TURISMO IN PUGLIA E NEL SUD-EST BARESE.
NASCITA E SVILUPPO DEL MOVIMENTO TURISTICO IN PUGLIA E STRATEGIE PER IL FUTURO

Nascita e sviluppo del turismo.
Come molte iniziative di successo, anche il turismo in Puglia è esploso quasi per caso.
Agli inizi degli anni ’90, con la deregulation del settore dei vettori aerei, viaggiare all’estero divenne appannaggio dei più.
Sino ad allora il volo in aereo, per il comune cittadino, era un evento raro, forse circoscritto ad una vacanza all’anno per i più fortunati.
Con l’apertura delle rotte low cost dal Regno Unito verso la Puglia si è avuto il primo vero collegamento fruibile da chiunque verso e dalla nostra Regione.
Di fatto dunque fu questa decisione “politica” del Governo regionale ad attivare i flussi turistici verso la Puglia e come sempre gli Inglesi l’hanno fatta da padroni in questo senso: sono stati i primi ad arrivare, i primi ad acquistare immobili, i primi a ristrutturare le nostre masserie o i nostri trulli, i primi a richiedere il servizio di affitto turistico sui mercati internazionali.
Questa decisione non è a costo zero visto che le compagnie aeree low cost beneficiano di considerevoli contributi pubblici.
Ma la decisione era giusta.
Ho sempre pensato che gli Inglesi abbiano questa capacità di esplorare per primi le nuove rotte che deve essere contenuta in qualche modo nel loro DNA visto che quello che hanno fatto in Puglia agli inizi degli anni 2000, lo avevano già fatto in Toscana e Sardegna negli anni precedenti quand’anche in Spagna e poi in Portogallo. Va da sé che il generarsi di questa nuova domanda sia immobiliare turistica che turistica in senso stretto ha attivato nuove linee di business che vanno dalla vendita pura al restauro conservativo, favorendo quindi la nascita ed il consolidamento di nuove imprese il cui tasso di sopravvivenza, strettamente legato all’andamento del mercato turistico generale, è tutt’oggi molto alto.
I fattori favorenti il turismo.
Ma attenzione però: per il turista (ed il proprietario immobiliare) l’esplorazione non comporta necessariamente l’apertura di rotte turistiche nuove se non vengono rispettati alcuni parametri basilari: assenza o quasi di inquinamento da industrie pesanti, capacità di connessione web anche nelle zone più remote (senza Internet non si può più lavorare ormai), ottima cucina e prezzi ragionevoli.
Ho sempre affermato con i miei interlocutori che, per la Puglia, quello che era stato il nostro più grande svantaggio economico, ossia la mancata industrializzazione della Regione, si è magicamente trasformato nel nostro miglior vantaggio competitivo: grandi spazi, molto verde, cucina genuina, semplice ed economica, mancanza di grandi fonti di inquinamento da insediamenti industriali (escluse poche aree come quella di Taranto ad esempio).
Location, location, location.
Queste erano e sono le parole d’ordine per qualunque cittadino europeo interessato ad acquisire un immobile in Puglia o a trascorrervi una vacanza.
Ora, se da un lato l’incoming generato dalle nuove rotte low cost si è da subito presentato con prospettive allettanti, dall’altro esso ha determinato la necessità di presidiare quei fattori tecnico-economici che sono fondamentali nel settore.
Infatti, sebbene il processo di messa a disposizione ed organizzazione di una struttura ricettiva sembri a prima vista piuttosto semplice e caratterizzato da un alto grado di ripetitività delle mansioni rispetto ad attività di produzione industriale pura, la qualità del prodotto finale, soprattutto per gli aspetti legati alla fidelizzazione della clientela, richiedono, oltre alla disponibilità di attrezzature e di risorse produttive, opportune conoscenze di tecniche di organizzazione e gestione che non solo sono specialistiche, ma che rappresentano una barriera nei confronti della concorrenza meno qualificata.
Ciò soprattutto in relazione alla organizzazione e gestione delle prenotazioni, dell’accoglienza, delle attività di check-in e checkout, alla gestione del complain e delle revenue (recensioni), anche se quest’ultimo aspetto ha assunto ultimamente aspetti quasi grotteschi a causa del ribaltamento sull’host della eventuale recensione negativa, invece che sulla singola struttura.
Ma questo è un capitolo a parte che merita ulteriore approfondimento.
Mi voglio invece concentrare sulla evoluzione stessa del mercato turistico negli anni che vanno dal 2000 al 2022, ed in particolare nell’area del Sud-Est barese.
