglio 2021

ALTRI ULIVI INFETTI A MONOPOLI nelle contrade Grotta dell’Acqua e Samato.

Focolai in Monopoli Contrade Chianchizza, Grotta dell’Acqua e Samato. La zona bianca è la Cava Liuzzi.

Pubblicato sul sito istituzionale emergenza #Xylella il rapporto di analisi 79P che aggiorna la campagna di monitoraggio xylella aggiungendo altri sei ulivi monumentali infetti al focolaio di Monopoli.

Con questo aggiornamento sale a 11 il numero degli olivi infetti a Monopoli, tutti in zona cuscinetto, a cui aggiungere una pianta segnalata a Polignano nell’aggiornamento precedente.

 

Rapporto del 5 luglio 2021

ULIVI INFETTI a MONOPOLI nelle contrade Chianchizza, Grotta dell’Acqua, Samato e a
POLIGNANO A MARE nella frazione di Triggianello

Focolai a Monopoli e Polignano a Mare

Sul sito istituzionale Emergenza Xylella sono state pubblicate nuove comunicazioni (Rapporti 67P, 73 e 75) con l’indicazione di 3 nuovi olivi positivi in agro di Monopoli ed 1 in agro di Polignano, tutti ricadenti in zona “cuscinetto”.
L’olivo di Polignano, non lontano dalla frazione di Triggianello, è ubicato all’interno di un focolaio individuato nella precedente campagna di monitoraggio, ovvero un’area con raggio di 50 metri nel contorno delle piante già trovate infette e, salvo deroghe, già abbattute.
Si tratta di un olivo che, sulla base del requisito di monumentalità, era stato escluso dalla Determina di abbattimento avvalendosi della possibilità di deroga prevista appunto per i Monumentali risultati negativi alle analisi.
Analoga la situazione per 2 dei 3 nuovi positivi di Monopoli, anch’essi monumentali ricadenti in due precedenti focolai.
Il terzo olivo infetto di Monopoli, essendo appena 4-5 metri fuori dei 50 m del focolaio già demarcato, genera a sua volta un nuovo focolaio.

Con questi ultimi ritrovamenti si conferma quanto già emerso da precedenti analisi statistiche, ossia che con la riduzione da 100 a 50 metri del raggio dell’area focolaio intorno alle piante trovate infette, unitamente alla possibilità di deroga per i monumentali, si ottiene solo un’azione di rallentamento della diffusione o “contenimento”, non certo l’auspicata tempestiva eradicazione dei focolai più avanzati nelle aree cuscinetto sul fronte epidemico che richiederebbe invece azioni ben più drastiche.

 

XYLELLA  Aprile 2021

Quello che si pensava e che non era auspicabile è purtroppo diventato amara realtà.

Circa un anno fa nell’Istituto Tecnico Vito Sante Longo di Monopoli si teneva un incontro in cui si negava l’esistenza della Xylella. In questo modo si è contribuito alla sua diffusione.

Il terribile batterio della Xylella, che ha distrutto in 8 anni milioni di alberi di ulivi dal Salento al Brindisino e al Tarantino, è stato ritrovato a Monopoli nel settembre 2020 in contrada Chianchizza con un focolaio di 60 ulivi infetti gravemente disseccati, nel mese di novembre in contrada Samato lungo la strada provinciale per Castellana e in contrada Carrassa.

In quello di Chianchizza si sono identificate 59 piante infette nella cosiddetta “zona cuscinetto”, una pianta invece è presente a 250 metri più a nord in zona finora classificata come “indenne”.

Alberi di ulivo eradicati in contrada Chianchizza

Il 19 ottobre la Regione Puglia, alla presenza del proprietario dei terreni e dei tecnici dell’Osservatorio Fitopatologico, provvede all’eradicazione delle piante infette, come previsto dalle norme in vigore.

I caratteri estesi del disseccamento dimostrano chiaramente che l’infezione risale a qualche anno fa, tenendo conto che la sintomatologia con fogliame secco compare dopo alcuni anni dal contagio, periodo nel quale le piante già infettate restano asintomatiche (come per il coronavirus).

L’infezione non era stata monitorata nei controlli da parte dei tecnici dell’Arif, né erano pervenute le segnalazioni alle autorità competenti.

Il proprietario dei terreni di contrada Chianchizza sig. Menga

Sono smentite palesemente le teorie secondo cui l’infezione si trasmette da pianta a pianta in modo progressivo e in continuità dei luoghi.

In questo caso siamo lontani di oltre 11 km dall’altro focolaio ritrovato tardivamente il 15 settembre scorso in terreni presso la stazione di servizio Kuwait, in contrada Fascianello, a poca distanza dalla contrada Lamalunga in Monopoli.

La verità che viene fuori, dimostrata dai focolai ritrovati lungo la superstrada, è che il batterio sia portato dalla Sputacchina, il piccolo insetto vettore, attraverso i mezzi di trasporto, in specie camion e automezzi per trasporto merci o anche sui vestiti delle persone in viaggio.

