Berdjansk (in ucraino: Бердянськ?) è una città portuale dell’Ucraina sud-orientale, nell’oblast’ di Zaporižžja. Sorge sulla costa settentrionale del Mar d’Azov ed è anche una località famosa per i centri di benessere con i bagni di fango e trattamenti climatici.
Nel 2020 contava 115.000 abitanti. Oggi ne conta 35.000, 80.000 abitanti sono fuggiti in seguito all’aggressione e l’occupazione da parte delle forze armate russe.

Il racconto attraverso la testimonianza diretta.
La guerra nella mia città è iniziata il 24 febbraio 2022; quel giorno noi ci siamo svegliati con il rumore dei bombardamenti sull’aeroporto (chiuso da molti anni) da parte dell’esercito Russo.
Quel giorno è cambiata la vita di tutti noi: siamo passati da una vita tranquilla con i nostri progetti e i nostri piani per il futuro a vivere alla giornata.
La mia città si chiama Berdyansk ed è una città turistica estiva simile a Monopoli, dove la vita in inverno è tranquilla, ma d’estate diventa un epicentro del turismo per via della vicinanza al mare e delle infrastrutture balneari; viene chiamata infatti la perla del Mar d’Azov. Quindi, come avviene anche a Monopoli, gli abitanti raddoppiano in estate.
Berdyansk è una città nel sud della regione di Zaporizhzhia, situata sulla costa del Mar d’Azov. Conosciuta come porto industriale, ha lo status di località di importanza statale, con un tratto costiero lungo 20 km, bagnata dal mare su entrambi i lati. I turisti erano attratti da spiagge ben tenute e infrastrutture sviluppate.
Ora la mia città è sotto occupazione dalle truppe russe da 11 mesi. Le persone sono costrette a vivere in una nuova realtà in cui “il nero si chiama bianco e viceversa”.

I russi si definiscono “liberatori”, infatti hanno portato la “liberazione” da una vita tranquilla e hanno inflitto la tortura dei patrioti, la disoccupazione, i prezzi esorbitanti, il blocco dei social network per evitare che i cittadini possano leggere notizie non censurate da parte del governo russo.
Per come appare oggi la città, le persone sono sotto shock. La città è abbandonata, i veicoli russi contrassegnati con la “Z”, percorrono le strade. I documenti delle persone vengono controllati e le case vengono costantemente perquisite.
Le truppe russe, dopo essere entrate in città il 27 febbraio, hanno sequestrato tutti gli edifici amministrativi. All’inizio dell’invasione, su vasta scala, nelle città dell’Ucraina che erano già occupate dai russi, si sono svolte numerose manifestazioni e proteste. La gente credeva nel potere della democrazia e delle manifestazioni pacifiche, tutti credevano che gli occupanti se ne sarebbero andati.


Berdyansk non ha fatto eccezione, le prime manifestazioni sono iniziate il 29 febbraio.
La gente gridava: “vai a casa“, cantava l’inno nazionale dell’Ucraina ogni giorno per far capire che non erano i benvenuti. Tutti credevano che gli occupanti se ne sarebbero andati, invece dopo qualche giorno, hanno cominciato a rapire attivisti e civili, spararli e intimidirli, rompere le mani, bendarli e portarli via.
Se qualcuno è stato rilasciato in seguito, ha dovuto lasciare la città, poiché hanno minacciato di uccidere tutti i membri della loro famiglia. Molti di loro risultano ancora dispersi, però c’è chi è riuscito a partire e sta lavorando come volontario nel territorio sotto il controllo dell’Ucraina.
La vita dei residenti era divisa in “prima” e “dopo”.
Dall’inizio della guerra su vasta scala, quasi il 70 per cento dei cittadini di Berdyansk è partito verso il territorio non occupato, pertanto la città si è gradualmente trasformata in una città fantasma; chi è rimasto in città non vive, ma sopravvive, diventando ostaggio degli occupanti o come loro stessi dicono, come una grande prigione.
In primo luogo, lasciare la città, lasciare tutto, la tua casa, la tua città natale è moralmente molto difficile e non tutti sono pronti per questo, inoltre, è molto probabile che per chi va via, avrà la propria casa requisita dagli occupanti.