Come anticipato il primo fattore, quello scatenante, è stato rappresentato dall’apertura delle rotte aeree low cost, dapprima dal Regno Unito e poi via via dalle altre nazioni europee.
I flussi turistici
Ma non sarebbe stato sicuramente sufficiente. Infatti, nei primi anni 2000, se ci riferiamo ai flussi diretti verso Monopoli, leggiamo, dalle serie storiche come gli stranieri fossero ancora molto pochi rispetto agli italiani, ma pochi in generale (dati Regione Puglia, “Serie storiche incoming”:
– Anno 2005: 54.972 arrivi totali dei quali solo il 10,4% stranieri
– Anno 2006: 53.810 arrivi totali dei quali solo il 11,65% stranieri
– Anno 2007: 52.068 arrivi totali dei quali solo il 11,61% stranieri
– Anno 2008: 53.299 arrivi totali dei quali solo il 12,1% stranieri
– Anno 2009: 60.479 arrivi totali dei quali solo il 11,1% stranieri
In tale quinquennio quindi la strada era aperta ma era necessaria accompagnare la nuova fruibilità logistica low cost con una massiccia campagna di marketing attivo.
Fummo tra i primissimi a richiedere alla Regione questo tipo di attività di marketing anche perché avevamo direttamente verificato mediante la partecipazione diretta a fiere specialistiche del settore come, all’estero, la Puglia fosse una regione semisconosciuta sia come ubicazione che come fruibilità turistica.
L’attivazione di Enti regionali specifici di promozione turistico-territoriale e le sinergie createsi con il mondo delle produzioni del cinema e della TV hanno di fatto reso riconoscibile la Puglia in Italia ma soprattutto all’estero.
E’ appena il caso di sottolineare come l’incidenza nelle singole regioni italiane della spesa pubblica primaria nel settore turismo è agli ultimi posti con un misero 0,3%, penultimo valore in assoluto.
Le amministrazioni centrali e periferiche possono (e devono) fare molto di più se vogliamo consolidare le posizioni acquisite ed in parte ciò è avvenuto a partire dal 2020 con circa 3 Miliardi di € messi a disposizione dal Governo centrale per il rilancio del settore.
Ma la media della spesa, nel caso pugliese, resta molto bassa, inferiore anche a Calabria e Sicilia.
Nel Regno Unito esistono dozzine di seguitissimi programmi TV che si occupano di esplorare e far conoscere luoghi di vacanza che siano anche appetibili dal punto di vista turistico: A Place in Sun è una di queste trasmissioni, in onda ancora oggi, che ci ha ospitato negli anni diverse volte ed è esemplificativa del format.
Se in una di queste trasmissioni TV viene affermato che la Puglia è il nuovo Eden turistico, ecco che il fenomeno esplode.
Perché proprio la Puglia come meta turistica.
E così è stato anche per la Puglia.
Ma perché proprio la Puglia?
La Puglia veniva inizialmente descritta nelle TV inglesi come una Regione accogliente, con 300 giorni di sole all’anno, dove si mangiava divinamente e dove l’inquinamento era praticamente assente, entrando quindi nell’immaginario collettivo nazionale ed estero come una regione molto frizzante dal punto di vista commerciale, naturalisticamente ancora ben preservata, con ampi spazi a disposizione e con prezzi molto contenuti rispetto anche alla Toscana o alla Sardegna.
Da quel momento in poi, dal Regno Unito principalmente, è partita la corsa ad accaparrarsi un immobile nelle campagne di Puglia, anche spendendo poche decine di migliaia di Euro, da restaurare e ricollocare sul mercato turistico degli affitti brevi. In anni più recenti lo stesso fenomeno si è osservato nei centri urbani, dove, anche se con un ritardo di circa 10 anni rispetto alla nascita dei nuovi flussi turistici, i privati cittadini hanno deciso di investire nel restauro degli immobili nei centri storici dove sono nati dozzine di B&B ed attività commerciali.
Rapporto sulla spesa turistica.
Una ricerca su serie storiche di dati statistici della Banca d’Italia ha analizzato la spesa turistica per Regione dal 1997 al 2022: la Puglia passa dai 413 Mln di € del 2000 ai 1.347 Mln di € del 2022 con una spesa più che triplicata del corso di 22 anni. La crescita è stata lenta ma costante, con alcune zone di decremento negli anni della crisi mondiale immobiliare generata dalla crisi americana dei mutui sub-prime.