Ulivo infetto presso Stazione Kuwait in Fasano

E’ bastato che una sputacchina arrivasse in queste zone, pungesse una pianta di ulivo, perché l’infezione si propagasse su altre piante sane. E chissà quante altre potrebbero essere già infette, dal momento che molti terreni sono in stato di abbandono.

La nostra Piana degli Ulivi Secolari e Monumentali, con alcuni esemplari di oltre 2.000 anni risalenti ad epoca romana, unici e irriproducibili, è in forte pericolo di estinzione, insieme all’intero paesaggio con gravi e prevedibili riflessi negativi sulla intera economia agricola e turistica locale.

Nel passato le autorità regionali e alcune forze politiche, non volendo seguire le indicazioni del mondo della ricerca scientifica, ma assecondando le teorie fasulle dei negazionisti, di ecologisti integralisti, dei no vax e della stessa magistratura leccese, si sono resi responsabili di errori e ritardi che hanno permesso l’espansione della infezione fino alle nostre zone. Qualcuno di questi prospettava la soluzione con l’impiego di saponi e addirittura con l’abbraccio degli alberi.

Solo recentemente, con le conversioni del presidente regionale Michele Emiliano e del sottosegretario grillino all’agricoltura Giuseppe L’Abbate, si stanno mettendo in campo le misure di contenimento prescritte dall’EFSA europea e dal Ministero dell’Agricoltura e dai migliori scienziati ed esperti nazionali ed internazionali. (Il prof. Giovanni Martelli dell’Università e CNR di Bari, scopritore del batterio in Puglia, intervenuto nel 2017 alla presentazione del mio libro “Xilella in Puglia”, è morto recentemente con tanta amarezza nel cuore).

La lotta contro il batterio

Allo stato dei fatti occorre intervenire in modo risoluto e tempestivo.

La lotta non la si può fare direttamente sul batterio Xylella che vive e si riproduce nei vasi legnosi che trasportano la linfa grezza (acqua e sali minerali) dalle radici alle foglie, provocando un progressivo disseccamento e una lenta morte delle piante. Su queste non sono efficaci gli antibiotici,( come in una polmonite batterica dell’uomo) né sono impiegabili in agricoltura, perché vietati.

 Larve di Sputacchina sulle erbe

La si può fare combattendo il vettore della Sputacchina (in dialetto “sputazza”), il piccolo insetto che attraverso le punture trasferisce l’infezione da una pianta ad altra.

E poiché la Sputacchina vive sulle erbe, occorre che queste siano eliminate con il diserbo meccanico attraverso la cura dei terreni con arature, erpicature e decespugliature o con quello chimico con impiego di diserbanti biologici autorizzati.

Purtroppo molti terreni sono abbandonati e come la maggior parte delle strade comunali, provinciali e statali sono piene di erbacce e cespugli, su cui vivono uova, larve e adulti della Sputacchina.

Insetto di Sputacchina sugli alberi.

I privati dovrebbero tenere puliti i terreni, il Comune dovrebbe provvedere costantemente alla pulizia dei margini stradali, ma ciò normalmente non accade.

L’altro fronte della lotta è il controllo delle piante con il costante monitoraggio da parte dell’ARIF per l’individuazione delle infezioni.

Anche qui ci sono state carenze e insufficienze, dal momento che i controlli sono stati sospesi per lunghi periodi o eseguiti solo su piante che già presentano i sintomi, quando invece si dovrebbero eseguire a largo raggio anche sulle piante asintomatiche, che possono essere già infette.

L’eliminazione delle piante malate dovrebbe comunque essere immediata per limitare la propagazione delle infezioni. E anche questo non avviene. Per non abbatterne alcune centinaia si sono distrutti milioni di ulivi.

Gli operatori agricoli dovrebbero essere informati adeguatamente e aiutati anche economicamente, perché solo loro potrebbero tutelare meglio il nostro agro e la nostra agricoltura.

Non possiamo rimanere inermi davanti alla prospettiva di vedere scomparire la nostra olivicoltura e il nostro unico e tipico paesaggio rurale, a base della identità della nostra Monopoli.

Recentemente una speranza per il contenimento dell’infezione viene dalle ricerche eseguite dall’Università del Salento che ha individuato una molecola presente nelle piante infette, sia con sintomi, sia asintomatiche.

Il monitoraggio a tappeto delle piante della Piana degli Ulivi, eseguita con questa metodologia, permetterebbe l’adozione immediata delle misure previste per cercare di fermare l’avanzata del terribile batterio.

La Xylella dovrebbe essere considerata e combattuta alla stregua del Coronavirus.

I vettori della Xylella Fastidiosa –  Contenere l’epidemia

I vettori di Xylella fastidiosa accertati in Puglia sono: Philaenus spumarius, Philaenus italosignus e Neophilaenus campestris. Il P. spumarius noto come “sputacchina” è notoriamente il più efficiente nella acquisizione e trasmissione del batterio nonchè il più diffuso.