Allo stesso momento, fisicamente è molto difficile raggiungere la città più vicina sotto il controllo dell’Ucraina – Zaporizhzhia (200 km da Berdyansk), prima ci si arrivava in tre ore con una spesa di 10 euro, mentre dall’inizio della guerra sono necessari quasi 5 giorni e l’attraversamento di 20 posti di blocco dell’esercito russo occupante, dove ogni auto viene controllata attentamente; inoltre, bisogna pagare quasi 350 euro per l’uscita.
La maggior parte delle persone che restano e non possono partire sono disabili, anziani, donne incinte o con figli molto piccoli che hanno scelto di restare in città e attendere la liberazione.
Fin dall’inizio, gli occupanti hanno cercato di convincere le imprese locali ed istituzioni a cooperare. Le persone che si son rifiutate di farlo, sono state licenziate.
Gli incarichi politici / amministrativi, invece, sono stati affidati a collaboratori russi; per farvi capire tutta la drammaticità della situazione – il “sindaco” della città nominato dai russi è un pregiudicato, mentre l’incarico di vicesindaco per le questioni architettoniche è stato affidato a un uomo che prima della guerra lavorava come custode.
Dall’inizio della guerra a Berdyansk, nelle scuole non c’è stato alcun processo educativo a tempo pieno secondo il programma ucraino della città e anche gli asili sono chiusi. Il 90 per cento degli insegnanti non ha collaborato con gli occupanti e ha cercato di condurre lezioni tramite Skype.
Chi invece ha accettato di collaborare ed insegnare secondo il programma russo, effettua lezioni simili ad un lavaggio del cervello propagandistico, a partire dal canto dell’inno nazionale russo effettuato ogni mattina. Ai bambini viene spiegato che la lingua ucraina e gli abiti nazionali sono una “manifestazione del nazismo”.
A giugno i russi hanno bruciato pubblicamente tutti i libri scolastici ucraini; inoltre, sono stati portati insegnanti dalla Russia, promettendo alti stipendi e “alloggi comodi e gratuiti” (in realtà, dando case e appartamenti appartenuti a chi ha lasciato la città).
Per quanto riguarda i pensionati, ricevono le pensioni sul conto, ma non possono prelevare contanti, perché le banche ucraine sono state bloccate dai russi, quindi le persone con una pensione sul conto non possono avere nemmeno un centesimo per il pane.
Due settimane dopo l’occupazione della città, il “nuovo governo cittadino imposto dai russi” ha vietato la consegna di ogni tipo di aiuto proveniente dall’Ucraina per scoraggiare le persone e diffondere così la propaganda secondo cui “l’Ucraina non vuole prendersi cura dei suoi cittadini e li ha abbandonati”.
Ecco perché ci sono lunghe code per gli aiuti umanitari russi. Per ottenerlo bisogna prima iscriversi alle liste in consiglio comunale. Con un coupon puoi già fare la fila per chiedere aiuto, ma per ottenerlo hai bisogno di molto tempo.
Ammalarsi a Berdyansk ora è molto problematico. In città mancano medicinali, reagenti e medici, molti operatori sanitari hanno lasciato la città, ci sono anche pochi medici di famiglia, ma quelli che sono rimasti hanno preso in carico i pazienti dei loro colleghi e stanno cercando di fare il loro lavoro al meglio. I problemi di solito iniziano quando si tratta di effettuare delle analisi per motivi di salute.
C’è un laboratorio a pagamento in città, ma questa non è una garanzia che lì verranno svolte le ricerche necessarie, poiché il problema principale è la carenza di reagenti. Le difficoltà sorgono anche con la ricerca dei medicinali, le farmacie sono semivuote.
Faccio un esempio concreto: per spedire alcuni farmaci per una donna affetta dal morbo di Parkinson, bisogna trovare persone che dal territorio ucraino, vadano verso le città sotto occupazione e che a loro rischio e pericolo nascondano i farmaci nei loro bagagli personali, ad esempio nel latte in polvere.
Ma la popolazione rimasta cerca di aiutarsi a vicenda. Ad esempio hanno creato dei gruppi dove condividono informazioni, contatti e si scambiano medicine. In una parola, cercano di sopravvivere.
Il referendum farsa.
A settembre si è tenuto un cosiddetto referendum a Berdyansk, così come in altri territori temporaneamente occupati dell’Ucraina.
A Berdyansk, la gente del posto ha ignorato in maniera massiccia lo pseudo-referendum. Non ha voluto prendervi parte ed ancora una volta ha cercato di non presentarsi per strada per non essere costretta a votare.
Gli occupanti hanno cercato di raccogliere i voti necessari in modo diverso: i cosiddetti membri dei seggi elettorali con le urne e accompagnati da soldati armati hanno girato per le case e gli appartamenti. Le persone non aprivano la porta per evitare di partecipare alla farsa.
Nel frattempo, ogni giorno gli occupanti intensificano il loro terrore e danno la caccia ai patrioti. Puoi finire dietro le sbarre, ad esempio, a causa di una foto sul telefono o di un gruppo sulle app. di messaggistica, che non piacerà agli occupanti; le confessioni vengono estorte dalle persone con crudeli torture.
Ci sono state molte testimonianze di persone torturate con la corrente elettrica, picchiate sui reni ed arti con manganelli di gomma, con la minaccia di rapire i loro bambini. Gli invasori e il loro gruppo di supporto continuano a rafforzare il blocco delle informazioni.
Le piccole e medie imprese non esistono quasi più in città: se un imprenditore è disposto a collaborare, è obbligato a pagare un tributo mensile. L’esercito occupante gira armato per il mercato richiedendo la cosiddetta “licenza”. I soldi si prendono solo in contanti, così gli stessi occupanti si arricchiscono approfittando della situazione.
Ci sono anche problemi con l’acqua del rubinetto. È un problema puramente tecnico, in quanto gli occupanti non consentono la consegna di reagenti chimici alla stazione di depurazione dell’acqua.
Grazie alle persone che sono rimaste in città sono aiutate le persone più fragili con le poche risorse che hanno a disposizione. Ad esempio di nascosto riescono ad aiutarsi a vicenda, con il cibo, farmaci avanzati, vestiti e prodotto igienici.
Per questo sono molto importanti anche i piccoli aiuti da donazioni esterne che permettono di comprare lo stretto indispensabile.
Nonostante tutte le difficoltà che subisce ogni cittadino sotto occupazione c’è tanta fiducia nelle forze armate ucraine, che torneranno a liberare la città.
Questa fiducia, questa fede silenziosa, ci dà la forza di andare avanti.

Volontaria nativa di Berdyansk
NOTA:
Chi vuole aiutare, con un piccolo gesto, questa gente che vive questo gravissimo dramma può farlo inviando anche piccole somme ( per loro essenziali per sopravvivere) ad una volontaria che si adopera nella organizzazione degli aiuti con carta di credito:
Nome: Volontaria
Numero di Carta di credito:5375 4141 0532 8537
Causale: Aiuti alla popolazione ucraina.
Mezzo di pagamento: Carta Visa Mastercard con App Paysend da scaricare.