Ma, in relazione alla tumultuosa crescita registrata negli anni post-pandemici, i dati più interessanti si trovano a cavallo degli anni dal 2016 in poi.
Nel 2017 c’è infatti un primo salto di qualità economico in relazione alla spesa turistica complessiva nell’intero territorio regionale rispetto agli incrementi registrati nel decennio precedente con 615 Mln di € (+48,9%), che diventano 625 Mln nel 2018 e 635 mln nel 2019. Il 2020 è l’annus horribilis che introduce però agli 859 Mln di Euro del 2021 ed i 1.347 del 2022.
Il trend del turismo in Puglia dunque, negli anni di crisi nazionale del settore stesso che vanno dal 2010 al 2019, è in controtendenza rispetto al mercato nazionale, al quale si allinea nel 2019 ed alla relativa, imponente impennata che dura ancora oggi. Ma di sicuro partivamo da posizioni turistico-economiche praticamente inesistenti. Successo dunque.
Si, ma, a parere di chi scrive, come in ogni ciclo economico, il mantenimento di questi standard potrà ritenersi consolidato solo a condizione che si preservino le condizioni iniziali che hanno decretato il successo della Regione, continuando ad innalzare il livello infrastrutturale e dei servizi ma mantenendo costi e prezzi di fruizione appetibili.
Le attuali criticità.
Ma quali sono queste criticità?
La continua cementificazione del territorio (la Puglia è una delle regioni più consumatrici di suolo), l’inquinamento (aereo, marino, sonoro e visivo), l’ascesa incontrollata dei prezzi al dettaglio sia nell’ hosting che nella ristorazione, il traffico, il fenomeno dell’abbandono incontrollato dei rifiuti, il controllo della micro e macro criminalità, la perdita della tipicità dei nostri centri storici, ormai trasformati in luna park per turisti, il progressivo abbandono di settori economici tipici come l’agricoltura locale, la pesca e l’artigianato verso settori prettamente commerciali, il fenomeno delle case vacanza nei condomini, la spesa pubblica di settore sottodimensionata rispetto alle altre Regioni italiane ed il sottodimensionamento strutturale dei servizi pubblici come fogna, acqua ed energia elettrica rischiano, nel tempo, di far individuare la Regione stessa come non più portatrice di quella filosofia slow che invece tanto piace ai visitatori e che rappresenta un unicum nel panorama turistico nazionale.
Queste stesse criticità, se non bastasse, incarnano anche, d’altro canto, un peggioramento delle condizioni di vita dei residenti che se da un lato possono godere di nuovi introiti economici, dall’altro ne minano le condizioni di vita. Non siamo Las Vegas o Montecarlo.
Così continuando I turisti non resteranno a guardare e si muoveranno presto verso nuove mete slow, incontaminate e con prezzi accessibili.
Ho idea che si stia perdendo quell’equilibrio che ha determinato la fortuna delle cittadine pugliesi per cui saranno necessarie decisioni politiche, per certi versi drastiche, che contengano questa deriva.
Altrimenti, sarà stato bello finché è durato.
GRAFICI E SERIE STORICHE
Fonti:
Banca d’Italia, serie storiche Turismo 2000-2020;
Regione Puglia: serie storiche per comune pugliese anni 2005-2009;
Sistema CPT, Conti Pubblici Territoriali










Il sottodimensionamento riguarda anche le strutture sanitarie, già in affanno per l’ordinario. Il primo caso di reale malasanità verso un turista sarà certamente strumentalizzato dai competitors, con immaginabili conseguenze. Chi è in cabina di regia ( ma c’è?) dovrebbe pensarci …
Quindi dovremmo potenziare la sanità per tutelare i turisti e indirettamente chi di turismo vive? Ossia l’investimento in sanità diventa investimento in servizi turistici? Di conseguenza, i luoghi non turistici avranno meno investimenti sanitari? Lo so che sto distorcendo il suo pensiero e che la sua è un’ipotesi non così astrusa, ma le postille potrebbero essere queste: tutto per il turista e per il settore turistico, come in parte già avviene.
Complimenti al dott. Maurizio Carolillo per la precisa e documentata esposizione della situazione turistica in Puglia e a Monopoli.
Mi permetto di lasciare un ricordo ed un monito;
Correvano i primi anni ’60 quando a Monopoli si vide un consistente flusso turistico, certo non ai livelli attuali, spontaneo e senza iniziative di alcun genere.
Molti gli stranieri perfino americani .
Si interruppe bruscamente a causa dei prezzi al limite del latrocinio.
A buon intenditor…
Giovanni