Ad oggi non esiste un metodo per curare le piante infette da Xylella fastidiosa, anche questo è ormai noto a tutti. Lo strumento più efficace per contrastarne la diffusione sul territorio regionale è prevenire la sua diffusione su brevi e medie distanze. Per far questo, è importantissimo eliminare i vettori, attraverso misure fitosanitarie di natura agronomica e fitoiatrica a basso impatto ambientale. Perché la lotta ai vettori sia efficace, occorre conoscere il loro ciclo:

  • da febbraio a marzo – dalle uova nascono le neanidi (stadi giovanili);
  • a marzo/aprile – le neanidi si accrescono attraverso 5 stadi: neanidi Ia – IIa – IIIa – IVa -Va età , che vivono sulle erbe spontanee e non hanno ali;
  • da fine aprile a maggio – compaiono gli adulti, che sono alati, dalle erbe spontanee si spostano sugli alberi e sugli arbusti;
  • da settembre a novembre – gli adulti si accoppiano e depongono le uova.

La Xylella f. è diffusa dall’adulto dell’insetto che, spostandosi da pianta a pianta per nutrirsi, acquisisce il batterio dalle piante infette e lo trasmette alle piante sane, diffondendo così, ‘a macchia d’olio’ l’epidemia. Il ciclo dei vettori è molto influenzato dall’andamento climatico: nelle zone costiere può anticipare anche di 20 giorni rispetto alle zone interne o a quelle con altitudine maggiore di 350 m. s.l.m.

Ridurre la popolazione degli stadi giovanili significa ridurre la popolazione degli adulti potenziali vettori.

Il mese di aprile è quello più strategico per la lotta ai vettori, poiché l’insetto è ancora allo stadio giovanile, è statico e vulnerabile, e facilmente localizzato sulle piante spontanee. In questo mese è fondamentale eliminare la flora spontanea su cui vivono le neanidi, con arature o trinciature per abbattere in maniera sensibile la popolazione giovanile dei vettori presente nei campi e in particolare negli oliveti.

Dove non è possibile intervenire con mezzi meccanici si può intervenire con altri mezzi di lotta all’insetto: pirodiserbo, vapore o diserbo chimico.

Le popolazioni più elevate di vettori, sia giovani che adulti, sono sempre state riscontrate nei campi incolti e/o con ampia diversità della flora naturale. Laddove si effettuano le operazioni colturali le popolazioni sia di P. spumarius che N. campestris sono sempre minori, a dimostrazione che l’esecuzione delle operazioni colturali ha un impatto positivo nella riduzione della vitalità delle uova e dei primi stadi delle forme giovanili.

È importante tener presente che gli interventi meccanici di aratura o trinciatura sono obbligatori nella zona cuscinetto e in quella contenimento, e tali interventi devono essere eseguiti anche nelle aree a verde pubblico, lungo i bordi delle strade e lungo i canali. Questi interventi sono fortemente raccomandati anche nella zona indenne e nella rimanente zona infetta.

 

IMPORTANTE CHE AGRICOLTORI, COMUNE E ALTRI ENTI FACCIANO GLI INTERVENTI ADESSO PERCHE’ LA SPUTACCHINA E’GIA’ PRESENTE.

La lotta alla diffusione della xylella deve essere effettuata, oltre che contro il vettore prevenendo la sua diffusione, anche eliminando le fonti di inoculo, cioè le piante infette che vengono individuate a seguito del monitoraggio. La mancata attuazione delle azioni di lotta al vettore e di eliminazione tempestiva degli olivi colpiti da Xylella f. comporta la diffusione della batteriosi, e per questo comporta l’applicazione delle sanzioni previste dalla normativa vigente. I Carabinieri forestali effettuano normalmente controlli per verificare il rispetto delle prescrizioni obbligatorie.

Ai sensi della Decisione UE 789/2015 e smi e del DM 5/10/2018, la lotta alla Xylella f., patogeno da quarantena, rientra tra le attività indifferibili e di pubblica utilità.

Per combattere la xylella servono azioni individuali degli agricoltori, ma anche delle Amministrazioni pubbliche, dei Comuni, delle organizzazioni e associazioni e dei cittadini. Le azioni devono essere collettive e coordinate. È necessaria una grande determinazione nell’applicazione delle misure di contrasto al batterio, e una nuova e più forte consapevolezza.

 

 



   Galleria Immagini

   Il batterio della Xylella e la diffusione in Puglia

 

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1. Il batterio Xylella nei vasi legnosi

2. Ciclo dell'infezione

3. Ciclo della Sputacchina

4. Piante ospiti oltre ulivo

5. Calendario dei trattamenti

6. Progressione infezione

7. Numero di ulivi distrutti

8. Terreni del Salento distrutti

9. Xylella in Puglia

Eradicamento ulivi infetti in Chianchizza

 

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